Il collasso della Grecia mette in discussione l'Unione Europea

Mentre la Grecia affonda, resistono i privilegi per le zitelle d’oro, dimostrando come il Paese sia ancora molto arretrato socialmente e lontano dal resto d’Europa

di Silvia Menini

Pubblicato lunedi, 31 maggio 2010

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La Grecia è affondata e noi siamo stati attoniti spettatori, incapaci di reagire di fronte alla sua disfatta, mentre il nostro destino era affidato a complicate trattative tra Eurogruppo, Bce, Fmi, adite a decidere se attivare il piano congiunto di salvataggio. L’ok agli aiuti è infine arrivato, la speranza è tornata, il morale è stato risollevato, ma tutta la situazione resta comunque drammatica ed allarmante.
Il paese ellenico è culla della cultura europea, capostipite della filosofia, iniziatrice del teatro e delle Olimpiadi. Oggi vive un contrasto forte tra un’Acropoli ricca di storia, ammirata da milioni di turisti, ansiosi di respirare la civiltà antica e una città fatiscente, sporca, con mezzi pubblici che cadono a pezzi e macchine obsolete. E' un Paese ancora arretrato, che non regge il confronto con un’Europa ormai super moderna che viaggia ad altra velocità.

Siamo rimasti sbigottiti nell’apprendere l’esplosione della crisi, ma ve n’erano tutti i presupposti, a partire dal malgoverno fondato su sprechi eccessivi. In Grecia vengono premiati i dipendenti statali che arrivano in orario al lavoro, vi sono 60 mila morti che prendono ancora la pensione, sono normali i pensionamenti a 50 anni e vengono considerate usuranti 600 professioni tra cui il parrucchiere (per le sostanze chimiche delle tinture), i suonatori di strumenti a fiato (per il rischio di reflusso gastrico) e gli anchorman tv (per i batteri sui microfoni). Inoltre, essere una delle cosiddette zitelle d’oro, è un vero privilegio: le 40 mila figlie non sposate di impiegati pubblici sono infatti legittimate a percepire una rendita vitalizia di 1000 euro al mese. Tale beneficio viene elargito indipendentemente dall’età o dal fatto che abbiano un lavoro ed è, quindi, uno stipendio. E' chiaro come, in questo caso, il ruolo della donna venga totalmente stravolto, secondo un ragionamento contorto e profondamente maschilista: una donna viene concepita prima a carico del padre (statale in questo caso), al quale si toglie il peso economico, sospendendo però tale aiuto qualora la ragazza decida di sposarsi, con il presupposto che venga poi mantenuta dal marito. Le implicazioni sociali sono elevate se si considera che, dati i benefici economici che ricevono, non sono per nulla spronate ad essere economicamente e attivamente indipendenti e, tanto meno, a formare un proprio nucleo familiare. Un altro caso in cui gli interessi politici la fanno da padrona, a scapito delle donne.

Tutto ciò ha portato la Grecia ad avere il debito pubblico al 120% del Pil e una disastrosa bilancia commerciale, dimostrando che si è rinchiusa in un guscio prendendo le distanze dalla globalizzazione.
Il colpo di grazia lo ha però ricevuto con la crisi internazionale e, in specifico, con la chiusura del flusso creditizio delle banche. La situazione è stata poi gestita in malomodo, dimostrando forte incapacità politica e di controllo da parte della UE, che ha avuto un ruolo determinante nel farla colare a picco. Fondamentale ora sarà il coordinamento dei paesi europei, sperando che l’esborso economico avvenuto sia sufficiente a risollevarla dal tragico scivolone. Il crollo dei mercati dei giorni passati, dimostra che tutti questi sforzi potrebbero essere vani.


Tag:  Grecia, crisi, debito pubblico, zitelle d'oro, Pil

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