Quando parlano i numeri

Là dove la finanza è donna (finalmente)

di Valentina Paternoster

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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In India i numeri sono meritocratici. Lo dimostrano le tante donne banchiere che tessono le fila della finanza del paese. Donne di spessore: studi eccellenti, carriere nelle aziende di famiglia, mariti e figli. E nessuna mascolinizzazione del ruolo: indossano i propri abiti tradizionali, parlano apertamente delle proprie famiglie e dei propri interessi.
Sì, perché queste wonderwomen in sari si sposano e fanno figli: i congedi di maternità differiscono a seconda dell’ente per il quale si lavora e sono flessibili nel tempo. Le donne infatti lavorano anche fino al giorno prima del parto e possono riprendere subito dopo, così come possono decidere di lavorare tanto quando lavorano in ufficio, ma da casa.
Si sono guadagnate fiducia, rispetto, posizione sociale ed economica con il loro lavoro e hanno vinto: ad oggi circa un quinto delle banche indiane e delle sedi indiane di banche internazionali, come JP Morgan e Royal Bank of Scotland, sono amministrate da donne. Un esempio importante per la moderna finanza creativa, voluta fortemente da uomini spregiudicati in grado solamente di creare bolle e portare sul lastrico decine di migliaia di lavoratori. Un esempio anche però per le sedi del Nuovo e del Vecchio Continente, che privilegiano il colore di genere piuttosto che la neutralità e si affidano alla tradizione (maschile) piuttosto che alla freschezza dei talenti femminili.
L’India sta dunque offrendo un’immagine alternativa del top management: privilegiando la flessibilità di orario, nuove forme di comunicazione lavorativa e nuove metodologie di lavoro si ottengono risultati stupefacenti, oltre che un rinnovamento e ringiovanimento della classe dirigente. E i conti delle banche amministrate da donne in progressivo aumento lo dimostrano.


Tag:  India, donne, finanza, JP Morgan, Royal Bank of Scotland

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