Reportage 6 aprile 2009: Le case (Parte II°)

Dal 6-4-2009 gli Aquilani rivogliono la loro città. Non è difficile da capire

di Eleonora Panella

Pubblicato giovedì, 5 agosto 2010

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Continuando ad ascoltare Lilli, l’inevitabile questione si rivolge alle cosidette “C.A.S.E.”. Mi documento anche dal sito della Protezione Civile per capire se il “come è” ed il “ come dovrebbe essere” combacino.
Con il Progetto C.A.S.E. s’intende la costruzione di “Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili” nel comune di L'Aquila. A poterne usufruire sono tutti i cittadini che hanno la casa distrutta dal terremoto o dichiarata inagibile dopo le verifiche. Scopro che lo scorso ottobre, i vertici della Protezione Civile, resisi conto dell’insufficienza di queste nuove C.A.S.E., hanno avviato alla costruzione, nei paesi limitrofi, delle abitazioni provvisorie prefabbricate, i cosiddetti MAP (moduli abitativi provvisori), abitazioni completamente arredate, esattamente come le C.A.S.E. Chi risiede nei nuovi appartamenti, grato in un primo tempo di avere ricevuto un posto dove stare, ora già si lamenta della mancanza di spazi, negozi, campi sportivi e di qualsiasi organizzazione sociale.

Al 6 luglio 2010, secondo i dati ufficiali forniti dal Commissario delegato per la Ricostruzione Presidente della Regione Abruzzo, si trovano 14.465 persone alloggiate tra Progetto C.A.S.E.; 2.299 nei MAP; 3.305 persone in strutture ricettive e 595 nelle caserme dell’Aquila. Sono state inoltre rilevate 25.479 che percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. Si tratta di persone che non potendo ancora rientrare a casa, hanno trovato una sistemazione in maniera autonoma, dove non si sa, e sono in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni. Per questo percepiscono un contributo che ammonta a circa 200 Euro a persona al mese (più o meno) interrotto ormai da almeno 4 mesi.

Dove si trovano queste persone?
Lilli, che è un architetto, mi spiega che vanno differenziate due fasi di ricostruzione, quella leggera (per le abitazioni meno colpite classificate come A e B) e quella pesante (classificata E): “All'esterno dei centri storici la ricostruzione leggera dopo aver tentennato all'inizio, ora è a buon punto... ma quello che preoccupa è la ricostruzione pesante, visto che per le case 'E', da demolire e ricostruire, non ci sono dei chiari riferimenti legislativi, e di conseguenza non si procede nella maniera più assoluta”.

Lo Stato fornisce un contributo che comunque per essere elargito necessita di una serie di lungaggini burocratiche interminabili che alla fine aggiungono oltre al danno e al dolore della perdita fisica e morale, l’amara beffa.
Le case nuove che stanno costruendo in periferia sono molto costose e non hanno senso dal punto di vista urbanistico. Sono come i terminal di un aeroporto. Non hanno anima. Il rischio è che il centro diventi un non-luogo”.

Il conservatorio è costato quasi tre volte quello proposto - 3 milioni di dollari - realizzato da Shigeru Ban, noto architetto giapponese, con annessa sala da concerti. Riferendosi ai nuovi condomini costruiti dal Governo, Aldo Benedetti, professore di architettura all’Aquila, ha spiegato: “Non si inseriscono in nessun contesto, non portano nessuna idea di architettura, ma solo l’aspetto di caserme dell’esercito buttate giù da qualche parte.” Gli Aquilani, così come il professor Benedetti, da tempo si chiedono perché.
Pier Luigi Cervellati, professore di urbanistica a Venezia, va oltre. Ha detto che la ricostruzione dovrebbe preoccuparsi in primo luogo di far rientrare più rapidamente i residenti nel centro storico, non di dargli abitazioni alternative, chiese, monumenti, grandi magazzini e attività commerciali. “Un centro, lasciato vuoto per anni, muore,” ha detto.
Infatti Lilli mi spiega che le C.A.S.E. esistono, ci sono, sono dei moduli dignitosi e belli, ma anche lei mi conferma che non fanno altro che ghettizzare. “E' un cancro dal quale la città non si riprenderà più. Una volta che tutti rientreranno nelle loro case, che ne sarà di quei palazzi? La valle dell’abbandono”.

In pratica, se durante l’emergenza le cose sono state fatte, ora si tentenna nelle ricostruzioni più impegnative e ci si contentra in quelle ex novo e super costose piuttosto che in opere concrete ed utili.
Chi vive nelle "piastre" non è padrone di nulla. I mobili sono dello Stato, devi firmare e controfirmare numerose carte e documenti perché quando, e se, i lavori nel centro storico termineranno, dovrai restituire il tutto. Mi racconta che la sorella di una sua amica in procinto di sposarsi verrà trasferita in un altro appartamento (“campo di concetramento”, lo chiamano), “perché se da un giorno all'altro cambia il tuo stato di famiglia devi comunicarlo e ti danno un appartamento più piccolo, con mobili 'prestati' ed i tuoi mobili tenuti in un magazzino (sulla costa, perchè qui sono cari!) perche’ nelle nuove case, non li puoi comunque mettere".

“Vivere in una casa per non so quanto tempo, con mobili che non sono tuoi”.
Questo è il messaggio; quello che non arriva ai molti è che il terremoto è devastante a livello fisico, morale ed economico; la scossa del 6 aprile è stata tragica in termini di vite umane, ma ci sono anche altri tipi di scosse, non classificate dai sismologi, che andranno a ripercuotersi nella regione ancora per molti anni.
Tag:  L'Aquila, terremoto, 6 aprile 2009, Protezione Civile, Abruzzo

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