Segreto di stato? No, grazie.

Una donna in Germania alla ricerca della verità sulla latitanza di Eichmann

di Valentina Paternoster

Pubblicato lunedi, 7 giugno 2010

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I documenti relativi agli ultimi quindici anni di vita di Adolf Eichmann non sono più coperti dal segreto di stato.
La decisione è stata presa dal Tribunale di Lipsia dopo che la giornalista tedesca Gabriele Weber aveva citato in giudizio i servizi segreti esteri tedeschi (Bnd), custodi del dossier di 4500 pagine. Questo dossier è il frutto dell'attività di intelligence non solo tedesca, ma anche di servizi segreti esterni alla Germania, che avevano cercato, scovato, controllato Eichmann in incognito nel suo percorso di fuga in Germania, Italia e Argentina, dove addirittura lavorò per Mercedes Benz. L'ideatore della "soluzione finale" fu infine catturato dal servizio segreto israeliano, il Mossad, nel 1960, trasportato in Israele, lì processato e condannato all'impiccagione nel 1962.

Gabriele Weber, giornalista tedesca cinquantenne e corrispondente di molte testate dal Sud America, ha voluto che il dossier diventasse pubblico perché "Penso che sia impossibile che noi in Germania nascondiamo ancora oggi documenti su un assassino di massa" (dichiarazione rilasciata alla testata Associated Press). Ma non solo: la sua è anche una missione, la ricerca di motivazioni che le permettano di comprendere perché i cittadini tedeschi abbiano accettato senza alcuna resistenza - o quasi - un potere totalitario e dedito alla distruzione.

Il padre di Gabriele era un militare e forse lei vorrebbe sapere perché, ma non solo. Vorrebbe essere lei la giornalista in grado di smascherare coloro che hanno coperto per anni i nazisti in fuga. E ancora una volta vorrebbe scoprirne il perché.
Un grande plauso a questa giornalista che non vuole che la storia nasconda la testa sotto la sabbia come uno struzzo qualsiasi.


Tag:  Gabriele Weber, Eichmann, Germania, Nazismo

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