Vivo altrove!

Un libro, nato dall'esperienza di "expat" italiana del XXI secolo

di Eleonora Panella

Pubblicato martedi, 4 gennaio 2011

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Courtesy of Claudia Cucchiarato
Natale a casa: di nuovo parenti, amici, pranzi, cene e la costante sensazione dell’avere “i giorni contati” da ben gestire nella tua città e Paese, che infondo ami, anche se non ci vivi più e anche se per ora sai che tornarci sarebbe un’operazione Kamikaze.
E poi c'è l’immancabile “spesa” dell’emigrato: io non riparto mai senza la scamorza e le Camille... Che dire, ognuno ha i suoi feticci nazionalisti quando non si vive più Italia.
 
Nella valigia pre-natalizia ho anche un libro che ho appena letto e che voglio prestare, “Vivo altrove”, che Claudia Cucchiarato, ha scritto basandosi sul suo blog (http://www.vivoaltrove.it).
Claudia, expat convinta ma un po’ nostalgica come tutti noi expats sappiamo e vogliamo essere, vive a Barcellona ed ha intervistato ragazzi, uomini e donne, sotto i 40 che per una svariata moltitudine di motivi hanno lasciato il Belpaese in cerca di fortuna, o forse solo un minimo di gratificazione che esuli dai soliti tragicamente veritieri stereotipi di un paese “degli aiutini” .
 
Del libro mi ha colpito che una buona percentuale degli intervistati serbasse nelle loro varie esperienze un sapore agrodolce; dolce perché i paesi dove si sono trasferiti hanno riservato loro mediamente soddisfazioni, lavoro, esperienza ed una internazionalissima vita sociale, ma anche l’amaro di un boccone composto dalla lontananza da casa, dalle nostre stupende origini, cultura, cucina e lingua.
Lo conosco questo sapore, il magone all’ennesimo decollo, del perdere la quotidianità con chi ami, ma anche la spensieratezza dei primi traguardi, il sapere che: ”Sono riuscita a farmi capire, ho il contratto della luce e, miracolo dei miracoli (!), sono stati efficientissimi!”. Insomma, non importa il background culturale e sociale del campione che Claudia ha esaminato: nell’analisi del nostro paese sembrava che, per lo meno su questo punto, si “fossero messi tutti d’accordo”.
Il libro mi ha colpito ed incuriosita non solo per il suo contenuto,  ma anche perché non è stato scritto da chi non ha mai messo il naso fuori dal Raccordo Anulare, ma da una “emigrata del XXI sec.”
Così da Lisbona (dove vivo), contatto Claudia tramite un nostro amico comune:
 
Scusa la banalità della domanda, ma qual è la storia che ti ha colpito di più e perché?
Non posso rispondere, e non perché la domanda sia banale, ma perché dovrei rispondere: tutte o nessuna.
Ognuna delle storie che ho raccolto mi ha colpito a suo modo e per questo l’ho inserita nel libro. Quindi, ti spiego la mia storia, così capisci. Vivo a Barcellona da maggio del 2005 e da allora ogni mese ricevo la bolletta della mia compagnia telefonica intestata a una tale Claudia Cuchiaraipo Ninguno. Ovviamente, a parte il fatto che mi sono ormai rassegnata all’evidenza che nessuno in Spagna sappia scrivere bene il mio cognome, mi ha inizialmente un po’ infastidito il fatto che non avendo io un secondo cognome ufficiale, si sia deciso di risolvere il piccolo inconveniente sostituendo il cognome di mia mamma con un bel “Nessuno”. Ci ho pensato a lungo, ovviamente ho provato più volte a far cambiare l’intestazione, senza successo, e mi è venuto in mente che in realtà avevano ragione loro. Chi sono io qui? Chi mi conosce? Non era forse un po’ di sano anonimato quello che cercavo quando me ne sono andata? E poi, a chi importa in Italia dove sono e cosa faccio? Io e tutte le persone che come me vivono “altrove”, e hanno trovato voce nel mio libro, siamo essenzialmente “nessuno”, in patria e fuori.
L’unica cosa da mettere in evidenza è che, nella maggior parte dei casi, fuori dall’Italia un modo per diventare “qualcuno” pur essendo “nessuno” (figlio, amico, collega di...) esiste sempre.
 
Giovani viaggiatori, laureati e poliglotti, che saranno apprezzati quando i primi capelli bianchi faranno la loro comparsa, esempi invece positivi di “Vivo in Italia, sono un under 40 di successo, non faccio successo in tv e non mi chiamo Montezemolo jr.”, ne hai raccolti?
La risposta è no. Perché non li ho cercati. Mi sono concentrata su chi, come me, ha deciso di essere un under 40 di successo altrove. Eppure ci sono anche in Italia, sono lì e resistono nonostante tutto, ne conosco moltissimi, e li stimo tantissimo.
 
Verso la fine del libro dici che molti di noi forse torneranno, con prole bilingue e con una storia da raccontare/insegnare a chi è rimasto. Qual è la storia che racconterà la Claudia 40enne, se mai tornerà?
Se tornerò vorrà dire che almeno un paio delle battaglie che sto portando avanti in questi mesi avranno avuto successo. Quindi dirò che non è stato facile, ma siamo riusciti a far diventare l’Italia un paese in cui valga la pena investire. Un paese in cui valga la pena tornare o arrivare. Un paese che ascolta la voce delle persone più giovani e più deboli. Un paese che ha saputo pensare al proprio futuro dopo decenni di mortificazioni nei confronti delle nuove generazioni. Un paese che sa ascoltare le opinioni di chi ha deciso di mettersi in discussione, diventare “nessuno” e dimostrare che si può diventare “qualcuno”, farcela con le proprie gambe, grazie alle proprie capacità, e che questo solo fatto non sarebbe nemmeno degno di attenzione particolare in un contesto sociale e politico normale.
 
Capiterà anche a te che gli stranieri ti chiedano come facciamo a sostenere una situazione politica  paradossale quasi fellinianaLe statistiche dicono (lo citi anche tu nel libro), che le preferenze politiche degli expats sono tendenzialmente di sinistra. Valore aggiunto alla fuga, diversa consapevolezza o ricerca utopica del paese meritocratico?
Sì, capita spesso anche a me di sentirmi chiedere: “Ma com’è potuto succedere? Perché proprio in Italia, patria della bellezza e della cultura?”
La risposta è sempre la stessa: “Domanda di riserva?”. Il fatto è che non si tratta solo di una questione di destra o di sinistra, la corruzione è installata nella mentalità italiana e in tutte le sue parti politiche. Quello che infastidisce chi guarda l’Italia da fuori è l’assenza di pudore, di trasparenza e di civiltà in chi ci rappresenta e in tutto quello che si può definire “pubblico”. Il fatto che in un ufficio municipale si sia trattati come persone stupisce l’expat di destra e di sinistra, in ogni paese del mondo occidentale: nessuno di noi ci è abituato.
Ci sono ragioni che vanno al di là della politica o della carriera professionale che spingono gli italiani oggi ad andarsene “ovunque ma non qui”, e sono ragioni che affondano le radici in una mentalità che premia la furbizia, l’inganno e l’egoismo. La ricerca utopica di un paese meritocratico è solo un elemento tra le mille altre “inquietudini” che muovono i nuovi migranti.
È un peccato identificarli appartenenti ad una sola parte politica, anche se tendenzialmente, è vero, sarebbero tutti potenziali votanti di chi oggi non è al Governo. Forse è per questo che in Italia si fa di tutto per scoraggiarci ad iscriverci all’Aire (http://www.emigrati.it/Emigrazione/Anagrafe_I_Residenti_Estero.asp) e ottenere così la possibilità di votare dall’estero...
 
Buon anno Claudia! E nel finire l’intervista penso che questo gusto agrodolce fa parte della mia vita, ma io mi ci sono abituata ed infondo fino ad oggi mi piace.
 
 
Vivo altrove!
di Claudia Cucchiarato
2010, Bruno Mondadori
pp. 240   € 18,00
Tag:  Claudia Cucchiarato, Vivo altrove, Bruno Mondadori, expat, Italia

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