Fratto X di Antonio Rezza

Ma ancora esiste la spensieratezza? Il più grande performer vivente prova a rispondere

di Andrea Tonetti

Pubblicato venerdì, 23 novembre 2012

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Sono le 21:00. Entriamo, insieme ad altre persone, in un piccolo teatro di Torino, l'Astra.
Ci accomodiamo. Qualcuno sa già cosa lo aspetta, qualcun altro è assolutamente all'oscuro.
E all'oscuro siamo tutti, quando calano le luci e il rumore di una macchinina telecomandata riempie la sala.

La macchinina, portatasi al centro della luce a "occhio di bue", gira in tondo. Sulla macchinina una struttura di cartone, in punta alla struttura un palloncino giallo. Gira gira gira a lungo, fino a quando un uomo, mezzo nudo, con i capelli ricci e lunghi, pesantemente stempiato, magro e brutto, entra in scena. Con uno spillo fa scoppiare il palloncino e dice: "Perché la spensieratezza va stroncata alla nascita".

Torna in scena, a cavallo di una sedia con le ruote. Si chiama Mario, ha un sogno: che tutti si chiamino Mario. Fa tutto da Mario e tutto ciò che gli succede, succede da Mario. La sedia diventa un triciclo e l'uomo vaga per il palco dicendo frasi senza senso che si concludono sempre con la parola Mario. Pedala fin dietro le quinte, un botto. L'hanno chiuso fuori, la sua voce lontana è incomprensibile, si capisce solo Mario. Torna in scena e diventa una coppia.

Lei non capisce cosa gli piaccia di lei, lui non capisce cosa le piaccia di lui. Lei cucina piatti con aggettivo e lui si mangia sempre l'aggettivo. Ha uno strano rapporto con i cavalli e adora il sorbetto. La coppia sparisce e appaiono Rocco e Rita. Appaiono e scompaiono, con il pubblico chiamato ad indovinare chi sia chi.

Rita ha una vita sessuale intensa. Ci presenta il marito e l'amante. Grida orgasmi multipli e di colpo diventa l'ansia di Peppe. Un'ansia che lo accompagna da sempre, alternata alla paura per la Polizia. L'ansia diventa Polizia, la madre, il padre, il fratello e il nonno di Peppe. Le loro parole sono coperte da un frastuono fastidiosissimo che permette di captare solo alcuni consigli. Peppe se ne va e la forma e la demenza dimostrano che, una senza l'altra sembrerebbero solo due deficienti.

Un uomo si perde nella natura in cui esseri umani e uccelli convivono in armonia. Gli uccelli se ne vanno e l'uomo, triste e abbattuto, tira fuori il suo uccello a fasi alterne.

Appare dal nulla Santa Rita da Cascia che ci spiega i problemi di avere un cognome che ne identifica la provenienza. Dopo aver spiegato la teoria del fratto e delle semplificazioni umane e sociali, Santa Rita diventa la Sindone, anzi due Sindoni: una alta 108 cm e l'altra 178. C'è forse un legame tra Barbapapà e la Sindone? Sembra logico.

Dopo un breve pezzo cantato, la televisione trasmette i Fratelli Karamazov, ma di fratello ne è rimasto solo uno che, stufo di questo ruolo diventa il lui di una coppia in crisi. Lei sospetta che lui faccia la sua voce mentre lei non guarda. Alla discussione si aggiunge la macchinina con il palloncino che apprendiamo essere Timothy, il fratello di lei. Timothy non vede l'ora di tornare a vedere i Fratelli Karamazov e non si rende conto che il Lui della coppia, oltre a fare la voce della moglie, fa anche la voce di Timothy. Alla fine l'uomo confesserà.

Dalle tenebre, quando tutto sembrava concluso, appare un uomo, un giullare, con uno specchio in mano. L'uomo racconta una storia dando nomi ai personaggi e anche volti, illuminandoli con il riflesso dello specchio. Una storia profondamente nonsense ma con un finale pieno di significato. Buio in sala. Applausi.

Fratto X di Antonio Rezza è uno spettacolo violento, fisico, blasfemo e al vetriolo. Come già 7-14-21-28, Io e Pitecus, ha nel suo protagonista tutta la forza.

Antonio Rezza interpreta il 98% dei personaggi dello spettacolo, nel paesaggio creato da Flavia Mastrella e con la partecipazione di un ottimo Ivan Bellavista.

Uno spettacolo che è come andare sulle giostre e non sai mai cosa può succedere. Rezza urla, corre, suda, distorce il suo volto all'inverosimile, tratta male il pubblico, salta, si spoglia completamente nudo e genera un sacco di risate. Risate spesso amare e a volte esorcizzanti, interpretando mostri contemporanei e trasmettendo un messaggio occulto che, se ti arriva, ha un effetto devastante. Perché c'è tanta verità in ciò che Rezza dice, tantissima. Una verità spesso scomoda, di quelle che si fa finta di non vedere così non esistono. E per la prima volta, nel finale dello spettacolo, cerca e trova il dialogo tagliente ma pacato con il pubblico, coinvolgendolo e regalando un momento che è quasi poesia, per poi innaffiare tutti con il vetriolo.

Se non avete mai visto uno spettacolo di Antonio Rezza cercate di colmare questo vuoto. Se non verrà dalle vostre parti, guardatelo su Youtube (anche se non sarà mai come il live)... se vi piacerà, vi disturberà, vi farà ridere e pensare, allora non lo dimenticherete mai. In caso contrario lo odierete, ma lui sarà contento lo stesso.


Tutte le date su: www.rezzamastrella.com
Tag:  Antonio Rezza, Fratto X, Astra, Torino, verità scomode, teatro, Flavia Mastrella, Ivan Bellavista

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