Le poveracce

L’importanza delle illusioni. Intervista a Gianna Coletti

Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Gianna Coletti sarà in scena dal 23 al 27 Ottobre allo SPAZIO TERTULLIANO, con un nuovo spettacolo, “Le poveracce”, di cui è anche autrice, insieme a Gabriele Scotti, che dello spettacolo cura la regia.

L’abbiamo intervistata.

Chi sono Le poveracce?
Tre donne. Molto comiche nonostante la situazione che stanno vivendo: incredibilmente devastante. Le interpreti sono Beatrice Schiros, Vanessa Korn, e io Gianna Coletti.

Da dove nasce l’idea di raccontare la storia di queste tre donne? Esperienze vissute o osservazione di ciò che accade intorno a te?
No, fortunatamente di vissuto non c'è nulla. A me e a Gabriele Scotti,  piace ascoltare senza spettegolare a vuoto. Meglio mettere nero su bianco. Molte donne apparentemente normali, vivono vite pazzesche come le nostre “Poveracce”.

Le “Poveracce” vanno avanti anche a furia di illusioni. L’importanza di essere capaci di illudersi.
Fondamentale per vivere.

Non è meglio essere lucidi? Ed è davvero possibile esserlo?
Essere completamente lucidi... è meglio di no. Solo un pochettino.

Le donne si illudono più degli uomini?
No, non credo. Basta guardare i barconi che arrivano sulle nostre coste. Anime cariche di illusioni...

L’amore è un’illusione che finisce quando si comincia a guardare la realtà con lucidità?
Io mi sono sposata pochi giorni fa, dopo venticinque anni di fidanzamento, perciò è da parecchio tempo che ho davanti agli occhi la realtà. Terminato l'innamoramento folle, quello che ti prende allo stomaco,  quello con l'ormone impazzito, se dopo non ti rompi troppo le scatole ma riesci ancora a divertirti, ad emozionarti insieme a lui, non è un'illusione, è proprio amore.

Parliamo di te. Quanto ti sono servite la capacità di illuderti e l’ironia nella tua carriera artistica?
Le illusioni me le ha create mia madre sin da bambina, era convinta che sfondassi nel mondo dello spettacolo, ma col passare del tempo me ne sono distaccata tranquillamente. Almeno credo.
L'ironia per un'attrice è importantissima: é un dono raro, non mi piacciono le colleghe che si prendono troppo sul serio, mi annoiano a morte. E poi l'ironia aiuta tutti, specialmente nei momenti più duri, capisco che se non hai i soldi per pagare una bolletta, c'è poco da ironizzare, però magari riesci a far sorridere qualcuno, e magari la bolletta te la paga lui... Buonanotte! Non c'è niente da fare... è troppo bello illudersi.

Qualcosa che pensavi potesse essere solo un’illusione e invece era realtà...
Dopo che ho terminato di girare il film Tra cinque minuti in scena, non si sapeva se sarebbe riuscito ad andare nelle sale. E' una piccola produzione indipendente, le istituzioni al posto di un aiuto economico ci hanno dato dei grandi timbri... ad un certo punto ho pensato che tutti noi c'eravamo illusi, che avevamo creduto in qualcosa di irrealizzabile, e invece unendo le forze, grazie anche a Luca Lucini della Maremosso, e a qualche  premio vinto senza nessuna spinta, il nostro bel film ha visto la luce.

In “Tra cinque minuti in scena” sei una donna divisa tra la necessità di assistere l’anziana madre e gli impegni per allestire uno spettacolo. Il film è tratto da una storia vera. La tua?
Sì. In questo film c'è molto della mia vita. A cominciare da mia madre. Mi spiego meglio: nel film si vedono degli attori che stanno provando uno spettacolo teatrale, al termine delle prove, una delle attrici ritorna a casa. Quell'attrice sono io, e ritorno nella mia vera casa, con la mia vera madre novantenne, la mia bella vecchia che non vede e non cammina, ma non pensate ad una moribonda dolorante, anzi... e non  si tratta neanche di una madre malata, è solo vecchia, ovviamente io l'aiuto, le sto vicino. Non dimentichiamoci che i vecchi sanno quello che li aspetta, perché, se c'è la possibilità, non accompagnarli nell'ultimo viaggio?
Il film non parla solo di me e di mia madre. Gabriele Scotti, lo sceneggiatore, ha scritto una vera e propria storia, ironica e struggente, con vari interpreti, Gianfelice Imparato, Anna Canzi, Elena Russo Arman.
L'idea del film è stata di Laura Chiossone, la regista. Stava girando un documentario sui vecchi, figli e badanti, in quel periodo lavoravamo insieme nella pubblicità, non so perché ma le scrivevo delle mail decisamente comiche su mia madre, è venuta a conoscerci, e ha visto due persone che stavano vivendo un'intensa storia d'amore seppure con qualche difficoltà. Si è talmente entusiasmata che ha parlato a Marco Malfi della Rossofilm, e così è nato “Tra cinque minuti in scena”.

Sei anche protagonista di una sitcom, che ironizza in modo graffiante sull’universo femminile proponendo le videoconversazioni fra le iscritte a un blog di auto aiuto e consigli di vita. Com’è il personaggio che interpreti?
La sitcom si chiama I cazzi delle donne”, la si può trovare sul web. L'autore e regista è ancora Gabriele Scotti. Il titolo è un po' forte, ma rende l'idea. I personaggi che interpreto sono due: uno peggio dell'altro. Signore scorrette. Scorrettissime!!!

Mi sembra di capire che in fondo, noi donne, siamo tutte un po’ delle… Poveracce. Qual è la nostra vera ricchezza? Cosa ci rende in realtà speciali e “ricche”?
Il nostro mondo interiore così immenso, e la capacità di risollevarci in poco tempo, dopo qualche batosta che la vita regala più o meno a tutti.


Le poveracce
Spazio Tertulliano - Via Tertulliano 70, Milano
Dal 23 al 27 ottobre 2013, da mercoledì a sabato ore 21.00, domenica ore 16.30
Tag:  Le poveracce, Gianna Coletti, Spazio Tertulliano, illusioni, spettacolo teatrale, blog, "I cazzi delle donne"

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni