Merli e merlot

Intervista a Fernando Coratelli

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 28 novembre 2013

Rating: 5.0 Voti: 22
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Un tuo testo drammaturgico, L’ambigua storia di un bicchiere di merlot, sarà rappresentato a Milano il 12, 13 e 14 dicembre. Finora ti abbiamo conosciuto come scrittore di narrativa. Come arrivi al teatro? Vecchia passione o nuovo amore?
Il teatro è una mia vecchia passione. Anzi, in gioventù, prima di cominciare a scrivere narrativa, avevo già scritto dei testi e monologhi teatrali. Diciamo che è una scintilla scoccata con un vecchio amore.

Sei un “appassionato” di dialoghi. Scrivere per il teatro ti ha permesso di lavorare su questa funzione narrativa, immagino…
Direi proprio di sì. È forse il giusto sbocco di un lungo lavoro che porto avanti da tanto tempo.

Un cenno alla sinossi del tuo testo ce lo puoi fare? Che cosa c’entra il merlot con il teatro?
Mettiamola così: è un gioco di coppie che scoppiano. L’ambiguità è la protagonista assoluta di una vicenda in cui il merlo, nuovo agnello sacrificale, fa da specchio ai quattro protagonisti, ai loro rancori, ai loro desideri più nascosti, alle loro paure, alle loro fragilità e alle loro nevrosi. Uno specchio dei tempi dove a farne le spese è la verità: mal celata, maltrattata, frammentata e vista attraverso gli occhi del protagonista, preda delle sue ossessioni, che racconta la vicenda all’avvocato cui si rivolge per riavere quello che ha perduto.
Il merlo è l’elemento del contendere che crea confusione con il merlot che è a tavola. L’idea di fondo è di Giuseppe Bellucci, al quale devo il titolo della commedia.

Chi è l’enigmatico uomo dal volto spiritato che appare nella locandina dello spettacolo? Dobbiamo inquietarci?
No, non c'è da spaventarsi; magari è solo il volto di Fabrizio (il protagonista) quando scopre che Nadia è fuggita con merlo e merlot. In realtà è una bellissima opera del 1974 di Urs Lüthi, il cui titolo Tell me who stole your smile mi sembrava perfettamente calzante con la narrazione della pièce.

Un’ambigua storia recita il titolo: è possibile eliminare l’ambiguità delle cose, del vivere?
Risposta secca: no. Lo avrebbe detto anche Pinter. Devo argomentare? Venite a vedere la commedia e vi sarà data risposta.

Qual è stato il tuo contributo al lavoro di messa in scena? Hai partecipato? Cosa ti è piaciuto di questa fase della produzione?
Il mio contributo è stato minimo, mi sono limitato a assistere alle prove, a risistemare con il regista alcune battute; per il resto devo dire che Luca Busnengo (regista e attore protagonista), coadiuvato da Margherita Remotti, ha compreso appieno il climax dell’opera, vi si è calato benissimo. È strabiliante vedere i propri personaggi prendere vita e parola.

Nel tuo penultimo romanzo facevi finire… il comunismo a tavola (Quando il comunismo finì a tavola, 2011, Caratteri Mobili), ora a teatro ci servi del merlot. Raccontare è nutrire le anime?
Sì. Le anime vanno nutrite e ubriacate – non cito la solita frase di Baudelaire, fatelo voi.

Per restare in tema di linguaggi della narrazione, il tuo ultimo romanzo (La resa, 2013, Gaffi) è fortemente visivo, cinematografico. Sei un grande estimatore della capacità di mostrare ciò che si narra (show, don’t tell è un tuo tormentone durante i corsi di scrittura che tieni). Come si realizza, o si trasforma, tutto ciò in un’opera teatrale?
Direi che in un’opera teatrale siamo di fronte al massimo di questa teoria. Gli attori impersonificano lo “show”, mentre il “don’t tell” è il sottotesto, quello che loro sanno essere accaduto ai personaggi, quello che provano e che devono rendere solo con il gesto, l’intonazione, lo sguardo.

Ci regali una battuta dall’opera che andrà in scena?
Una battuta? Vi regalo una battuta che fa l’avvocato “Certo che è bizzarro pensare di dare da bere del Merlot a un merlo.”

Ora accendi il computer e dicci quali sono i tre progetti su cui stai lavorando in questo periodo (bicchieri di merlot a parte!).
Un paio di romanzi e un’altra commedia teatrale.

Ora apri la dispensa e dicci quali bottiglie di vino vedi…
Beh, del prezioso Merlot vinificato Bianco dall’azienda Foffani, che domande?!


L’ambigua storia di un bicchiere di merlot
12, 13, 14 dicembre, ore 21.00
Macchinazioni teatrali, via Luigi Nono 7 Milano (zona Sarpi)

Grazie al Comune di Milano e alla Fabbrica del Vapore, l’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria a info@macchiaumana.com.Offerta libera per gli artisti.

Tag:  Fernando Coratelli, L’ambigua storia di un bicchiere di merlot, merlo, merlot, Luca Busnengo, Margherita Remotti

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni