Non si sa come al Teatro Litta di Milano

Il debutto di Pasquale Marrazzo alla regia in teatro. Dal 3 al 27 novembre 2011

di Sabrina Minetti

Pubblicato mercoledì, 9 novembre 2011

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Una storia di infedeltà, che irrompe nella vita coniugale di due rispettabili coppie e nell’amicizia che reciprocamente le lega, è al centro della pièce pirandelliana con cui Pasquale Marrazzo debutta nella regia teatrale.
Pasquale Marrazzo
 

Scissione dell’io, istinti e raziocinio, colpa e espiazione sono i temi che il dramma sviluppa, attraverso il dialogo (che è quasi una sofferta analisi di gruppo) fra i personaggi.
 
Quante volte ci si è rimproverati di un atto istintivo, di cui percepivamo le conseguenze e che nonostante ciò abbiamo compiuto? Perché l’abbiamo fatto? Chi o cosa ci ha spinto a farlo? Ci sono dunque due io dentro di noi e uno é nemico dell’altro? Siamo responsabili di ciò che facciamo, anche quando, irrimediabilmente scissi, ci pare di non controllare completamente le nostre azioni? Questi gli interrogativi attorno ai quali il dramma si sviluppa. Interrogativi ai quali il singolare epilogo dà un’emblematica risposta.

 
IL DRAMMA
 
Scritta da Luigi Pirandello nel 1934, la pièce è ispirata alle novelle Nel gorgo  (1913), Cinci (1932) e La realtà del sogno (1914).

Il conte Romeo Daddi, uomo serio e rispettabile, è molto innamorato e riamato della moglie Bice ed è buon amico di Giorgio Vanzi. Nonostante ciò gli accade di tradire l’amicizia e la moglie con Ginevra, amica di famiglia e moglie di Vanzi. Il suo non è stato innamoramento, ma un atto istintivo che, non si sa come, l’ha portato a fare quello che ha fatto. E’ la corte serrata del Marchese Respi, di cui è oggetto Bice, a scatenare in Romeo il senso di colpa per ciò che è avvenuto con Ginevra. Insostenibile fino alla follia diventa per lui non solo il tradimento inferto alla moglie e all’amico Vanzi, ma anche l’improvvisa e lucida constatazione che degli stessi istinti avrebbe potuto cadere preda anche la propria consorte nei confronti di Respi.
 
Dopo un doloroso chiarimento a quattro, Romeo Daddi ricorda un altro delitto, compiuto in giovane età. Durante una lite per “futili motivi” aveva colpito un ragazzo con una pietra, uccidendolo. Eppure lui non si era sentito colpevole, perché tutto era avvenuto come in un incubo, una sorta di delirio, e lui se ne era tornato tranquillamente a casa, quasi che l’omicida fosse “un altro sé stesso”.

Ma occorre assumersi le proprie responsabilità, anche per le azioni di quell’io che talora ci sovrasta e ci trascina. E bisogna cercare la punizione, anche se non ci si sente colpevoli. Perciò il conte Romeo farà in modo che sia proprio il suo amico Giorgio a punirlo, uccidendolo, anche lui senza volerlo, non si sa come.

 
IL CARTELLONE

regia: Pasquale Marrazzo
assistente alla regia: Marilisa Cometti
con: Claudia Negrin, Valeria Perdonò, Emiliano Brioschi, Michele Radice, Alex Cendron 
costumi: Lucia Lapolla 
scenografia: Diamante Faraldo e Makio Manzoni  
in collaborazione con N.O.I. Film s.a.s. 
lighting designer: Luca Sabbioni

 
LO SPETTACOLO AL LITTA DI MILANO

Su una scenografia sintetica e surreale, fatta di geometriche forme, che, complici i sapienti cambi di luce, sembrano “muoversi” e suggeriscono, oltre ai luoghi dell’azione, quelli dell’anima, si stagliano i cinque protagonisti. L’eleganza austera, ma attraente, dei costumi di foggia contemporanea mette in rilievo gli attori sulla scena e allude discretamente, e perciò con prepotenza, alla loro sensualità, mai veramente e altrimenti esplicitata nella narrazione. Sopra di loro è sospeso lo scheletro di un enigmatico cubo, simbolo della gabbia in cui ogni individuo si dibatte, con le proprie contraddizioni e la propria doppiezza, ma anche del peso, incombente, della responsabilità, cui non si può sfuggire. I cinque interpreti recitano - energici, incessanti – una dinamica tesa, densa, contratta, fatta soprattutto di voci spiegate e di posture al fermo immagine. Anche le esplosioni più plastiche di fisicità si producono e poi si cristallizzano in pose statuarie, asciutte, per farsi simbolo. Alcuni emblematici gesti si ripetono, vistosamente, a suggerire i salienti stati d’animo e, di quando in quando, un volto si volta, verso il pubblico, come a dire: questo è il tema, questo è il problema; come a interrogare, a interagire, a provocare. Senza togliere neanche un grammo di intensità e caratterizzazione al personale carisma e al talento degli interpreti, il polso deciso del regista è evidentissimo: tutto è previsto, voluto, calcolato, perché si produca alla massima potenza, ma senza mai esplodere completamente, creando tensione e sospensione. 
 
Le belle luci di Luca Sabbioni ora risplendono impietose sull’azione e sull’interazione fra i protagonisti, ora morbidamente avvolgono di chiaroscuri l’intimità dei personali flussi di coscienza e i moti dell’anima. E, come battiti di palpebre, come pulsazioni di cuore, mostrano, celano, iconizzano, stupiscono, insinuano dubbi e dilemmi, gettano nella cecità dell’oblio o nell’insostenibilità della consapevolezza. E raccontano l’evolversi degli eventi e le sequenze interiori, contribuendo a una regia che trasferisce in teatro, con risultati di notevole impatto emotivo e di grande pregio stilistico, le tecniche di montaggio del cinema. 
 
Sempre dal cinema, la messa in scena di Marrazzo mutua il ricorso a una “colonna sonora”, fatta di rarefatti brani di musica d’autore (fra gli altri, uno struggente pezzo di Battiato, dalle metalliche sonorità). L’ironico contrasto fra linguaggi nulla toglie al dramma, semmai aggiunge, perché le canzoni sono la mano che spinge più a fondo il coltello nella piaga. La piaga che affligge i protagonisti e che si apre (o si riapre?) in noi, nell’assistere alla loro (nostra?) vicenda.
 
Un insieme di scelte “moderne” volute e compiute dal regista, che enfatizzano il testo, le parole, e il loro risuonare dal passato e, con immutata valenza, nel presente. Un insieme di scelte moderne con un esito da teatro classico: sul palcoscenico gli attori sono maschere, divengono archetipi, e il loro dramma è, più che mai, il nostro. Di tutti. Di ognuno. Perché “Certe cose accadono. Non si sa come”.
 

NON SI SA COME
Dal 3 al 27 novembre 2011
Teatro Litta corso Magenta 24, Milano
biglietteria 02 86 45 45 45
www.teatrolitta.it

 
Tag:  Non si sa come, Luigi Pirandello, Pasquale Marrazzo, Teatro Litta, infedeltà, colpa, tradimento, io

Commenti

10-11-2011 - 07:37:42 - mary
Bellissimo,altre parole sarebbero superflue,rappresentazione da vedere assolutamente.
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