Clausola di gravidanza. Shock in RAI

In attesa della riforma del lavoro, sperando non ci costringano allo sciopero dell'utero

di Valentina Paternoster

Pubblicato martedi, 21 febbraio 2012

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Pare che la RAI in questo periodo si cibi di sole polemiche. Martedì fu la farfallina di Belen Rodriguez, un'immagine smaccatamente sessista della donna, poi la diatriba su Twitter sul canone imposto anche a tutti i proprietari di esercizi commerciali che possiedono anche solo un telefonino connesso a internet. Ora la clausola, davvero shock e, diciamocelo, fuori legge, che permette il licenziamento delle consulenti in gravidanza. Insomma, è un po' come la firma sulle dimissioni in bianco che molte donne sottoscrivono contestualmente alla firma del contratto di lavoro.

Questa clausola, resa nota da alcuni giornalisti precari celatisi dietro al gruppo "Errori di stampa", apre un dibattito ben più ampio, e cioè quello che possiamo tranquillamente chiamare "gravidanza precaria", tema di forte attualità vista la riforma del lavoro che sta per essere approvata. Ad oggi le donne che rimangono incinta e che non hanno un contratto a tempo indeterminato sono, salvo eccezioni, escluse dai sistemi di copertura INPS, e, quando lo sono, non è detto che il contratto a progetto o di collaborazione venga rinnovato al termine dei 5 mesi di maternità canonici concessi dalla legge. E quelle che un contratto regolare ce l'hanno, non è detto che siano pienamente tutelate: tante, ancora troppe, le donne che nel primo anno del figlio presentano le dimissioni, direttamente davanti ai referenti della Commissione Provinciale del Lavoro. Quante di queste lo fanno per scelta, e quante invece perché vittime di mobbing?
Nel caso specifico della RAI, il Direttore Generale Lorenza Lei ha dichiarato che non ci sono mai stati episodi di discriminazioni. E aggiunge: "Non ci sono state rivendicazioni né sono mai emersi dubbi di legittimità". Rivendicazioni, appunto: quante donne lo farebbero, pena la cancellazione dall'elenco dei consulenti? Troppe poche donne denunciano una discriminazione perché la necessità di un lavoro diventa sempre più impellente e vitale e troppe donne ancora oggi, per preservare una situazione lavorativa che altrimenti sarebbe persa, rinunciano a mettere su famiglia.

Le conseguenze di questi comportamenti e pratiche distorte sono sotto gli occhi di tutti: stipendi bassi, possibilità di carriera pressoché azzerate, rinvio della maternità a data da destinarsi. Speriamo dunque che le tre donne, Marcegaglia-Camusso-Fornero, nelle quali la riforma del lavoro è ora in mano, decidano per il meglio. Incrociamo le dita, altrimenti possiamo anche proclamare lo sciopero dell'utero.
Tag:  RAI, Lorenza Lei, Marcegaglia, Camusso, Fornero, lavoro, riforma, maternità, precariato, Errori di Stampa

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