Dalla vita in ufficio all’ufficio in casa

Un nuovo modo di lavorare e di valorizzare le proprie competenze. La storia di Francesca Sanzo

di Eleonora Panella

Pubblicato mercoledì, 18 luglio 2012

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Ultimamente l’idea di lavorare dall’ufficio non mi sembra più l’unica possibile alternativa. Non sono influenzata dalla febbre dei film americani, sono solo stanca di una routine che alcune volte porta a perdere tutta la giornata nella produzione di qualcosa che potrebbe essere ottimizzata fra le mura di casa. Ci sono casi in cui la vita d’ufficio diventa un lusso che sempre in meno riescono ad avere soprattutto nel mondo femminile, giovanile ed italiano. Non ci sono abbastanza lavori e quei pochi che esistono sono mal ripartiti. Ma questa è una storia vecchia come il mondo, perlomeno il nostro mondo conosciuto fatto di profitti, guadagni e alle volte tristi conferme che non conta quanto t’impegni se vogliono fare di te una pedina del gioco rischi di essere mangiata ancora prima che l’alfiere si riesca a muovere.
 

Francesca Sanzo lo ha fatto: lasciare la vita d’ufficio per quella da casa. Mi ha inviato la sua storia riuscendo a darmi una visione reale, ma allo stesso tempo incoraggiante di un’esperienza “cieca” quindi rischiosa e stimolante in uguale misura.
 


Ho iniziato a occuparmi di comunicazione web nel 2002, ho lavorato in agenzie di comunicazione, web agency, associazioni culturali ed enti pubblici fino all’anno scorso quando ho deciso di fare una scelta che stavo meditando da tempo. Non ho mai avuto contratti a tempo indeterminato – e non perché non me li abbiano mai proposti – ma perché ho sempre pensato che per il tipo di persona che sono per me sarebbe stato più efficace gestire una carriera professionale trasversale, da consulente.
 

Eppure – come spesso succede in Italia – i contratti di collaborazione spesso mascherano lavori prevalenti che vengono gestiti esattamente come se si fosse in un ufficio. Così quando hanno cominciato a chiedermi di stare al lavoro 7 ore e 12 minuti al giorno, anche nei giorni in cui avevo portato a termine il mio progetto professionale e non avevo nulla da fare, ho cominciato a farmi delle domande. Le domande sono arrivate insieme alla voglia di realizzare idee e progetti personali che affollavano la mia mente e il mio cuore e così ho cominciato a guardarmi intorno, lavorare alla notte, per affiancare al mio contratto prevalente altri lavori, qualcosa che mi piacesse e aderisse di più al tipo di vita che mi volevo costruire.
 

Dopo 6 mesi di gestione mista (di giorno andavo in ufficio e di sera seguivo i clienti con cui avevo iniziato altre collaborazioni) mi sono licenziata: ho lasciato la strada vecchia e la vita d’ufficio per iniziare la mia avventura di homeworker. L’ufficio in casa ha significato crearsi una strategia professionale, una comunicazione efficace e seguire una disciplina rigida per gestire lavoro, famiglia, svago e bilanciare in maniera efficace tutte le attività che aiutano a posizionarsi nel mio settore. Mi occupo di contenuti web e strategie per i Social Media, la rete e la comunicazione sono il mio pane quotidiano, ma fino a quel momento non avevo mai pensato coscientemente a come migliorare la mia credibilità online per patrocinare la mia professione.
 

Sono diventata una “macchina”. Ho passato i primi mesi a valutare tutti i progetti che avevo nel cassetto, capire quali portare avanti prima, in che modo presentarmi e per quali lavori valeva la pena di investire più energie. Ho stabilito una tabella di marcia, mi sono comportata come se fossi una piccola azienda (che ha sede in camera da letto, nell’angolo dove tengo il computer e le mie cose) e ho fissato degli step strategici e temporali. Mi sono data degli orari di lavoro precisi e che non togliessero nulla alla mia vita privata, a cui tengo gelosamente e di cui fa parte anche una bambina di 5 anni che ha molto bisogno della presenza consapevole dei suoi genitori.
 

Ho tagliato qualche ramo secco: sono sempre stata una persona creativa e piena di iniziative e idee ma spesso, per ingenuità, ho gestito male le collaborazioni con altre persone e mi sono ritrovata anche a lavorare tanto, gratis e con mille frustrazioni perché sentivo tutto il peso di qualche progetto. Dolorosamente ho voltato pagina e ho fatto tesoro delle esperienze negative, capendo che se noi stessi non ci sappiamo valorizzare, gli altri non lo faranno certo al posto nostro.
 

Mi sono data quindi un valore economico – e non perché io sia una sporca capitalista – ma proprio perché il lavoro si misura in soldi e se quello che fai lo regali indiscriminatamente, poi non bisogna lamentarsi se qualcuno ti farà sentire svilita professionalmente. Ho investito in idee personali: tempo, passione e studio e mi sono ritagliata un tempo mio per la creatività. Amo scrivere favole e vorrei che questo hobby potesse farmi sempre stare bene e non ho intenzione di metterlo da parte perché il lavoro si mangia tutto. Tra momenti up e down è passato un anno da quando lavoro da casa e gestisco collaborazioni professionali con agenzie e clienti diretti, senza andare tutte le mattine in un ufficio.
 

La pausa alla macchinetta del caffè non mi manca: quando ho molto da lavorare lavoro molto, quando le giornate sono meno piene esco, incontro persone e ogni giorno è diverso dall’altro. Vado a riunioni, eventi e convegni e cerco sempre di rimanere in collegamento umano con le persone (non solo virtualmente). Ho iniziato anche a collaborare con una mia vicina di appartamento che fa il mio stesso lavoro e devo ammettere che il coworking condominiale non è solo sostenibile, ma anche molto appagante e riduce l’ansia da giornata di lavoro con contatto umano zero.
 

Credo che l’ufficio in casa sia anche una filosofia di vita: o ci sei predisposto o no, certe persone si sparerebbero se si trovassero in questa situazione, altri la considerano una sorta di oasi nel deserto. Io sto lì in mezzo: tra falsi miti e pregiudizi e preferisco considerarmi una start up in cui sono il capo e la stagista di me stessa.
 

…E prossimamente:
 

A breve andrà on line la community che sto realizzando, proprio per valorizzare la figura dell’homeworkers (in Italia siamo tantissimi) e per creare opportunità per fare rete e occasioni di collaborazione tra professionisti, nella speranza di riuscire, in futuro, a coinvolgere anche le aziende. L’idea la covavo da un po’, poi un giorno ho lanciato su twitter l’hashtag #ufficioincasa per raccontare qualche aneddoto legato alla mia situazione professionale ed è stato un tripudio: in poche ore era diventato tema di tendenza, un sacco di persone ne parlavano e ne è nata una bella mappa emotiva di quello che gli italiani pensano di questa situazione: http://storify.com/Panz/ufficioincasa-la-voce-degli-homeworkers.
 

Considerando chi segue il profilo su twitter: @ufficioincasa penso che saranno soprattutto le donne a essere interessate e incuriosite dal progetto; la conciliazione della vita professionale con quella familiare è un elemento importante per noi, ma non è solo questo secondo me il motivo per cui le donne scelgono progetti di auto imprenditoria.
 

Io questa opportunità l’ho voluta sfruttare e mi piacerebbe condividere idee, punti di vista e proposte anche con tutti quelli che ci stanno pensando e che – a questo punto – aspetto (dalla seconda metà di luglio) su www.ufficioincasa.it
 

Se invece volete conoscermi meglio:

www.francescasanzo.net

www.panzallaria.com

Tag:  @ufficioincasa, homeworkers, Francesca Sanzo, twitter, @ufficioincasa, Panzallaria

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