E la donna lavora di più...

La divisione dei ruoli e l’organizzazione dei tempi di vita all’interno della coppia italiana sono decisamente asimmetrici: ciò vale in tutto il Paese e per tutte le classi sociali. E negli ultimi 20 anni i problemi non sono cambiati.

di Valentina Paternoster

Pubblicato venerdì, 27 maggio 2011

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La differenza uomo-donna tra il numero di ore giornaliere di lavoro totale (somma del tempo dedicato al lavoro retribuito e di quello dedicato al lavoro familiare) si riduce nel tempo, pur permanendo un rilevante divario.
In una coppia (età della donna 25-44), quando entrambi i partner sono occupati, in un giorno medio la donna lavora 53 minuti in più del suo compagno, per sopravvivere riduce il tempo libero (2h35’ per le donne contro 3h29’ per gli uomini). Se ci sono figli il divario aumenta fino a 62 minuti: 9h25’ per le madri e 8h23’ per i padri. Persino le madri non occupate lavorano più dei loro partner (8h15’ contro 7h48’); le madri del Sud lavorano addirittura 93 minuti al giorno in più rispetto al partner.

Il 75% del lavoro familiare (tempo dedicato da entrambi i partner al lavoro domestico, di cura e di acquisti di beni e servizi) è svolto dalle donne, praticamente come 10 anni fa, anche se si registra un leggero miglioramento per le coppie con entrambi gli individui occupati e con figli; l’asimmetria dei ruoli rimane marcata in tutto il Paese e tra tutti i tipi di coppie. L’asimmetria è minore (69%) tra la coppie di laureati che lavorano come insegnati, impiegati o dirigenti e vivono al Nord; è maggiore tra le coppie del Sud in cui l’uomo abbia basso livello di istruzione e sia occupato come imprenditorie o libero professionista (78%).

Negli ultimi 20 anni il gap uomo-donna è diminuito, ma poco e più lentamente di quanto sia lecito aspettarsi: gli uomini hanno lievemente aumentato il loro apporto al lavoro familiare, le donne hanno dedicato meno tempo al lavoro domestico e più tempo ai figli. In anni recenti i cambiamenti sono avvenuti nella coppia in cui la donna è madre e lavoratrice: nella fascia di età 25-44 sono queste le donne che hanno goduto i maggiori benefici, se di benefici possiamo parlare... +9 minuti di lavoro familiare per gli uomini -14 minuti per le donne. Se analizziamo, invece, la situazione delle coppie più mature (donna fra 45-64 anni) la disuguaglianza tra tempi di lavoro maschili e femminili aumenta ancor di più: ogni giorno la donna lavora 93 minuti più del suo partner e dispone di 70 minuti in meno per il tempo. La situazione è più critica per le donne del Sud e con figli (110 minuti in più) e con partner operaio (+120’); meglio al Nord se l’uomo è laureato (+72’).

Cosa emerge a livello generale?
I tempi degli adulti occupati divengono più rigidi, i cambiamenti maschili sono marginali (sebbene cresca il lavoro familiare a discapito di quello retribuito); per le madri si registra una riduzione tra la fine degli anni ’80 e il principio degli anni 2000, in seguito si contrae solo il lavoro familiare (-18’) ma aumenta quello retribuito (+19’); il carico di lavoro familiare aumenta al crescere dell’età dei figli, anche quando sono adulti sono più un aggravio che un aiuto; l’asimmetria è più marcata al Sud e al diminuire del livello di istruzione, è minore tra le coppie istruite con entrambi gli individui occupati; tra le coppie anziane la divisione del tempo non muta nemmeno quando l’uomo va in pensione (che si dedica ai propri hobby, mentre la donna continua a farsi carico dei bisogni del partner, della famiglia e della casa).

Tag:  donna, lavoro, asimmetria, Istat

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