Quando la colf è in vacanza

In tempo di crisi le donne (anche italiane) tornano a fare le colf

di Valentina Paternoster

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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 I dati indicano come i più colpiti dalla crisi siano stati gli uomini: i licenziati maschi risultano essere oltre il 57% del totale. I motivi sono soprattutto economici, primo fra tutti il gap salariale di genere: a parità di competenze, meglio il dipendente che costa meno, la donna. E le aziende, in Italia, non hanno fatto questo ragionamento solo per le posizioni dirigenziali, ma anche per quelle impiegatizie e per la manodopera operaia.
Le casalinghe dunque, mogli e compagne di uomini licenziati, in cassa integrazione, con contratti atipici o in mobilità hanno fatto di necessità virtù: si sono moltiplicati nel corso del 2009 gli annunci di donne italiane che si candidano a posizioni di colf, badanti, baby sitter. Il curriculum? La famiglia. Chi meglio di una già-madre può badare alla casa, andare a prendere i bambini a scuola e occuparsi anche un po’ dei loro compiti, e infine preparare la cena per la famiglia prima che mamma e papà tornino stanchi e pieni di patemi lavorativi?
Un’italiana. E le statistiche parlano chiaro: le autoctone hanno ricominciato a fare concorrenza a badanti ucraine e rumene, cuoche filippine e baby sitter au-pair.
E inoltre, meno donne a spasso significa più occupazione: per ogni 100 donne che entrano nel mondo delle professioni, infatti, si creano 15 posti di lavoro. Tra aiuto in casa e fuori, insomma, le donne sono un vero e proprio bacino potenziale di forza lavoro, indispensabile per tutte le famiglie che cercano di conciliare impegno professionale e famiglia e che non vogliono, una volta a casa, essere fagocitati dal lavoro di cura.
E se la colf è in vacanza? Speriamo che ci vada quando i bambini sono dai nonni.


Tag:  donne, colf, badanti, baby sitter, lavoro

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