Sandwich generation e self-service

Quando il fai-da-te diventa vitale per la sopravvivenza e l'equilibrio delle famiglie italiane

di Mr. Milkomen

Pubblicato lunedi, 24 maggio 2010

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La partecipazione femminile al mercato del lavoro è migliorata negli ultimi anni ma continua a rappresentare un aspetto particolarmente critico del mercato del lavoro italiano, tanto che ancora oggi si registra un gender gap eccessivo: oltre 23 punti percentuali nel tasso di occupazione (differenza tra il 70,3% degli uomini e il 47,2% delle donne), molto più accentuato nel Mezzogiorno (30%).

Ormai è noto come tale criticità sia strettamente legata alla condizione familiare: quando ci sono figli la propensione degli uomini all’occupazione aumenta, mentre quella delle donne diminuisce drasticamente. Allo stesso tempo scende anche il tasso di disoccupazione femminile senza che si registri un simmetrico incremento del tasso d’occupazione: ciò significa che le donne con figli passano dall’essere occupate all’essere inattive, ovvero non cercano più un nuovo lavoro ma escono dal mercato per non rientrarvi più.

La maternità determina una netta caduta di partecipazione: se prima della nascita di un figlio le donne che lavorano sono 59 su 100, dopo sono solo 43. E nel 90% dei casi il motivo della fuoriuscita dal mercato è l’esigenza di prestare cura e attenzione alla famiglia. Ciò avviene a causa del welfare familistico italiano: lascia vuoti che le donne sono costrette a colmare. E per farlo sono obbligate a sostituirsi all’offerta di servizi, soprattutto per quanto concerne la cura dei figli (ma anche di anziani e disabili).

A titolo esplicativo basti citare un dato di recente pubblicazione riguardo ai servizi per i bambini fino a 3 anni: in Italia solo il 23% di questi bambini va all’asilo, contro il 33% previsto dal trattato di Lisbona (da centrare entro il 2010!). Perché? Ovviamente perché è carente l’offerta di asili nido, e anche dove (dove?) è numericamente adeguata è economicamente insostenibile.

Il tradizionale concetto del doppio ruolo femminile è ormai rappresentato dall’espressione sandwich generation, termine che evidenzia lo stritolamento di una generazione di donne schiacciata tra esigenze di cura multiple e simultanee ed esigenze di carattere personale e professionale.

Occorre perciò definire strategie di conciliazione tra vita e lavoro, strategie ormai unanimemente riconosciute come fondamentali per innalzare il livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro: in questo senso è necessario tanto ampliare (ma sarebbe più corretto dire avere) quantitativamente e qualitativamente l’offerta di servizi per la cura familiare, quanto favorire il cambiamento culturale e la nascita di un nuovo atteggiamento mentale.


Tag:  Trattato di Lisbona, Sandwich generation, welfare, gender gap, conciliazione

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