Verba Volant, un’innovativa squadra di donne

Intervista a Marzia Camarda, fondatrice del progetto

di Sara Avesani

Pubblicato giovedì, 29 novembre 2012

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Marzia Camarda ha realizzato un’impresa completamente al femminile in campo editoriale, anteponendo a tutto una vera passione per la cultura nel senso più ampio del termine. Se le chiedi se si sente una donna di successo risponde: ”Se successo significa fare ciò che si ama e sentire di avere davanti possibilità potenzialmente infinite, allora certamente mi sento una donna di successo”.

Marzia, giovane imprenditrice torinese, con Verba Volant  ha raggiunto risultati eccellenti, in controtendenza rispetto alla media del mondo editoriale. Ci ha rilasciato un’intervista davvero ricca di entusiasmo, che non vi nascondo di averle invidiato. Buona lettura.

Di cosa si occupa Verba Volant?
Verba Volant è una società di servizi per l'editoria e per la comunicazione culturale di alto profilo
. E' piuttosto difficile descrivere in poche parole la nostra professione, che tra l'altro è in grandissima parte sconosciuta: diciamo che si tratta di aiutare gli editori a realizzare i libri che poi pubblicheranno. Questo può consistere nel tradurre e fare l'editing dei libri (cioè la revisione del contenuto e dello stile), ma può voler dire anche progettare la struttura del libro insieme all'editore, dargli forma, cercare gli autori (o a volte esserlo), farsi venire in mente nuovi argomenti o modi nuovi di comunicarli.
Lo stesso accade per gli eventi culturali: sviluppare nuove idee, valutarne la fattibilità, proporle alle istituzioni, creare contenuti intellettuali di valore sono tutte cose che fanno parte del nostro lavoro.

Come è nata?
Verba Volant è nata nel 2005
, ma il progetto si era fatto spazio nella mia mente già da molto tempo prima: semplicemente, quando si sono verificate certe condizioni abbiamo deciso che era il momento di fare il grande passo. E' stata anche un'occasione per verificare se era possibile dare vita a un modello di gestione aziendale alternativo a quello dominante, che mi sembrava avesse grossi limiti.

Hai costruito una squadra tutta al femminile: come mai questa scelta?
Non si tratta di una scelta programmatica, a dire il vero: la selezione è avvenuta naturalmente, per le peculiarità della professione. Il nostro lavoro richiede eclettismo, grande capacità di adattamento, precisione, una totale affidabilità, la capacità di assorbire (e donare agli altri, in un reciproco scambio) continuamente nuove competenze.
Ho provato a inserire in società anche degli uomini, ma quelli realmente in grado di tenere a bada la competizione, di fare squadra in maniera assoluta senza cadere nella presunzione di non avere niente da imparare dagli altri sono molto rari.
Purtroppo si insegna sin da bambini che per avere successo bisogna fare le scarpe agli altri, e diventa molto difficile far uscire le persone da questa dinamica. In un settore come il nostro, in cui la formazione dura anni e anni (e io stessa mi formo ancora costantemente) la "presunzione di genere" è una cosa che non ci si può permettere. Mi piacerebbe molto che gli uomini imparassero nuove modalità di collaborazione, secondo me ne trarremmo tutti vantaggio.
Collaboro con alcuni clienti (uomini) ultracompetenti, quindi so che questa strada è possibile: forse però si tratta di uomini particolarmente brillanti, che sono stati capaci di pensare modi nuovi, non stereotipati, di vedere le cose.

Quali iniziative innovative state portando avanti?
Un'infinità!Accanto alla parte più strettamente produttiva si accompagna sempre una parte di progettazione di nuove idee: nuovi libri, corsi, eventi culturali di ampio respiro, convegni, laboratori e così via.
Stiamo sviluppando anche i rapporti con l'estero (sono tornata da poco dalla Frankfurter Buchmesse  ed in generale viaggio molto per lavoro): è fondamentale sapersi confrontare con mercati diversi, il mondo è davvero sempre più piccolo! E' anche un'ottima occasione per mettersi alla prova e per imparare sempre nuove cose e nuovi linguaggi (anche in senso letterale): se come me si detesta la routine è l'Uovo di Colombo!
In generale, per politica aziendale, tendiamo il più possibile a preservare gli equilibri delle persone che lavorano insieme: per esempio abbiamo una cucina e si mangia tutte insieme, si fa insieme anche la pausa caffè, cercando di mantenere degli spazi di distensione, che favoriscono così la collaborazione e la convivenza serena. Tra le ultime iniziative che stiamo organizzando in questo senso ci sono la lezione settimanale di yoga nella sede della società e la nursery aziendale.

Ti senti una donna di successo?
Dipende che cosa si intende per successo: se successo significa fare ciò che si ama e sentire di avere davanti possibilità potenzialmente infinite, allora certamente mi sento una donna di successo. Questo è il grande dono della mia professione: con il tempo le possibilità di realizzare progetti e di andare nella direzione di ciò che mi appassiona si sono ampliate, vado scoprendo ogni volta nuovi obiettivi, confini più ampi, nuovi spazi espressivi e confronti sempre più stimolanti. Certo, ci vuole un lavoro enorme, ma dal mio punto di vista lasciarsi vivere sarebbe estremamente più faticoso.
L'altra faccia della medaglia è che con ritmi così serrati non si pensa mai di essere arrivati, c'è sempre qualcosa da fare, qualcos'altro da imparare o da progettare, tutto a ritmi sempre più veloci. Per quanto mi riguarda, comunque, questa è la parte del lavoro che mi appassiona di più: le mie colleghe mi prendono in giro perché penso sempre con minimo sei mesi di anticipo, c'è persino un periodo dell'anno in cui vado in giro con due agende, una dell'anno in corso e una di quello successivo!

Quali qualità personali ti hanno più premiata nella tua professione?
Credo che le qualità personali che più mi hanno premiata sinora (e spero che continuino a farlo) siano l'indipendenza di pensiero e la capacità di costruire legami molto forti. Penso che una parte molto consistente della solidità di Verba Volant dipenda dal fatto che non ho voluto uniformarmi alla media delle aziende, che tratta i collaboratori come se fossero tutti intercambiabili e pensa di non dover mai dare niente. Volevo fare una cosa diversa, perché mi sembrava che quel modello non funzionasse; in questo senso è fondamentale una grande fede nel valore etico del lavoro, e credo che nonostante le pressioni dall'esterno sia importante chiedersi: "che cosa è giusto?" e cercare di comportarsi di conseguenza.
Sono convinta che le persone che lavorano con noi sentano che crediamo in loro e nelle loro capacità di sviluppo, e questo genera un clima di fiducia reciproca che dura nel tempo.

Che cosa vorresti dire alle persone che vorrebbero intraprendere la tua professione?
Prima di tutto siate onesti con voi stessi: se non amate la cultura più di ogni altra cosa, fate qualcos'altro. In questo lavoro ci vanno un grande spirito di sacrificio e una enorme sete di conoscenza: più che di una professione si tratta un atteggiamento nei confronti della vita che richiede una grande disciplina interiore.
Ma se invece non potete fare a meno di leggere continuamente, se ogni campo del sapere vi attrae, se la fatica non vi spaventa e se scoprite di avere resilienza, ovvero la capacità di resistere alle sollecitazioni, allora dateci dentro: questo mestiere non vi stancherà mai.
Tenete presente che l'apprendimento durerà tutta la vita: da questo punto di vista il nostro mestiere è un elisir di eterna giovinezza. Come diceva Nazim Hikmet  in una sua celeberrima poesia: “Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. / I più belli dei nostri giorni / non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l'ho ancora detto."
E, aggiungerei, il più interessante dei libri / non l'ho ancora scritto.
Tag:  Marzia Camarda, Verba Volant, editoria, cultura, comunicare, azienda al femminile

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