We did it! What???

Donne nel mondo del lavoro: dove e quando, dalla gavetta al posto di comando (in cravatta)

di Mr. Milkomen

Pubblicato lunedi, 17 maggio 2010

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Il primo numero del 2010 dell’Economist era dedicato al sorpasso - negli USA - delle donne nel mercato del lavoro. La prima pagina era emblematica: una donna in tuta da operaio che mostra i muscoli e un fumetto con la scritta: we did it!
Ma le donne ce l’hanno fatta per davvero?

In USA ed Europa ce l’hanno fatta per lo meno a livello di partecipazione al mercato del lavoro. In Italia nemmeno quello. Basti pensare che il tasso di occupazione femminile è solo del 46%, trascinato in basso dalla situazione del Mezzogiorno. Purtroppo però non si tratta solo di un discorso quantitativo. Occorre fare un serio ragionamento sulla qualità dei lavori delle donne: c’è segregazione settoriale (per esempio le donne sono sovra rappresentate tra le maestre e non invece nelle professioni cui è riconosciuto un elevato status sociale), c’è un problema di differenziali salariali (le donne guadagnano meno a parità di occupazione e di livello di istruzione: per essere uguali devono essere migliori), esiste ancora il soffitto di cristallo (le donne non accedono ai vertici oltre un certo grado).
Inoltre escludere le donne dal mercato del lavoro denota l’esistenza di un sistema economico inefficiente, poiché possiamo facilmente supporre che i talenti siano equamente distribuiti nei due generi, ma se uno solo è rappresentato nei posti di vertice ciò implica uno spreco di risorse.

Infine l’arretratezza della situazione italiana si evince anche dalla poca attenzione dedicata a tale tematica e dalla quasi totale assenza di dibattito. Tanto per rendere l’idea del poco interesse che la società italiana dedica alle donne citerò un aneddoto raccontato durante un incontro alla Fondazione Corriere della Sera (Donne e parità, 9 febbraio 2009) da Simona Scarpaleggia (Vice amministratore delegato di Ikea Italia e presidente di Valore D) che ha vinto un premio per la sostenibilità della propria azienda. Nel momento in cui va a ritirarlo (unica donna presente) riceve in dono una cravatta. I premiatori erano così sicuri che nei vertici ci sarebbero stati solo uomini che non si sono neppure premurati di avere un regalo - perlomeno neutro - di riserva.
Sorriso amaro.


Tag:  IKEA, Valore D, Simona Scarpaleggia, Corriere della Sera, donne

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