A tu per tu con Alessandra Soresina

L’autrice di “Questa notte parlami dell’Africa” è ospite di Mondo Rosa Shokking per parlarci del suo romanzo, della sua esperienza in Africa e della vita delle donne in certi Paesi africani

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Ci sono esperienze della vita che ti segnano, che si imprimono indelebilmente nella mente e nel cuore, che invadono i ricordi e tornano a galla e che magari ispirano addirittura una storia da mettere nero su bianco dando vita ad un romanzo.
Alessandra Soresina, biologa quarantenne, dalle sue esperienze in Africa ha tratto spunto per dare vita al romanzo “Questa notte parlami dell’Africa” ed è ospite di Mondo Rosa Shokking per raccontarci qualcosa in più.

Ciao Alessandra e grazie per aver accettato di essere ospite di Mondo Rosa Shokking. Per iniziare ci racconti qualcosa di te e della tua vita?
Sono una persona normale con una sconfinata passione per la natura, i viaggi, l'avventura e lo sci.

Come è iniziato il tuo percorso professionale: con quali studi e con quali esperienze?
Andai in Africa la prima volta durante l'università. Studiavo biologia perché appassionata di genetica e microscopi e speravo di lavorare in un laboratorio di ricerca. Quel viaggio però mi cambiò profondamente! Tornata in Italia, cambiai il mio piano di studi e mi laureai con una tesi in zoologia sul comportamento dei daini. Il mio iter professionale post-laurea è stato un po' anomalo. Sempre con l'Africa nel cuore, trovai un'associazione di Milano che mi mandò, senza esperienza, a censire un'area costiera della Tanzania che stava diventando parco nazionale. Passai così i miei primi mesi in tenda a studiare i grossi mammiferi africani.
Purtroppo l'associazione fallì poco tempo dopo ma io, appassionata e determinata, decisi di portare avanti, insieme ad un collega, il progetto sui leoni già avviato. Sono stata responsabile di questa ricerca nel Parco Nazionale del Tarangire per molti anni. Dopo una breve esperienza nell'Himalaya nepalese, ho lavorato per due anni in un parco in Mozambico e oggi mi occupo di conservazione in vari paesi africani. Da quando sono sposata e  mamma, passo molto più tempo in Italia mi occupo della promozione dei miei progetti, della ricerca dei finanziamenti e dei contatti con gli sponsor. Sono anche expert member e consigliere di AIEA (Associazione Esperti d' Africa)
La neve è la mia altra passione. Sono maestra di sci e d'inverno riesco ad insegnare almeno un paio di mesi e a praticare freeride skiing.

Quello di scrittrice non è il tuo mestiere “principale”, giusto? Ma quale scintilla ti ha portato a scrivere?
Scrivo soprattutto per me stessa, mi serve per fissare immagini ed emozioni. Oggi ho capito che i libri hanno anche la funzione di promuovere i miei progetti africani. Passare molte ore isolata dal mondo, in luoghi che ispirano la scrittura, mi rilassa. Adesso con una bambina di due anni è diventato molto più difficile ma cerco di ritagliarmi degli spazi per continuare a farlo.

Nel tuo libro “Questa notte parlami dell’Africa” è scritto che le storie di Emma e Nuri sono ispirate a vicende reali. Quanto profondamente conosci la vita delle donne africane?
Il libro non parla della mia storia ma sono convinta che quel che si scrive deve trarre origine da qualcosa che si ha realmente vissuto. Solo così il racconto può scorrere ed essere credibile. In oltre 15 di Africa ho conosciuto molte donne ed è stato per me naturale scrivere un romanzo che parlasse di bellezza, di amore, di amicizia e di solidarietà. Una storia di donne con lo sfondo dell'Africa. Durante la stesura del manoscritto, mi sono resa conto di non riuscire a rappresentare tutti i dettagli che desideravo. Ho iniziato così una ricerca molto approfondita per poter descrivere la vita quotidiana di donne culturalmente molto distanti da me. Ho passato molto tempo tra le donne musulmane di Arusha in Tanzania e tra le donne maasai nei villaggi tra il Monte Meru e il Kilimanjaro. Ho potuto così scoprire i loro segreti più profondi, i loro pensieri, le loro abitudini. Cose che non avrei mai trovato nei libri o su internet. Molte situazioni, frasi, oggetti e luoghi che descrivo nel romanzo sono reali. Penso di aver conosciuto profondamente le donne che mi hanno aperto le loro case.

Nel tuo romanzo le vicende sono narrate molto bene e permetto di farsi abbastanza bene un’idea di come vivono certe donne in Africa. Eppure un sacco di aspetti quotidiani probabilmente sono difficili da descrivere, raccontare e far capire veramente, vero?
È così, bisogna superare i luoghi comuni e i preconcetti. Io stessa ne avevo. Ringrazio queste amiche perché, dopo aver passato molto tempo insieme, ho cambiato opinione sui loro usi, costumi e religioni. Mi hanno sempre trasmesso una forza incredibile... stranamente ho sempre ricevuto molto di più io di quanto non abbia dato a loro!

Secondo la tua esperienza in Africa, quanto è pulsante la voglia delle donne di libertà e di “modernizzazione”? Oppure in fin dei conti a loro basterebbero piccoli cambiamenti ma si sentono disposte a continuare a vivere secondo i loro rigidi usi e costumi?
Molte donne non sanno nemmeno cosa ci sia al di fuori dei confini dei loro villaggi fatti di capanne di fango... per loro tutto il mondo è come quello che vivono nel loro contesto. Del resto non è così anche per tutti noi? Non riteniamo "normale" tutto quello che appartiene alla nostra cultura? Le tradizioni sono più radicate di quanto non immaginassi. Dopo molte ore seduta per terra in una capanna fumosa riuscivano quasi a convincermi che avere 8-10 figli ed essere infibulata fosse normale. Nessuna delle donne che ho intervistato mi ha espresso il desiderio di voler rinunciare completamente alla propria vita. Erano curiose di conoscere la mia che però non capivano e criticavano in modo divertito.

C’è una storia di vita conosciuta in Africa che ti è rimasta particolarmente a cuore?
Risale alla mia prima esperienza lavorativa, a Saadani in Tanzania. Un ragazzo del villaggio mi regalò una gallina dicendomi che una donna bianca non poteva mangiare solo riso e fagioli per mesi...oltre al valore economico del gesto, in un posto dove la carne è un lusso, mi colpì l’amicizia di questo giovane. Mi allontanai con la gallina al guinzaglio , carica di emozioni, per la generosità dimostrata da chi aveva molto meno di me.

Quanto è vero che l’Africa “ti entra nel sangue e ti resta sulla pelle” dopo che una persona vive lì per un periodo?
L'Africa si ama o si odia e non ci sono vie di mezzo. Basta un secondo per innamorarsene. A me è successo così, subito.  “La violenza con cui la natura si manifesta, è ogni volta emozionante. Non esiste altro posto al mondo che riesca a stravolgerti i sensi come l’Africa”.

Con il tuo romanzo, quale messaggio ti sei prefissata di trasmettere ai lettori?
Nonostante la voglia di fuga e indipendenza che ho riscontrato in tutte le donne del mondo c'è un forte legame con le proprie radici e tradizioni. Anche quando si trova il coraggio per cambiare vita spesso si ricercano dei contatti con il proprio passato. Queste donne mi hanno fatto capire che la perdita di tradizioni, seppur primitive o radicali, equivale all'estinzione di un animale.

C’è una frase o un passaggio del libro che ami particolarmente e che ti andrebbe di citare come regalo per i nostri lettori, per cortesia?
Forse la frase riportata in copertina...che è quella che mi rappresenta di più: "tutto di me, anche la pelle, sa di Africa".

Per chi volesse conoscere ancor meglio Alessandra Soresina potete visitare il suo sito www.alessandrasoresina.com o il suo blog http://4gradisud.tumblr.com o trovarla su Facebook.
Tag:  Alessandra Soresina, Questa notte parlami dell’Africa, Edizioni PIEMME, Africa, Intervista, Storie vere

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