A tu per tu con Diego Galdino

Barista romanzo, il suo romanzo “Il primo caffè del mattino” è stato recentemente pubblicato da Sperling & Kupfer riscuotendo grande successo: una storia affascinante che ha conquistato i lettori con il suo romanticismo e la sua semplicità…

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Courtesy of Sperling & Kupfer
Massimo come ogni giorno è al bancone del suo bar romano, intento a destreggiarsi tra caffè, cornetti e chiacchiere, quando rimane colpito da una ragazza che entra nel locale.

Lei è Genevieve, una turista francese con splendidi occhi verdi, il viso cosparso di lentiggini e i capelli in disordine.

Parlano due lingue diverse e non riescono a comprendersi, ma dal momento in cui l'ha vista Massimo è rimasto frastornato da quella ragazza vestita di rosso. L'unico modo in cui può comunicare con lei è attraverso le cose che meglio conosce: caffè e cappuccini, con i loro sapori e i loro aromi avvolgenti. Peccato però che Genevieve beva the e non caffè!

Lei riesce a far sentire Massimo così disorientato, così confuso, così impacciato come lui non si era mai sentito prima; lui che invece con i suoi clienti è sempre espansivo e chiacchierone, lui che li conosce tutti benissimo e che va incontro ai loro gusti preparando per ciascuno un caffè che sembra quasi personalizzato.

La dolcezza del barista, affiancata al romanticismo e al fascino di Roma, riusciranno a far capitolare la timida e introversa ragazza parigina...?

Da dove è nata l'ispirazione per "Il primo caffè del mattino”?
Prima di rispondere ci terrei a ringraziarvi per avermi ospitato nel vostro bellissimo web magazine, farò il possibile per evitarvi una brutta figura con i vostri numerosissimi lettori. L’ispirazione per il romanzo mi è venuta osservando questo nostro mondo nel quale ormai si dà sempre meno importanza alle tradizioni, inglobando tutto e tutti in stereotipi senza identità, e una pacca sulle spalle o un abbraccio è spesso sostituito da un click e un “mi piace”. Così mi è venuta la voglia di raccontare una storia dove i sentimenti fossero messi in rilievo, dando la possibilità al lettore quasi di poterli sfiorare con le dita. E quale miglior posto di un bar di quartiere con i suoi caleidoscopici avventori per raccontare una storia d’amore, d’amicizia, di fratellanza, di battute senza peli sulla lingua in dialetto romanesco, ovviamente dette con il sorriso sulle labbra e accompagnate da un ‘volemose bene’?  

Il tuo protagonista è un barista, proprio come te. Perché questa scelta? 
Beh! Proprio come me non direi, lui è molto più giovane e piacente. A parte le battute, io sono solito immaginare il barista come il capitano di un veliero con al posto del timone una macchina del caffè, da dietro la quale scruta il mare nella speranza di vedere apparire da un momento all’altro un lembo di costa, un’isola sconosciuta, dei pirati o magari una sirena francese! Sarà perché, a differenza della maggior parte dei bar, il mio ha la macchina del caffè di fronte al cliente, così il bancone diventa quasi un loggione dal quale il barista - in questo caso io - osserva come uno spettatore fintamente disinteressato tutto ciò che accade sulla scena e prende nota di tutto, mentalmente, per poi scrivere i suoi libri.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Ce n’è uno in particolare a cui ti ispiri quando scrivi?
Io prima di essere uno scrittore, sono un grande lettore e quindi di scrittori preferiti ne ho molti. I primi nomi che mi vengono in mente sono Jane Austen, Nicholas Sparks, Ken Follet, Mark Levy, Guillaume Musso, Nicholas Evans, Rosamunde Pilcher, Judith McNaught, Paullina Simons e ovviamente Nicolas Barreau. Per quanto riguarda l’ispirazione, dopo aver letto Le pagine della nostra vita ho sempre considerato Nicholas Sparks la mia stella polare, ma nel caso de Il primo caffè del mattino, vista l’ambientazione della storia e la caratterizzazione dei personaggi un po’ alla Harry ti presento Sally, penso di avvicinarmi di più al genere della commedia romantica in cui eccelle l’autore franco-tedesco Nicolas Barreau.

Nel tuo libro c'è un messaggio nascosto tra le righe? Che cosa vorresti suscitare nei tuoi lettori?
Non mi reputo così bravo da lanciare messaggi o insegnare qualcosa alle persone che leggono i miei libri, io sono un favoliere per adulti, narro semplicemente una storia. È come se cercassi di raccontare un bellissimo film che ho visto cercando, con le parole giuste e senza dilungarmi, di far apparire nella mente altrui ogni fotogramma. Anche perché - non avendo la voce di Sean Connery - se mi attardassi troppo nel descrivere un vaso su una finestra rischierei di far addormentare dopo pochi minuti, o in questo caso poche pagine. Ecco, io nei miei lettori cerco di suscitare la voglia di maledire l’intervallo che divide il primo tempo dal secondo tempo.

"Il primo caffè del mattino" è stato pubblicato da una casa editrice molto nota ed è diventato subito un romanzo di cui molti parlano e scrivono: che effetto ti fa?
Da quando ho firmato il contratto con la Sperling mi sento come Oscar Diggs, il Mago del polveroso Kansan che vola con la sua Mongolfiera sopra il Regno di Oz. Vedo fatine dappertutto, castelli incantati e boschi pieni di fiori colorati e folletti, e allora penso preoccupato: “Cavolo questi aspettavano un vero scrittore!” Poi leggo le tante belle parole che decine di persone hanno speso per me e per il mio romanzo e capisco che forse, con un po’ di pratica, qualche trucco di magia riuscirò a farlo anch’io… E mi godo la mia favola sperando che nessuno mi svegli proprio sul più bello.

Quale è il complimento o la critica che più ti ha colpito e da chi ti è stato rivolto?
Il complimento più bello me l’ha fatto un signore nato a Roma e trasferitosi in America tanti anni fa, al quale la figlia ha spedito il mio romanzo. Dopo aver letto il libro questo signore mi ha mandato a dire dalla figlia che mi sarebbe stato eternamente grato perché per un pomeriggio l’avevo fatto “tornare a casa”. Fortunatamente, per ora, di critiche ne ho ricevute pochissime, ma una mi ha colpito forte al mento ed è stata dura incassare ed assorbire la botta, forse perché non mi aspettavo che il pugno arrivasse proprio dal mio angolo. Però, dopo aver sistemato il paradenti e rialzato la guardia, sono tornato subito al centro del ring come un Cinderella Man della letteratura che si rispetti, pronto a riprendere l’incontro.  

C'è già progetto in cantiere? Quali sono i tuoi progetti futuri in veste di scrittore?
Di storie da raccontare ne ho tante, credo di essere piaciuto per questo alla Sperling, ma per ora preferisco concentrarmi sul romanzo appena uscito che mi sta regalando tante soddisfazioni, e questa intervista con voi ne è un esempio. I miei progetti come scrittore sono quelli di diventare, in un futuro non troppo lontano, un po’ meno barista e un po’ più scrittore… Diciamo fifty, fifty!

Ci regaleresti una frase o un passaggio del tuo romanzo che ami particolarmente?
Sembrava sul punto di aggiungere qualcosa ma poi si fermò. Era la terza volta in tempi recenti che qualcuno stava per confidargli un segreto e poi si fermava, almeno questa era la sensazione di Massimo. Rimase in ascolto, ma lei si riscosse di colpo, cambiando tono: “Mannaggia a li pescetti!” “Ah, e questa chi te l’ha insegnata? A chi devo dare la colpa questa volta?” “Non si dice.”
Questo è il passaggio del romanzo in cui mi sono reso conto di essermi innamorato perdutamente dei due protagonisti della storia. Un po’ come mi accadde con Hugh Grant e Julia Roberts in Notting Hill, quando lui cerca di scavalcare il cancello e scivolando dice ‘Per dindirindina!’ 


9 aprile '13, Sperling & Kupfer
pp. 273
prezzo di copertina € 16,90
Tag:  Il primo caffè del mattino, Diego Galdino, Sperling & Kupfer, bar, Roma, commedia romantica

Commenti

03-06-2013 - 18:05:01 - Gaia
Il libro sembra molto interessante e anche l'intervista lo è!!
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