A tu per tu con Elisa Amoruso

Intervista alla giovane autrice del romanzo “Buongiorno amore” e regista del film “Fuoristrada” presentato allo scorso Festival del Cinema di Roma

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Elisa Amoruso
Nata e cresciuta a Roma, Elisa Amoruso ha una grande passione per la scrittura che coltiva sia come scrittrice che come sceneggiatrice. Inoltre allo scorso Festival di Roma è stato presentato anche il suo primo film “Fuoristrada” che ha raccolto un grande consenso da parte del pubblico.

Oggi Elisa è ospite di Mondo Rosa Shokking per raccontarci in prima persona qualcosa di se stessa e del suo lavoro.

Ciao Elisa e benvenuta su Mondo Rosa Shokking! Ci parli un po’ di te?
Sono nata e cresciuta a Roma e ho sempre avuto una grande passione per la scrittura. Già a 12 anni tenevo un diario quotidiano su quello che mi accadeva giorno per giorno. Dopo la laurea in Lettere - Spettacolo, ho portato avanti questa passione tentando le selezioni al CSC di Roma, sono stata selezionata e proprio allora è cominciata questa avventura della scrittura per il cinema, che è solo all’inizio.

Tu sei una sceneggiatrice e questo è il tuo primo libro. Come mai questo passaggio al ruolo di scrittrice di romanzi?
La mia insegnante di sceneggiatura al CSC, Gloria Malatesta, diceva spesso che ero prolissa come sceneggiatrice, che mi soffermavo troppo sulle descrizioni dei luoghi, o sugli stati d'animo dei personaggi... e per questo la mia scrittura si sarebbe ben adattata alla stesura di un romanzo.
Il romanzo con Newton Compton mi è capitato grazie a Francesca Mancini, allora editor della casa editrice, che, avendo letto alcuni miei soggetti e racconti, mi chiese di scrivere un romanzo per loro, su commissione, di genere sentimentale. Abbiamo avuto insieme un'idea che si basava su "One day" di David Nicholls, un libro che avevo amato molto, lei mi disse di scrivere qualche pagina da dare  in lettura all'editore, io elaborai una sorta di racconto di una decina di pagine in cui era contenuto il concept e la struttura del romanzo. Le pagine piacquero all'editore e mi fecero un contratto, da cui nacque “Buongiorno amore”.

Come è nata in te la passione per la scrittura e la sceneggiatura?
Fin da piccola ho sentito il bisogno di scrivere quello che mi accadeva nella vita. Ho avuto un insegnante di Lettere che mi ha incoraggiato molto e quindi mi sono lasciata andare, liberamente, al suono delle mie parole nella testa e al filo conduttore di racconti ispirati dalla realtà o del tutto immaginari.

Chi sono i tuoi maestri e le tue fonti di ispirazione?
Mi piacciono molto gli autori israeliani, Yehoshua, Grossman, Amos Oz, ma anche la letteratura nord americana e canadese, in particolare Jonathan Franzen e Alice Munro. Per quanto riguarda i capisaldi della letteratura, adoro gli scrittori russi, da Dostoevskij a Platonov, ma anche Virginia Woolf. Sono consapevole che per scrivere i miei romanzi, di genere sentimentale, i riferimenti non possono essere così alti, ma restano fondamentali nel mio background culturale. Un'autrice che amo per il modo in cui racconta i sentimenti e i rapporti tra uomini e donne, è Isabel Allende, o il primo Gabriel Garcia Marquez.

E i tuoi personaggi come nascono? Da dove prendi spunto?
Spesso prendo spunto da personaggi reali, persone che ho conosciuto davvero e mi hanno accompagnata per un tratto della mia vita, reinventandoli naturalmente e cercando di farli nascere dalla giusta commistione tra immaginazione e realtà.

Il personaggi di Agnese è molto ben costruito, ben descritto e raccontato, tanto che si riesce a immaginarla con facilità, come se fosse una ragazza che conosciamo personalmente. Con tutto questo realismo viene da domandarsi se hai messo in lei anche qualcosa di te stessa…
Essendo il primo romanzo, qualcosa di me è scivolato nel personaggio di Agnese, anche se poco a poco, mentre scrivevo, ho avuto la sensazione che anche lei vivesse di vita propria e per molti aspetti era davvero profondamente diversa da me: Agnese ha il suo modo di pensare, di parlare, di interagire con gli altri, in maniera autonoma e a volte sorprendente.

Quella di Agnese e Lorenzo è una storia che in realtà sboccia nella loro infanzia ma si concretizza solo un bel po’ di anni dopo, quindi un amore che resiste alla distanza e al tempo. Possiamo quindi dedurre che tu per prima credi nel vero amore e nel destino?
Credo molto nel destino e negli incontri fra le persone, raramente penso che quello che ci accade nella vita sia una pura concatenazione di coincidenze, ma forse questo dipende dal mio lavoro, dalla speranza e dalla volontà di costruire sempre delle storie di vita che abbiano un senso, unendo una catena di eventi e circostanze solo in apparenza casuale. Mi piace pensarla così e la ricerca del vero amore è la storia imperfetta che cerco di raccontare sempre.

Nei giorni scorsi c’è stata a Roma la prima del film “Fuoristrada” di cui sei regista. Ce ne parli un po’?
"Fuoristrada" è una storia d'amore non convenzionale, tra un meccanico transessuale e una donna rumena, che faceva la badante alla madre. E' la storia d'amore più forte che abbia mai incontrato ed è vera, quindi ho sentito il bisogno di raccontarla in un film documentario, che ne mettesse in risalto gli aspetti più vivi, cercando di trasmettere l'universalità del sentimento che unisce queste persone. Il film è riuscito, non solo perché è stato riconosciuto dalla giuria della sezione Prospettive al Festival di Roma, ma soprattutto perché la sala è stata piena per due giorni consecutivi e tutti quelli che lo hanno visto hanno sentito questo amore e condiviso le gioie e i dolori raccontati nel film.

Che cosa ami di più del tuo lavoro e quali invece sono le difficoltà più grandi che incontri?
Del cinema amo molto le riprese e il montaggio, grazie alla squadra di collaboratori e collaboratrici fidati che mi seguono in ogni mio progetto, da un film a un documentario a uno spot pubblicitario. Nella scrittura amo lasciarmi andare, abbandonarmi a tutti i pensieri, più frivoli e più profondi, che mi assalgono davanti al computer alle sei del mattino. Adoro scrivere all'alba.
Le difficoltà nel cinema sono sempre con la produzione, purtroppo; nella scrittura, devo essere sincera, al primo romanzo non ne ho ancora incontrate, a breve forse ne avrò nel secondo. Penso che la cosa più difficile per me sia sempre trovare il titolo.

C’è un passaggio del tuo libro che ami particolarmente o un aneddoto che ti va di condividere con i nostri lettori?
C'è un passaggio, trattato con un po' di leggerezza, ma che secondo me è emotivamente importante per il personaggio di Agnese. Agnese ha solo 12 anni e scopre con i suoi occhi il primo tradimento. E' legato alla mia prima idea di titolo del romanzo che in origine avrebbe dovuto essere "Crepacuore".

".... Poi tornò a guardare fuori, quella sagoma che si avvicinava lenta, nella notte.
C’era qualcosa di strano.
Mentre si avvicinava Agnese ebbe un attimo d’incertezza, ma rimase inchiodata alla finestra.
Aveva visto bene: c’era qualcuno con lui.
Si fermò nei pressi della villa spegnendo poco prima il motore.
I capelli della ragazza si muovevano nel vento e il vestito leggero splendeva nonostante il buio. La ragazza scese dal motorino con un’agilità che Agnese non aveva mai avuto. Lorenzo parcheggiò vicino al cancello e scese anche lui.
Erano immobili adesso, fermi, nel giardino e troppo vicini.
Agnese sentì che il suo cuore avrebbe potuto smettere di battere da un momento all’altro. Com’era successo a Cesare. Il cuore poteva fermarsi all’improvviso. Si poteva morire per un dolore forte, l’aveva letto sulla rivista scientifica Focus.
I giapponesi l’avevano etichettata come sindrome che colpiva principalmente le donne in età matura in preda a forte dispiacere, un dolore morale intenso e acuto, come la perdita di un amico, la morte di una persona cara, ma talvolta anche ciò che derivava da uno stress di natura diversa: una lite accanita, o una forte delusione, che poteva provocare malessere, svenimento e un dolore intenso al petto simile al dolore «stenocardico» che si prova in corso di un infarto. Si chiamava «crepacuore».
Agnese sentì che avrebbe potuto accasciarsi a terra nello stesso modo.
Ma la curiosità la tenne lì, vicino al vetro, senza darle la possibilità di spostare l’attenzione dalla scena che stava per consumarsi sotto i suoi occhi, a pochi metri da casa sua, a meno di un centimetro dalla sua sensibilità.
La ragazza fece un altro passo e mise una mano sulla sua nuca con una sicurezza invidiabile.
Lo attirò a sé e lo baciò, senza alcuna esitazione, senza incertezza nei movimenti.
Così facendo la sua figura armoniosa guadagnò un po’ di luce del lampione della strada.
I capelli striati di rosso, sciolti lungo la schiena, si mossero appena nel vento e il vestito azzurro di seta si materializzò sotto gli occhi di Agnese.
La ragazza era sua cugina Gilda.
Invece di fermarsi il battito accelerò.
La voce rimase spezzata in un sospiro.
Agnese chiuse la finestra.
Era ancora viva. Ma Nina era morta di crepacuore...."
Tag:  Elisa Amoruso, Intervista, Buongiorno amore, Newton Compton, Fuoristrada, Scrittura, Sceneggiatura, Festival del Cinema di Roma

Commenti

02-12-2013 - 10:34:39 - Camilla
Molto interessante! Il film mi incuriosisce molto, il libro invece l'ho già letto e apprezzato. Camilla
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