A tu per tu con Gianni Farinetti

Con Rebus di mezza estate lo scrittore piemontese ci racconta delle Langhe, dove in una calda estate un killer sembra agire indisturbato tra affascinanti personaggi. Un libro che si legge d'un fiato, dove la curiosità di arrivare alla soluzione si fa ogni pagina sempre più insistente

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Courtesy of Marsilio
Gianni Farinetti torna con un nuovo libro, che, come lui stesso ama definire, non è un giallo, ma più un romanzo con delitto.

Dopo Un delitto fatto in casa, L'isola che brucia, Lampi nella nebbia ( Marsilio), In piena notte, Prima di morire, Il segreto tra di noi (Mondadori), Regina di cuori e La verità del serpente (nuovamente per Marsilio) è tornato con Rebus di mezza estate, dove ritroviamo le campagne delle Alte Langhe care all'autore, una calda estate e molti personaggi che pian piano danno vita a una storia in cui un misterioso killer sembra muoversi indisturbato. Tra i nomi noti ai lettori di Farinetti, torna Sebastiano Guarienti, sceneggiatore di Bra (come il suo autore), che cercherà di risolvere il caso al fianco del flemmatico Maresciallo Buonanno, comandante della Stazione CC di Monesiglio.
 

Abbiamo incontrato l'autore, affascinante come i suoi personaggi e suoi luoghi, che descrive in maniera minuziosa. Con un riferimento importante all'architettura narrativa, fondamentale nella realizzazione delle sue storie, e una citazione di Oscar Wilde, abbiamo parlato di Rebus di mezza estate e non solo.

Gianni, scrivere un giallo non è da tutti. Tu vieni dal mondo della sceneggiatura e della pubblicità. Immagino che per dar vita a una storia come Rebus di mezza estate ci voglia una costruzione pensata e descritta nei minimi dettagli. Per te l'ispirazione da dove arriva?
Il mio è in realtà il desiderio di raccontare una storia,l'ispirazione sta lì, semplicemente. Non mi considererei nemmeno uno scrittore di gialli, i miei sono più romanzi con delitto, dove alla storia di base si appoggiano tanti fattori: una sorta di costruzione, di architettura che deve stare in piedi grazie alla precisione della narrazione. Forse il mio modo di scrivere è più anglosassone che italiano.

Infatti in questo libro come negli altri tuoi precedenti ci sono numerosi personaggi. Come si fa a tenere le fila e i legami tra essi per realizzare un romanzo come Rebus di mezza estate?
C'è una sorta di sedimentazione. L'idea di partenza ovviamente c'è, ma poi sono i personaggi stessi che in corso d'opera suggeriscono situazioni e soluzioni. Io lavoro per geometrie, non a caso ho studiato architettura... a ogni personaggio ne corrisponde un altro, per me è come costruire una casa. E molti dei miei personaggi rimangono nei miei lavori.

Infatti anche qui in ritroviamo lo sceneggiatore Sebastiano Guarienti (personaggio noto ai lettori abituali della saga Farinettiana). Quanto ti affezioni alle tue creature?
Mi affeziono molto. Alcuni personaggi, magari appena abbozzati nella prima stesura divengono via via più importanti, si "allargano". Come Umberto, il giardiniere di questo ultimo libro, che parte in sordina per poi prendere più importanza nella narrazione. I miei personaggi si scrivono quasi da sé.

Le figure che descrivi, così come i luoghi, hanno un che d'altri tempi, molto fascino e una particolare eleganza. E' una scelta precisa o naturale propensione?
Credo si tratti di naturale propensione. Sì, un po' di scelta nel ripensare la realtà c'è, ma è uno sguardo antico il mio, effettivamente naturale, o meglio, lo definirei contemporaneo ma con fascinazione.

Quanto tempo  hai impiegato per scrivere Rebus di mezza estate?
Un paio di mesi. La prima stesura è arrivata subito, era già solida nella mia testa, poi ovviamente ci ho rimesso mano, ho tolto alcune cose, ma poco. Ci ho lavorato l'estate scorsa. Scrivo con slancio e divertimento, e spero che anche per il lettore sia così nel leggere.

Tu come Sebastiano sei nato a Bra, in provincia di Cuneo. Racconti spesso di questi luoghi, come mai questa scelta?
Prima di tutto voglio dire che per me i luoghi non sono mai secondari. Ogni luogo ha il suo colore, la sua lingua. Io ho scritto anche di Stromboli e della Tunisia, ovviamente però devo prima respirare un luogo, conoscerlo, assaporarlo, sono maniacale nel descrivere il dettaglio, credo si noti leggendo i miei libri. Poi certo, nel caso della mia terra si tratta in particolar modo anche di un atto d'amore.

Nel tuo stile c'è anche molto humor all'inglese, come mai?
Sono sincero, anche qui si tratta di indole! Non c'è nulla di particolarmente studiato, mi viene naturale. Come dicevo prima forse sono effettivamente più "inglese" che italiano nel mio modo di scrivere, senza giudizi particolari, gli italiani però di solito hanno nella comunicazione uno spirito più greve, io vado su altri registri, e anche su altre letture di norma.
In ogni caso bisogna dire che è molto piemontese questo umorismo nero, tra gli abitanti nella mia terra è piuttosto frequente.

Un'ultima tua considerazione su Rebus di mezza estate?
Posso dire solo che c'è un grande amore per la campagna che racconto, che si vede, ma sempre con un certo distacco per non cadere nel sentimentale. Anche se ho da poco presentato il libro e un'amica mi in quell'occasione mi ha citato, ridendo, Oscar Wilde: - La campagna è quel luogo poco pulito dove le quaglie volano crude -.

 

29 maggio '13, Marsilio Editori
pp. 367
Prezzo di copertina € 18
Tag:  Gianni Farinetti, Rebus di mezza estate, Marsilio, romanzo con delitto, Alte Langhe, Sebastiano Guarienti, humor inglese

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