A tu per tu con la scrittrice e sceneggiatrice Anna Mittone

Dopo il successo di Quasi quasi m’innamoro, l’autrice di origine torinese è tornata in libreria e su Mondo Rosa Shokking con il suo nuovo romanzo, "Come ti vorrei"

di Laura Argelati

Pubblicato lunedi, 28 ottobre 2013

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Nata a Torino nel 1971, dopo una laurea in Lettere e Filosofia con una tesi sulla soap opera e le sue strutture comunicative, Anna Mittone ha intrapreso una carriera da sceneggiatrice, lavorando a numerose serie televisive e soap opera di successo tra cui “Un posto al sole”, “Capri”, “Questa è la mia terra”, “Amiche mie”, “Terapia d’urgenza”, “Distretto di Polizia”, “Un medico in famiglia”.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni PIEMME “Quasi quasi m’innamoro” e a settembre 2013 è uscito per la stessa casa editrice “Come ti vorrei”.

L’autrice torna ospite della pagine letterarie di Mondo Rosa Shokking per parlarci del suo romanzo, dei suoi personaggi femminili e anche di se stessa…


Buongiorno Anna, ci parli brevemente di te stessa per presentarti ai nostri lettori che ancora non ti conoscono?
Sono nata a Torino 42 anni fa (argh!) e a Torino sono cresciuta e mi sono laureata. L’occasione della mia vita è arrivata con “Un posto al Sole”, per il quale mi sono spostata a Napoli e grazie al quale ho scoperto che scrivere era la mia felicità. A Napoli ho vissuto per ben otto anni, ma dopo poco più di tre ho dovuto lasciare “Un Posto al Sole”: ero incinta di Elena, la mia prima figlia, e i ritmi della soap non erano compatibili con la maternità. Sul momento mi è parso un dramma. Ho pensato che non sarei mai più riuscita a lavorare, ma alla lunga si è dimostrata una grande opportunità: mi sono dovuta rimboccare le maniche, auto-promuovere (cosa che mi riesce difficilissima, essendo di natura timida e insicura) con i colleghi più anziani, ho affrontato sfide nuove e alla fine mi sono costruita una discreta carriera da free lance nella sceneggiatura televisiva. Per seguire il lavoro mi sono spostata da Napoli a Roma. Per seguire il cuore ho lasciato il mio primo compagno e costruito una composita famiglia allargata con il mio attuale marito, nonché padre del mio secondo figlio Oscar.

Quando hai iniziato a maturare un interesse per la scrittura e quando ne hai fatto una vera e propria professione?
Da piccola scrivevo orribili racconti in stile Liala, storie d’amore tra tormentate contessine e spavaldi scavezzacollo – di uno di questi, “Amore all’ippodromo”, temo addirittura ci sia ancora traccia in qualche cassetto a casa dei miei genitori! – ma scrivere non è sempre stato il mio chiodo fisso, ho coltivato abbastanza a lungo anche la passione per la recitazione, la regia, il cinema in generale, guidata da un’unica certezza: era in quel mondo che volevo vivere e lavorare. Tutta questa curiosità anche molto “laterale” al mondo della scrittura si è rivelata nel tempo molto fruttuosa: studiare recitazione, ad esempio, ha molto migliorato il mio approccio alla scrittura dei dialoghi, dandomi la misura dei fiati e insegnandomi l’importanza dell’intonazione. Il mio piacere per la scrittura (e per la lettura, due mondi che, a mio parere, viaggiano a braccetto) è diventato professione con la sceneggiatura televisiva e si è trasformato in qualcosa di più con i romanzi. Di più e di diverso, nel senso che la scrittura narrativa mi ha aperto mondi, sia a livello creativo che per quanto riguarda le metodologie di scrittura, quindi ha fatto di me una scrittrice in senso più ampio.

Nei tuoi libri e nei tuoi personaggi metti qualcosa di te stessa, della tua storia e della tua personalità?
Assolutamente sì! Non voglio fare una regola aurea, ogni scrittore è un mondo a sé, ma personalmente non sarei mai in grado di scrivere di qualcosa che non conosco almeno un po’ e, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi e nell’analisi dei loro stati d’animo metto molto di me stessa. Le protagoniste dei miei due romanzi, Consolata e Francesca, hanno entrambe, anche se in modo diverso, aspetti della mia personalità e raccontano brandelli della mia storia.

Quale è secondo te la difficoltà più grande per uno scrittore e quale la gioia maggiore?
Ogni scrittore incontra difficoltà diverse e gioisce di cose diverse. Nel mio caso la difficoltà più grande è il plot, ovvero la strutturazione di una storia. Sembra paradossale, visto il mio mestiere di sceneggiatrice che dovrebbe farmi sentire molto solida su questo punto, ma spesso ho in mente un personaggio, una situazione, addirittura dei dialoghi, un tema di cui voglio parlare, e poi fatico molto a mettere in piedi una storia vera e propria. Per questa ragione non credo sarei mai in grado di scrivere un giallo! La mia più grande gioia, invece, è rileggere a distanza di tempo una pagina che ho scritto e non riconoscerla, ovvero pensare che è proprio buona e poi solo dopo fare mente locale e ricordarmi che l’ho scritta io. In quei momenti ho la sensazione che ciò che ho scritto sia “diventato grande”, come un figlio che si stacca da noi e fa la sua strada nel mondo.
 

Courtesy of Piemme
E adesso
passiamo a parlare del romanzo “Come ti vorrei”: come è nata l’ispirazione per la storia che vede come protagonista Francesca?
La scintilla da cui è scaturito “Come ti vorrei” è nata ad Amsterdam, dove un paio di anni fa sono stata in vacanza per un weekend con alcune amiche per festeggiare i quarant’anni di una di noi che vive lì ormai in pianta stabile. Sono state quella piccola reunion e la festa organizzata dalla nostra amica, a darmi l’ispirazione. Da lì al romanzo vero e proprio ci sono voluti mesi, ma senza quel weekend forse non avrei mai avuto l’idea di partenza.

Se Francesca e Consolata (la protagonista di “Quasi quasi m’innamoro”) fossero reali, potrebbero essere amiche oppure farebbero scintille? E tu quale preferiresti avere come amica?
Ci ho dovuto pensare un po’, ma in definitiva… credo proprio di sì! Pur con le loro differenze sono entrambe, anche se in modo diverso, insicure e fragili, un po’ goffe e pasticcione, ma in definitiva molto determinate quando si mettono in testa qualcosa. Scegliere tra di loro è davvero difficile, come chiedermi di scegliere tra due figli!

Cosa pensi delle protagoniste femminili di alcuni romanzi create in modo da risultare troppo poco credibili e lontane dalle donne vere, esempi in cui difficilmente una donna riesce a rispecchiarsi e ritrovarsi?
Leggo moltissimo e di tutto, dai grandi classici ai romanzi di genere, compresi quelli cosiddetti “femminili” di cui fanno parte anche i miei. Alcuni mi piacciono di più, altri di meno e mi sono resa conto che quasi sempre ciò che non mi piace è la mancanza di onestà, ovvero quando un autore o un’autrice descrivono e analizzano qualcosa che non conoscono o non “sentono”, fabbricando personaggi che vivono e si muovono dentro una storia in modo finto o sconclusionato. Penso che questa finzione nella finzione sia immediatamente percepibile dal lettore, anche da un lettore non accanito, e contribuisca ad allontanarlo da ciò che sta leggendo, decretando che quel libro “è brutto” o “non mi ha preso” o “è incredibile”, espressioni che, a mio parere, raccontando proprio lo scollamento tra ciò che è riconoscibile e verosimile e ciò che non lo è.

Un libro che avresti voluto essere tu a scrivere?
Ogni riga partorita da Richard Ford, un autore che adoro, capace come nessun altro di un’ironia leggera e dolente.

C’è un passaggio del libro che ami particolarmente oppure una citazione da “regalare come aneddoto e monito” ai nostri lettori?
Ci ho pensato a lungo prima di scegliere, perché una delle pagine che amo di più – quella più “vera” in quanto ad autobiografismo – non è però di quelle più divertenti e potrebbe far apparire il romanzo più cupo di quello che è. Ma preferisco essere sincera.

“…quando apro l’armadio della mia vecchia camera dove tutto è rimasto esattamente come l’ho lasciato quindici anni fa partendo, e davanti agli occhi si materializza la mia giacca da sci ciliegia… bè, lì ho un tracollo. Quella ero io. Io in tutta la mia goffaggine, io dimenticata in cima alle piste, io innamorata senza speranza, io con i miei inutili quaderni di appunti, le mie opinioni sui libri che nessuno aveva letto e a nessuna interessava leggere, io che volevo essere notata e scomparire allo stesso tempo, io nuda nonostante tre chili abbondanti di piuma d’oca, nuda come lo si è a vent’anni, quando basta uno sguardo per annientarti. E capisco perché quella giacca è ancora nell’armadio, perché non l’ho mai buttata, perché non me ne libero adesso (…) capisco che quello che sono stata, da qualche parte in fondo a un armadio sarò per sempre. Irrimediabilmente”.
 
Puoi svelarci qualcosa in merito a nuovi progetti in cantiere?
Con gli anni sono diventata un po’ scaramantica e più attenta nello svelare i miei progetti J  E’ anche vero che, al momento, l’idea a cui sto lavorando per il nuovo romanzo è ancora molto confusa ed embrionale. Quello che posso dire è che molto probabilmente non sarà una donna la protagonista principale…
Tag:  Anna Mittone, Come ti vorrei, Edizioni PIEMME, Quasi quasi m’innamoro, Sceneggiatura, Scrittura, Serie televisive, Soap Opera

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