Anna Mittone. L'intervista

Abbiamo intervistato l'autrice esordiente di Quasi quasi mi innamoro, che ci ha parlato un pò di sè, del suo percorso da scrittrice e della protagonista del suo libro, il nuovo romanzo rosa edito dalla Piemme, in uscita domani 6 settembre in tutte le librerie

di Carlotta Pistone

Pubblicato lunedi, 5 settembre 2011

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Courtesy of Piemme Editore
Quasi quasi mi innamoro è il tuo romanzo d’esordio. Quando hai deciso di scriverlo e da cosa è nata l’idea di questa storia?
Ho avuto la fortuna di esordire come sceneggiatrice negli anni in cui la fiction italiana ha vissuto il suo momento di boom e per molti anni i miei ritmi di lavoro sono stati incalzanti, tanto da non lasciarmi tempo ed energie per pensare ad altro. Poi, all’incirca un paio d’anni fa, anche il mio settore è entrato in crisi e mi sono improvvisamente trovata di fronte a mesi d’inattività. Così, dopo un primo momento d’iniziale sconforto – diciamo pure panico! – ho deciso di usare quel tempo per cimentarmi in qualcosa di nuovo, mettermi alla prova con un diverso tipo di scrittura. Sono partita dall’idea di un romanzo femminile (o “rosa” o chick-lit che dir si voglia) perché io stessa ne sono sempre stata un’avida lettrice e ho subito pensato ad una storia d’amore “immaginario”,  perché  quella di fantasticare sui dettagli di un fortuito e folgorante incontro con Brad Pitt, George Clooney o Luca Zingaretti è tutt’ora una delle mie attività preferite nel tempo libero. Detto ciò, per parecchie settimane ho girato a vuoto senza riuscire ad andare oltre le trenta righe fino a quando una sera, per puro caso, ho visto una puntata di X Factor…

La protagonista del tuo romanzo rappresenta una sorta di caso umano, è quasi un personaggio caricaturale che raccoglie un po’ tutte le moderne sfortune tipiche dell’universo femminile. Ci puoi raccontare in breve la tua Consolata?
Rispetto a Bridget Jones o altre eroine del genere rosa, Consolata ha un tratto di solitudine molto più marcato. Non ha praticamente amici, non fa un lavoro appagante e nemmeno divertente, non abita in una grande metropoli, nessuno l’invita a party o serate fuori. E’ molto meno glamour, ma non per questo meno ironica, soprattutto nel riconoscere la follia del sogno a cui si è aggrappata.

Ad un certo punto del romanzo la protagonista si innamora di un personaggio particolare, una star della televisione. Come mai hai scelto proprio Morgan, l’ex-leader-dei-Blue-Vertigo nonché conduttore di X-Factor?
Tutti quelli che leggono il romanzo pensano che io sia una fan di Morgan della prima ora e abbia semplicemente trasferito su Consolata le mie fantasie amorose! In realtà Morgan non lo conoscevo affatto, sono incappata in lui per puro caso. Il mercoledì – giorno della messa in onda di X Factor quell’anno – è la serata che il mio compagno dedica al calcetto e io a giocare a vegeto sul divano con il telecomando in mano. Devo ammettere che, appena l’ho visto, qualcosa in lui mi ha ispirata. Grazie a lui Consolata, la sua famiglia e la sua storia hanno preso forma quasi per magia dopo settimane di stallo.  Naturalmente andando avanti nella scrittura ho cominciato a sentire la sua musica, vedere e rivedere le sue apparizioni televisive, frequentare i suoi concerti, ho conosciuto molte sue fan e mi sono fatta l’idea che, più ancora che il fascino, l’intelligenza o il carisma ciò che colpisce in Morgan, e lo fa amare, sia la sensazione di essere di fronte a un uomo che non ha paura di mostrare la sua sofferenza ed è capace di comprendere e abbracciare anche quella altrui.

Quanto hai messo di Anna in Consolata? E, di contro, quali caratteristiche possiede Consolata che avresti voluto avere anche tu?
I tratti autobiografici in Consolata sono molti. Primo tra tutti la tendenza a fantasticare sempre e su tutto, che mi accompagna da quand’ero ragazzina e che è la mia via di fuga nei momenti difficili, la fonte d’ispirazione per il mio lavoro, ma anche un modo un po’ bislacco per vivere molte vite in una… E poi io cado sempre. Anche da ferma e soprattutto quando non dovrei: sugli scaloni di teatri d’opera, camminando verso il ristorante al primo appuntamento, mentre esco sbattendo la porta dopo una discussione difficile. Dopo molte storte ed altrettante figuracce ho deciso di abolire le scarpe con i tacchi, ma siccome continuo a ruzzolare anche dalle ballerine temo che presto dovrò procurarmi un bastone da passeggio!

Fin dalle prime pagine del libro si nota l’utilizzo di una struttura narrativa e stilistica particolare, che poi caratterizza tutto il romanzo. Come mai hai scelto questo tipo di scrittura e che impatto/influenza dovrebbe avere sulla lettura e l’interpretazione della storia da parte del lettore?
Quando ho cominciato a scrivere, la prima persona mi è venuta naturale, mentre quella di non usare o usare pochissimo i dialoghi in forma diretta è stata una scelta, quasi un modo per liberarmi di anni di dialoghi scritti per le sceneggiature. Quello che ho cercato di raccontare è il mondo dal punto di vista di Consolata, quello che lei raccoglie e rielabora di ciò che la circonda, un mondo quindi non necessariamente di fatti e di virgolettati intesi in senso giornalistico, come parole riportate esattamente così come dette. La mia speranza è che chi legge si senta il più possibile Consolata e per trecento pagine viva con lei e come lei.

Secondo te le giovani donne del XXI secolo hanno ancora voglia di innamorarsi e di sognare l’amore, quello vero? In merito a questo argomento, centrale nel tuo romanzo rosa, quale messaggio vorresti trasmettere alle lettrici?
E’ possibile vivere senza sognare almeno un po’? Io non credo ne sarei mai capace!  Certo bisognerebbe saper sognare restando con i piedi per terra, senza perdersi quanto di bello abbiamo nella realtà, perché alla fine è con la realtà che dobbiamo fare i conti. Consolata ad un certo punto si perde decisamente nel sogno, è qualcosa che può capitare a tutti, ma con questo non voglio dire che sia la strada per la felicità.

E ora parliamo un pò di te...

Cosa rappresenta per Anna un romanzo?
C’è una frase di Erri De Luca che amo molto al riguardo: i romanzi sono il luogo dove l’esperienza del mondo trova un ordine ed un senso.

Quando hai sentito di essere stata morsa per la prima volta dal talento per la scrittura?
A dodici anni ho scritto il mio primo racconto, una tormentata storia d’amore in tre pagine tra un’ereditiera ed un fantino!

Libro e autore della tua vita
Sicuramente Proust e “La ricerca del tempo perduto”.

Cosa vuol dire per una donna avere un figlio nel 2011?
Un’immensa fatica! I figli richiedono tempo, energie, responsabilità, impegno e personalmente devo ringraziare uno stuolo di nonne, zie e babysitter se sono riuscita a coniugare la nascita dei miei due figli con il lavoro e la carriera.

Una città in cui vivere e scrivere
Parigi. D’autunno. Vestita di nero al tavolino di un bistrot con una Moleskine e un cafè au lait davanti.

Come s’inserisce la scrittura nella tua vita personale e lavorativa di ogni giorno?
Per coniugare impegni familiari e lavorativi mantengo ritmi sabaudi: accendo il computer intorno alle dieci e lo spengo alle sei di sera. Non sono mai riuscita a scrivere di notte e ho sempre cercato di evitarlo nei fine settimana, che sono dedicati alla famiglia, tanto che il mio compagno mi prende in giro dicendo che, per fortuna, la mia ispirazione ha orari impiegatizi!

Progetti letterari in cantiere per il futuro?
Nella mia mente Consolata è ancora viva e chiede di essere raccontata. Non escludo un seguito…

Anna in tre pregi e in tre difetti
Pregi: generosa; ottimista; leale
Difetti: perfezionista (il mio compagno direbbe ossessiva, del tipo Chi ha spostato di mezzo millimetro il posacenere sul mio tavolo??!); golosa repressa (perennemente a dieta, non ordino niente al ristorante poi mangio dai piatti degli altri); con spiccata tendenza al comando (si fa come dico io e basta! Ma dovendo organizzare famiglia, casa, lavoro qualcuno deve pur prendere delle decisioni, no?)


Guarda il BOOKTRAILER di Quasi quasi mi innamoro

E leggi la RECENSIONE del romanzo in DALLA LIBRERIA ROSA SHOKKINGSA  

 
Tag:  Quasi quasi mi innamoro, Anna Mittone, Piemme, chick-lit, Morgan, solitudine, anteprima

Commenti

29-11-2011 - 11:41:05 - Farfalla
Libro orribile, mi spiace ma non ci siamo
06-01-2012 - 12:59:03 - paola
delusione totale libro osceno.
06-01-2012 - 14:51:23 - Antonio57
Sono un buon lettore, da almeno un libro settimana. Onnivoro. Non riesco a comprendere gli altri commenti. Io l'ho trovato delizioso, la scrittura, la freschezza, L'IRONIA, mi hanno davvero conquistato e permesso di dimenticare, almeno per qualche ora, le orribili notizie di cronaca, di politica, di economia. un libro proprio divertente, spero davvero che ci sarà un seguito
14-03-2012 - 15:42:34 - nadia 69
vorrei che tutte le mie amiche lo leggessero perchè è proprio divertente è dai tempi di tre uomini e una barca che non sghignazzavo cosi leggendo un libro
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