Antonella Mecenero e La roccia nel cuore. Prima parte

Una intervista raffinata e ricca

di Sabrina Minetti

Pubblicato lunedi, 18 novembre 2013

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Courtesy of Interlinea Edizioni
Abbiamo intervistato Antonella Mecenero. Una conversazione lunga e interessantissima. Per non perderne neanche un pezzetto ve la proponiamo in due puntate.

La tua passione per la scrittura sta ricevendo ottimi riconoscimenti. Come è iniziata e come si è sviluppata la tua avventura nel mondo della scrittura?
Ormai sono più di dieci anni che scrivo. Ho iniziato per caso, per farmi compagnia, nei primi giorni di università, quando ero in una città nuova, non conoscevo nessuno, avevo un computer, ma non una connessione internet. Nel giro di poco tempo ho capito che non si trattava di un passatempo passeggero, ma di qualcosa che volevo dal profondo del mio essere. Dato che il mio motto è “se vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla bene”, una volta laureata mi sono iscritta al Master in Tecniche di Narrazione della Scuola Holden di Torino, perché sentivo la necessità di avere anche una base teorica. Questo, credo, ha generato in me un particolare senso di responsabilità: dopo tanto tempo e tante energie investite devo per forza impegnarmi al massimo perché le mie storie incontrino i lettori! Per un’esordiente sconosciuta questo vuol dire partecipare a concorsi letterari, perché oggi è il modo più rapido per essere letti da giurie qualificate e poter vedere i propri scritti pubblicati. Io sono stata molto fortunata, perché i miei racconti sono stati inclusi in antologie ben distribuite (Giallo Lago, Delitti d’acqua dolce, le antologie della collana Mondi Incantati) o in pubblicazioni specializzate come Giallo Mondadori o SherlockMagazine e infine ho avuto la possibilità di pubblicare un romanzo La roccia nel cuore con Interlinea Edizioni.
Non è cambiato, però, lo spirito con cui scrivo. Scrivo ciò che vorrei leggere, storie che possano fare compagnia durante un viaggio, in una sala d’aspetto o, perché no, mentre si aspetta di farsi nuovi amici in una città ancora sconosciuta.

Il protagonista dei tuoi gialli è un investigatore sui generis…
Padre Marco è un prete molto particolare. Ha sempre vissuto all’interno di strutture ecclesiastiche, prima in seminario e poi in università, dove si è dedicato a studi storici. Alla soglia dei quarant’anni il calo vocazione e una certa curiosità per il mondo lo portano a diventare parroco di un paesino sul Lago d’Orta, Pella. Padre Marco arriva quindi nella comunità come un alieno, senza alcuna esperienza, ma con uno sguardo acuto e privo di preconcetti.

Per trovare i colpevoli bisogna saper indagare nelle anime?
Non mi interesserebbe il genere giallo, se le indagini non avessero come oggetto le anime.
Al di là di questo, la scelta di avere come protagonista un prete è stata ponderata a lungo perché temevo di andare a creare un doppione di tante figure che in letteratura e in televisione esistono già.
Quello che mi intrigava era avere un personaggio che fosse allo stesso tempo inserito e estraneo alla comunità di cui fa parte, legato a una ritualità e a delle abitudini che vengono viste da molti come desuete o inutili. Padre Marco, inoltre, è uno studioso del mondo antico, è in grado di pensare in latino o in aramaico, ma è calato in un mondo dove si comunica via twitter o con sms.
Per me sceglierlo come protagonista è stato un modo per ragionare sul senso della spiritualità e delle storia. Via via che il personaggio prendeva forma, mi colpiva sempre più il suo modo sincero di vivere la fede, ma non privo di dubbi, e la malinconia con cui guarda il resto della società, da cui si sente sottilmente escluso.
Credo di essermi affezionata tanto a padre Marco proprio perché è, per ovvie ragioni, diversissimo da me, quindi ogni riga scritta su di lui è un viaggio alla scoperta di un territorio sconosciuto. Oltre che del romanzo, padre Marco, infatti, è protagonista anche di due racconti pubblicati nelle antologie Delitti d’Acqua Dolcee Giallo Lago.

Cosa puoi dirci del tuo romanzo La roccia nel cuore, senza svelare troppo?
La comunità di un piccolo comune sul Lago d’Orta, in Piemonte, è sconvolta dal suicidio di un adolescente.
Sono solo due le persone che non pensano che quella morte sia stata volontaria: il nuovo parroco del paese, padre Marco, e un compagno di scuola del ragazzo morto, Gabriele, quindicenne, ateo e appassionato di fisica. Iniziano così due indagini parallele, condotte da due personaggi che, almeno all’inizio, si detestano cordialmente. Pian piano la patina di serenità che sembra avvolgere il paese, si disgrega, facendo emergere segreti e malanimi. Gabriele e padre Marco dovranno capire che, nella strada verso la verità, più che le risposte contano le domande.

Bene e male. Due poli opposti o due metà unite in un tutto?
Parafraso in questo caso il pensiero di padre Marco, nel quale mi riconosco. Il demonio non ha gli zoccoli né la coda e non c’è alcun bisogno di evocarlo con strani riti esoterici. Esiste abita i luoghi oscuri della nostra mente. Forse, nascosto nella testa di ciascuno, c’è un brandello d’inferno che freme per prendere il sopravvento.

Quali sono i tuoi modelli di scrittura? Cosa più apprezzi in ognuno di loro?
È difficile, in questi casi, fare un elenco che non sia chilometrico. Di certo la mia giallista di riferimento è la francese Fred Vargas, che sa partire da luoghi e situazioni reali per condurci a altre totalmente oniriche con una grazia e una gradualità che il lettore, spesso, neppure si accorge del passaggio. È convinto di leggere di un delitto avvenuto nella Parigi dei nostri giorni e poi si trova coinvolto in una caccia al vampiro o nella realizzazione del filtro dell’eterna giovinezza. Nel mio romanzo ho cercato un equilibrio simile tra descrizione della realtà e percorsi mentali dei personaggi, dato che il mondo non è ciò che esiste, ma ciò che percepiamo.
Per il resto gli autori a cui mi ispiro sono i più vari. La mia autrice preferita in assoluto è Ursula Le Guin di cui adoro la prosa limpida e duttile, in grado di adattarsi alla materia che in quel momento sta trattando. Da lei cerco di imparare proprio la versatilità dato che, nei racconti, mi piace variare spesso stile e genere.
Infine, se dovessi citare quello che secondo me è il miglior manuale di scrittura, allora dovrei dire che non è un manuale, ma si tratta de Le postille al Nome della Rosa di U. Eco. In poche pagine c’è già tutto quello che uno scrittore deve sapere.

Sei una giallista, ma da lettrice,  quali sono i libri che preferisci?
Sono  onnivora, spazio dai manga ai premi nobel.
Il filo conduttore della mie letture è il fatto che tutte mi portano in luoghi inaspettati. Non importa che siano i mondi impossibili di Borges, le cacce all’assassino nella Londra vittoriana di Sherlock Holmes o i segreti della storia che ci svela Marguerite Yourcenaur, voglio che la letteratura mi porti dove non potrei mai andare, anche se so che nei libri non posso trovare altri che me stessa.

Segue…



30 maggio '13, Interlinea - Collana "Gli Aironi"
pp. 179
prezzo di copertina € 15
Tag:  Antonella Mecenero, La roccia nel cuore, Interlinea Edizioni, Lago d’Orta. Gialli, prete investigatore

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