Chiara Moscardelli. L'intervista (la seconda)

Curiosiamo nel secondo libri di Chiara, La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)

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Eccoci faccia a faccia con Chiara Moscardelli. Il suo secondo libro ha una pennellata di giallo che nel primo mancava e le abbiamo rivolto qualche domanda per scoprire da dove è arrivata l'ispirazione e cosa l'ha portata a questo nuovo romanzo.

Com'è nata l’idea che ha dato vita a La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)?
L’idea è nata perché ho sempre adorato i thriller con le storie d’amore. Sognavo di vivere le stesse avventure che vivevano le protagoniste. L’eroina che si trova improvvisamente nei guai, o è testimone di un omicidio e deve essere protetta da un uomo, un poliziotto, un avvocato, di cui inevitabilmente si innamora. Ho voluto far vivere quell’esperienza anche alla mia protagonista, che guarda caso si chiama come me!

È un giallo ma anche un romanzo rosa. Quale parte prevale maggiormente e perché hai deciso di dargli maggior spazio?
Beh, credo sia bilanciato. All’inizio prevale decisamente la parte non propriamente rosa, ma quella della vita di Chiara. Una Chiara single e con i suoi soliti amici. Poi nel mezzo incontra il commissario e lì c’è qualcosa di rosa. Mentre alla fine ho dato maggiore spazio allo svolgimento del giallo. Spero di essere riuscita in ogni parte.

Cosa ti ha ispirato, da un punto di vista creativo, per la costruzione di questa trama?
Tutti i film visti, troppi! Anche le serie televisive come Criminal Minds. Ma di certo i romanzi di Joe Lansdale, Giorgio Faletti, Jo Nesbo, Andrea Vitali.

Come mai usi il tuo vero nome per la protagonista?
Perché il primo romanzo era un mémoire. La storia della mia vita. Con il secondo ho voluto dare una nuova vita a Chiara Moscardelli. Se la meritava, dopo gli insuccessi sentimentali del primo!

L’(auto) ironia della protagonista è anche la tua? Cosa si nasconde dietro?
L’Autoironia mi ha salvato la vita in più di un’occasione. Bisogna sempre riderci sopra, aiuta ad avere il giusto distacco dalle cose, dalle situazioni. Dietro si nasconde la voglia di non abbattermi mai. Sento che se riesco a ironizzare su tutto, allora ce la posso fare ad andare avanti. Quindi sì, io e Chiara abbiamo la stessa ironia.

Quali sono state le maggiori difficoltà nello scrivere questo romanzo?
 
 
Sicuramente le parti gialle. Sono scritte in terza persona, mentre le altre in prima, e sono dal punto di vista maschile. L’intreccio mi ha messo in difficoltà e avevo paura di non riuscire a tenere il ritmo, di annoiare il lettore. Però è stata anche la parte più divertente, proprio perché era la più difficile.

Qualche progetto per il futuro?
Beh, una nuova avventura per la Moscardelli e Garano!
Tag:  La vita non è un film, Chiara Moscardelli, Einaudi, Volevo essere una gatta morta, stalker, commissario di polizia, serial killer, amore

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