Eleonora Molisani. L'intervista

Sono tanti gli aspetti che colpiscono de Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, un libro breve ed efficace che usando la forma del racconto parla dei mali del terzo millennio, senza fronzoli o falsi moralismi. E' un libro sicuramente atipico che ha il potere di non lasciare indifferente chiunque lo legga. Ne abbiamo parlato con l'autrice

di Carlotta Pistone

Pubblicato lunedi, 15 dicembre 2014

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Come sono nate le storie che racconti ne Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, prima, e il libro che le racchiude, poi?
Sono nate dall’amore per la parola. Sono esercizi sul linguaggio che faccio da sempre. Le persone leggono sempre meno, cercano letture veloci, perché la vita che facciamo è furiosa. Ho voluto assecondare l’esigenza dei lettori moderni, già diventata abitudine, di privilegiare letture capaci di trasmettere messaggi forti nel minore spazio e tempo possibile. Ho avuto poi la fortuna di incontrare un editore disposto a dare fiducia a questo piccolo progetto di raccontare il mondo contemporaneo attraverso piccole storie che appartengono a tutti e a nessuno.

Nel tuo libro la morte è una costante. Quella fisica, dell’anima, dell’amore, provocata o autoinflitta, improvvisa o cercata, altisonante o silenziosa. Come viene vissuta la morte nel terzo millennio?
La mia opinione, personalissima, è che finché nella nostra vita la morte rimane un concetto astratto, continuiamo a illuderci che ci sia sempre tempo, e spazio, e occasioni, per realizzare quello che vogliamo. Ma non è così: chi ha avuto la sfortuna di toccare precocemente la morte con mano, chi convive direttamente con la prospettiva della morte o chi l’ha vissuta o la vive per interposta persona, sa benissimo che la fine può coglierti proprio quando pensi di averla fatta franca; che non si è mai davvero preparati alla morte. La maggior parte delle persone, ed è quello che ho voluto mettere nel libro, vive senza la consapevolezza della morte. Ma solo chi non la sottovaluta e si fa trovare pronto, riesce a vivere intensamente e con consapevolezza ogni istante della vita.  

L’immagine scelta per la copertina rispecchia la particolarità del libro. Qual è il suo significato?
Ho chiesto a un artista contemporaneo molto apprezzato, Angelo Formica, di leggere le storie e di creare qualcosa che le rappresentasse. Nelle sue opere c’è spesso la commistione tra sacro e profano, tra dolcezza e orrore, e la Sirena di Cuori è il simbolo dell’ambivalenza e dell’inquietudine di questi tempi: la donna metà umano e metà pesce esprime infatti la seduzione ambigua, che promette l’estasi e regala la dannazione. Che attira irresistibilmente e poi porta grandi sventure.

Ogni racconto è preceduto da una frase, citazioni di grandi autori, non solo scritturi, che fungono da cappello alla storia. Come mai hai deciso di inserirle e perché proprio quelle?
Sono una “citazionista”: ogni volta che scrivo o penso qualcosa mi viene in mente che qualcuno l’ha detta prima di me, e molto meglio di me. Ho scelto frasi che rappresentassero un distillato dei messaggi contenuti in ogni storia. E poi volevo portare un po’ di poesia in un libro, dimostrando che la poesia non appartiene solo ai poeti: non a caso gli autori delle citazioni sono anche scrittori, giornalisti e cantautori.

Oltre alle storie, a colpire è lo stile narrativo, che non è per nulla giornalistico, come ci si sarebbe banalmente potuto aspettare da una giornalista. Qual è il tuo rapporto con la scrittura e cosa significa per te scrivere?
Leggere è da sempre una mia grande passione. E da sempre mi colpisce la prosa di chi non ha il timore reverenziale della parola. Amo gli scrittori che buttano nelle pagine materia incandescente, che scuote, fa riflettere, lascia sedimenti in chi legge. E poi mi piace la sperimentazione: fin da piccola gioco con le parole, come un burattinaio, ne subisco il fascino ma mi piace anche manipolarle, perfino maltrattarle, se serve a comunicare emozioni, a evocare suggestioni. Per rendere il significato che ha la scrittura nella mia vita prendo in prestito le parole di Alda Merini. Lei diceva: “I fogli bianchi sono la dismisura dell’anima, così chi scrive si compone, lettera su lettera, affinché qualcuno lo legga, ma nessuno impari nulla”. Ecco, io non ho scritto per distrarre o intrattenere lettori, e neanche per insegnare qualcosa. Mi basta che chi legge dica: “Quello che hai scritto mi ha colpito” e poi ascoltare il perché. 

Prossimi progetti letterari in cantiere?
Il mercato dei libri sta cambiando e io sono sempre interessata alle trasformazioni. Ci sono tante cose che si possono sviluppare in questo settore, e per fortuna esistono editori lungimiranti come Priamo & Meligrana, per esempio, sensibili alle nuove proposte e disposti a valutare e magari investire in nuovi progetti editoriali. 

Hai delle presentazioni in programma per la fine di quest’anno e l’inizio del nuovo?
Il 20 dicembre sarò a Pescara, a gennaio a Bologna, ma siamo ancora in fase organizzativa, quindi preferisco rimandare chi è interessato al destino de Il buco che ho nel cuore ha la tua forma ai miei spazi social, con tutti gli aggiornamenti (@NaturalBornRaW ed @emolisani su twitter e Natural Born Readers and Writers e la pagina dedicata al libro su facebook). 


Tag:  Eleonora Molisani, Il buco che ho nel cuore ha la tua forma, Priamo & Meligrana, racconti, terzo millennio, citazioni, linguaggio, intervista

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