Elisa D’Ospina. L'intervista

Abbiamo fatto qualche domanda curiosa a Elisa D'Ospina

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Courtesy of Giunti
Sei una modella “Curvy”. Cosa significa esattamente questo termine e come sei entrata a far parte di questo mondo? È davvero così spietato come si dice?
Curvy significa formoso. Sono entrata per caso qualche anno fa. Quando a 15 anni provai ad entrarci nel mondo della moda mi dissero che con la mia fisicità al massimo potevo andare a pulire i bagni. Dopo dieci anni da quell'incontro mi proposero di diventare modella per taglie forti, ed eccomi qui. Il mondo della moda è spietato tanto quanto il mondo del lavoro in genere. Né più né meno.

Nel tuo libro racconti come da adolescente il rapporto con il tuo corpo non fosse dei più felici e, anzi, era fonte di forte stress e insicurezza. Come hai fatto a superare lo scoglio e imparare ad accettarti?
Ascoltando chi voleva davvero il mio bene. Ho smesso di ascoltare tutti gli input che arrivano dall'esterno che alle volte massacrano solo per il gusto di farlo. Ho iniziato a volermi bene quando ho capito che il nostro "io" è l'unico compagno di vita sicuro che abbiamo :)

Sempre di più si vedono ragazzine… bambine… che sembrano donne. Curate allo sfinimento, truccate e vestite come veline, con fisici asciutti e ossa sporgenti. Fino a che punto le ragazze di oggi sono condizionate dagli stereotipi che ci vengono inculcati? Come fare per evitare che si auto-demoliscano come persone?
Iniziando a star vicino loro come persone. Far capire che l'apparenza non è tutto. Non possiamo sempre dare colpa al sistema mediatico: esistono anche le famiglie che devono vigilare sui ragazzi, specie nell'età adolescenziale.

Sei in prima linea per la sensibilizzazione a temi quali anoressia e bulimia. Secondo te cosa manca oggi per ridurre il numero di casi? Cosa dovrebbero fare i genitori per prevenire?
Manca cultura e informazione.

Nonostante la grande attenzione mediatica degli ultimi anni… il mondo Curvy viene veramente preso in considerazione o i pregiudizi sono sempre presenti e difficili da combattere… perché alla fine l’apparenza è tutto?
Già che utilizziate il termine "curvy" fa capire che la rivoluzione è in atto. Nel 2007 ero quasi l'unica a livello mediatico che ne parlava. L'apparenza nella nostra società è in primo piano, ma penso che la bellezza non abbia canoni rigidi. Per molti uomini la donna morbida è molto più attraente di quella più magra. Per fortuna non esiste solo il pensiero della moda.

Ti sei laureata in scienze della comunicazione (con specializzazione in Psicologia) e hai aperto uno studio con tuo marito. Lavori come modella e in più collabori con TV, radio e giornali. Con quale lavoro ti identifichi maggiormente?
Con la comunicazione e la scrittura. Ciò che porterò avanti anche nel mio futuro. La scrittura in particolare mi accompagna da quando ho 6 anni, scrivevo poesie. Oggi mi sono riavvicinata a lei, tra noi c'è amore-odio.

Che progetti hai per il futuro?
Continuerò le mie battaglie contro gli stereotipi femminili e andrò avanti con la sensibilizzazione dei disturbi alimentari. Vivo molto alla giornata, quindi non faccio programmi a lungo termine. Ma le mie lotte sono un punto fermo nella mia vita.
Tag:  Una vita tutte curve, Elisa D’Ospina, Giunti, I’m not a fashion victim, modella, taglia 48, campagna contro i disturbi alimentari

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