Fernando Coratelli. L'intervista

In una chiacchierata che tocca le corde della curiosità senza svelare troppo circa la trama, l'autore de La resa torna ospite delle nostre pagine letterarie con il suo ultimo romanzo, che ha di gran lunga superato le già alte aspettative su di esso riposte prima della recente uscita per Gaffi

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Estate 2013, 11 giugno, Milano. 4 kamikaze si fanno esplodere poco prima della dieci di mattina, in 4 punti nevralgici della città. Questo lo scenario inquietante e decisamente attuale con cui si apre il tuo romanzo. Quando e perché hai deciso di cominciare a scrivere La resa?
L'idea ha cominciato a ronzarmi già all'indomani dell'11 settembre. Però poi la definizione di trama e personaggi l'ho avuta dopo l'attentato londinese del luglio 2005.

Il libro ruota attorno all’esistenza post-attentati di alcuni personaggi le cui vite, già legate, si intrecciano ancora di più. Qual è la loro prima, forte reazione nella veste di sopravvissuti?
La reazione è quella dello sgomento unito a una certa spettacolarizzazione. È un effetto che vissero anche i newyorkesi la mattina degli attentati. Ci ricordiamo tutti quegli assembramenti sotto le torri prima che crollassero, tutti naso per aria e telecamere a riprendere. Solo quando le torri si sbriciolarono, e poi nei giorni seguenti, tutti presero coscienza reale dell'accaduto, e i sopravvissuti capirono di esserlo.

Tu credi nel destino? E tuoi protagonisti?
Sono ossessionato dalle coincidenze, o dal caso, o dal destino. Non so però se ci credo. I protagonisti del romanzo, invece, hanno una visione differente tra loro. Agata forse ci crede, Teresa e Tommaso se lo domandano, Andrea di certo non ci pensa.

Di fronte a una tragedia collettiva si tende a voler esternare e condividere con altri la propria opinione, è difficile non schierarsi e prendere una posizione da un punto di vista umano, sociale e politico. Con il tuo romanzo credi di essere riuscito a dare il giusto spazio a più forme e tendenze di pensiero?
Spero di sì. Era il mio obiettivo. Non volevo e non credo di avere dato risposte ma al contrario ritengo di avere insinuato dubbi, del tipo: tu lettore al posto dei vari personaggi cosa avresti fatto? Sei sicuro di potere giudicare se non ti trovi in una situazione simile?

C’è un personaggio che incarna meglio di altri la voce dell’autore?
Di primo acchito verrebbe da rispondere Tommaso. Però posso affermare con certezza che Tommaso non collima con me. Perlomeno non nella disillusione nichilista che si porta appresso.

Cos’hai provato quando ti sei svegliato la mattina dell’11 giugno? Ti ricordi cos’hai fatto quel
giorno?
A essere onesto no, non mi ricordo.

Qual è il significato del titolo La resa?
È il senso di resa che nell'ultimo decennio accompagna un po' tutto l'Occidente, una resa al frantumarsi delle idee, all'incapacità di dare una risposta alle crisi economiche e valoriali. La resa finale all'accidia e all'inanità del Vecchio Continente che tossisce gli ultimi spasmi di un potere ormai inconsistente.

Ora qualche domanda da Sabrina Minetti, autrice per MRS di una bellissima recensione al tuo romanzo:
 
Arrendersi significa difendersi o attaccare?
Temo né l'una né l'altra cosa. Forse significa solo lasciarsi scivolare addosso la vita, la Storia.

La prima resa della tua vita?
Forse quando mi sono iscritto a giurisprudenza. Allora non ebbi la forza di combattere.

Per cosa non sei disposto ad arrenderti?
I proclami mi mettono sempre ansia, quindi non dirò per cosa non sono disposto a arrendermi. Posso dire che ci sono cose per cui combatto più di altre. Una di queste è la scrittura.

Torniamo a noi, Fernando. Durante l’estate hai programmato qualche presentazione?
Domani, sabato 27 luglio, presento il romanzo a Sarzana, poi se ne riparlerà in autunno – farò un tour, da Milano a Torino, da Roma a Bari ecc.

Prossimi progetti letterari in cantiere?
Ho un romanzo quasi terminato e un altro appena cominciato. Dici che può bastare?

A parte La resa, che mi permetto di consigliare vivamente io, c’è un tris di libri – magari di genere differente – che vorresti proporre ai nostri lettori da portare sotto l’ombrellone?
Di sicuro consiglio NW di Zadie Smith, mi è piaciuto parecchio. Poi suggerirei due romanzi italiani pubblicati da piccole case editrici, di cui non si parla spesso e che invece meriterebbero più attenzione. Sono Metamorph di Giuseppe Casa e La misura del danno di Andrea Pomella.
Tag:  La resa, Fernando Coratelli, Gaffi Editore, attentati islamici, Occidente, servizi segreti, Milano, intervista

Commenti

30-07-2013 - 12:54:55 - fabio
interessante!
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