Fernando Coratelli, come se fosse un libro

In attesa della Degustazione letteraria del The Village Doc Festival alla libreria Gogol & Co. di Milano

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Fernando Coratelli
Dai un titolo alla tua vita:
Domanda di riserva? Dare un titolo alla vita è come pensare a una iscrizione funeraria. Se invece fosse necessario allora il titolo sarebbe Lavori in corso.

Se tu fossi un libro, che immagine metteresti in copertina?
Beh, lascerei fare ai grafici, magari a Giuseppe Incampo che ha illustrato il mio Quando il comunismo finì a tavola. Direi che a ciascuno il suo mestiere, io sono incapace di trovare immagini, infatti scrivo e non disegno.

E nella quarta di copertina, che testo ci sarebbe?
Mi piacciono le quarte con frasi brevi, secche, non sproloqui in cui ci si perde. Perciò metterei: Lavori in corso è la storia di un operaio della parola.
 
E a chi faresti scrivere la prefazione?
Le prefazioni sono la cosa più triste che si trovi su un libro. Bistrattate e quasi mai lette, specchietti per le allodole nel disperato tentativo editoriale di vendere una copia in più aggiungendo un nome appena di un gradino sopra quello dell’autore. No, nessuna prefazione: se si affonda si affonda da soli.

Una citazione che ti rappresenta:
“C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo.” (Baudelaire)

L'incipit di Fernando, editor, direttore editoriale e scrittore:
Fernando è nato davanti al mare, sulla costa levantina, ma da 15 anni ormai si dibatte nelle limacciose acque dei Navigli. Dopo avere provato l'ebbrezza del cococo, cocopro, cocosù e cocogiù nelle redazioni editoriali ha pubblicato due romanzi ed è in attesa che veda la luce il terzo. Nel frattempo, per non stare al buio, codirige una rivista letteraria online “Torno Giovedì”, tuttavia lo si vede in giro anche negli altri giorni della settimana.

Come si è sviluppata la tua carriera? Raccontaci la trama, in breve.
È già tutto condensato nell'incipit che ti ho dato. Ho iniziato a lavorare nella redazione Feltrinelli, poi ho fatto il freelance e infine ho aperto uno studio editoriale. Al contempo, su una linea parallela nelle poche ore che mi rimanevano dopo avere letto e editato gli altri, scrivevo (e scrivo) le mie storie.

Un colpo di scena/uno snodo importante che ha fatto la differenza nel tuo percorso lavorativo.
Sono stati due gli snodi. Il primo quando ho conosciuto Erri De Luca e grazie a lui ho cominciato a lavorare in Feltrinelli. Il secondo è stato quando ho conosciuto Franz Krauspenhaar, grazie al quale devo un certo salto editoriale come scrittore.

Protagonisti e comprimari della tua avventura professionale:
Tanti, pochi, troppi, nessuno. So che farei dei torti a citarne qualcuno e dimenticarne altri. C'è una pletora di personaggi (del resto a me piacciono i romanzi corali) che in vari momenti mi sono stati a fianco, altri che lo sono ancora, qualcuno che ha mi ha sfiorato ma ha lasciato un segno.

Fernando Coratelli: quali sono i tratti distintivi del suo “personaggio”? Cosa lo rende inconfondibile e cosa lo avvicina agli altri?
Tratti distintivi, inconfondibili... devo dirti che a questa domanda non so rispondere e non mi va neppure di cimentarmi. “Chi si loda si imbroda” per citare un detto popolare. Non lo so, non saprei né dare dei tratti miei assoluti né di paragone con altri. Come un buon operaio sono al contempo aziendalista e rivoluzionario.

Nelle storie preferisci gli incipit o i finali?
Se dovessi risponderti “entrambi” vale? Diciamo che mi piacciono parecchio gli incipit che in qualche modo si uniscono ai finali. Spesso leggo la prima frase di un libro e l'ultima. Se mi sembra che ci sia un legame, se mi pare di cogliere subito un climax compro il romanzo senza neppure leggere le quarte e/o i risvolti di copertina.

Se Fernando non fosse diventato uno che scrive che lavoro avrebbe fatto?  
Sempre un mestiere in cui si scrive. Forse avrei fatto il giudice giudicante. Quello mi sarebbe piaciuto.


Quali sono gli ingredienti del tuo ultimo romanzo, Quando il comunismo finì a tavola (2012, Caratteri Mobili)?
Una manciata di ironia, una buona dose di autoironia, un pizzico di amarezza, un pomodoro rosso (ovviamente), due personaggi e parecchia storia dell'ultimo trentennio italiano e non solo.

E quindi: quando il comunismo finì (a tavola)?
Direi che c'è finito negli anni Ottanta, ma già a fine anni Settanta si è apparecchiata la tavola.

In Quando il comunismo finì a tavola fai il tifo per i cibi semplici e genuini, e rifuggi dalle sofisticazioni: un pranzo ideale per Fernando Coratelli?
Antipasto di frutti di mare crudi, di primo spaghetti al pomodoro, capperi e basilico, per secondo un piatto di affettati e salumi. Frutta e caffè – dolce niente ché non mi piace.

Il libro che Fernando non ha (ancora) scritto:
Tutte quelle storie che mi passano per la testa e che – come un sogno notturno – dimentico un attimo dopo quando prende il sopravvento un'altra storia.

Fernando volta pagina e...
...si rimette a scrivere.

E infine: c’è una casa, c’è uno studio e ci sono tanti libri sugli scaffali della libreria. Se tu fossi un libro, quali volumi vorresti alla tua destra e alla tua sinistra?
Sperando che in questo caso destra e sinistra non abbiano valore politico, direi che alla mia sinistra metterei alcuni classici (ne avrei davvero troppi, ma butto lì quelli che mi vengono subito in mente): Kafka, Camus, Baudelaire, Cervantes, Fenoglio e Brancati; alla mia destra i contemporanei ancora in vita: Don DeLillo, Philip Roth, McEwan, Moresco e Mariás.


Fernando Coratelli presenterà "Quando il comunismo finì a tavola" l’1 giugno, alle 18,30 alla libreria Gogol & Co., via Savona 101 - Milano, durante le Degustazioni letterarie del The Village Doc Festival: conversando con l’autore e assaggiando prodotti genuini di produttori biologici campani.
Tag:  Fernando Coratelli, Quando il comunismo finì a tavola, Caratteri Mobili, libreria Gogol, The Village Doc Festival

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