Franco Vanni. L'intervista

Abbiamo intervistato l'autore de "Il clima ideale" (edito da Laurana Editore) per scoprire qualcosa in più sul suo romanzo d'esordio, sulle ambientazioni che ha scelto e sui personaggi fuori dell'ordinario che lo popolano

di Carlotta Pistone

Pubblicato lunedi, 26 ottobre 2015

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Courtesy of Laurana Editore
Buongiorno Franco, e benvenuto sulle pagine virtuali di Mondo Rosa Shokking. Prima di addentrarci nella storia spendiamo qualche parola sul titolo del tuo romanzo d’esordio. Cosa si intende – nel contesto del libro – per “clima ideale”? Chi è e cosa fa la persona che questo clima ideale lo crea?
Nel romanzo il clima ideale è quella serie di condizioni esterne, a volte casuali, che permettono a chi ha commesso un crimine di farlo dimenticare e crearsi una nuova vita. Come l’uomo in copertina, che nasconde la pistola dietro la schiena e si gode il cielo sereno.

Come nasce “Il clima ideale”? Quando e perché hai deciso di scrivere questo libro?
Viaggiando e lavorando, nel corso degli ultimi anni, mi sono accorto che piano piano la storia prendeva forma da sola nella mia testa. Quando mi sono accorto di avere in mente un abbozzo di trama, mi sono messo a scrivere tutto di filato. Fino a quel momento, non avevo nemmeno mai preso appunti. Né tantomeno avevo mai pensato di scrivere un romanzo. Una volta cominciato a scrivere, a completare la prima stesura ho impiegato dodici giorni, non consecutivi.

Michele, il tuo protagonista, è un personaggio molto particolare, non solo per il lavoro che svolge, ma anche per le sue abitudini di vita. Quanto vi assomigliate? C’è qualcosa di lui che sarebbe piaciuto pure a te avere?
Michele è l’anti giornalista. Il suo lavoro è creare informazioni false, per depistare la stampa. Da cronista, mi sono divertito a creare un personaggio che fosse il mio “negativo fotografico”, che stesse dall’altra parte della barricata. Per altri versi, Michele invece mi somiglia: è milanese, è poco più giovane di me (io ho 33 anni, lui 31), ama viaggiare in moto. E qui veniamo al punto: gli invidio la vecchia Moto Guzzi Le Mans 850 prima serie! Non si trovano più, se non a un prezzo folle.


Franco Vanni
Parte del tuo romanzo è ambientato nei Paesi dell’Ex-Jugoslavia del presente e di un passato piuttosto recente. Cosa ti lega a questi luoghi e quanto lavoro di ricerca ti è costata la parte che li riguarda?
Ho visitato i Balcani nel corso di alcuni viaggi in moto, con mia moglie e con alcuni dei miei più cari amici. In Bosnia, come in Serbia e in Albania, ho lasciato il cuore. Una volta tornato a Milano, mi sono messo a studiare la storia recente di quei Paesi, comprese le guerre degli anni Novanta, che fanno da sfondo alle vicende de “Il clima ideale”. Una volta finita la prima stesura del romanzo, la ho inviata agli studiosi dell’Osservatorio Balcani Caucaso, che mi hanno aiutato a verificare la verosimiglianza storica del racconto.

Durante la lettura, a un certo punto, mi sono accorta che, a parte Michele di cui abbiamo già parlato, non c’è un personaggio “normale”. Chi per un motivo, chi per un altro, sono tutti sopra le righe, fuori dall’ordinario (e di testa J). Tra i principali impossibile non citare nonno Folco… Quanto ti sei narrativamente affezionato a lui? Io, da lettrice, tantissimo!
Alla costruzione del personaggio del nonno ho dedicato cura e attenzione. Nella figura di Folco ho concentrato il meglio dei miei due nonni, che non ci sono più. Si chiamavano entrambi Franco, come me, e a loro ho dedicato il libo. Mi è stato di grande ispirazione anche conoscere Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, che da poco ha compiuto 90 anni: Folco ha il suo senso dell’umorismo e la sua propensione all’azione.

Un po’ prima della metà del libro dedichi alcune – belle - pagine al racconto di un famoso episodio di Formula 1. Mi ha colpito perché, pur spezzando il filo della storia proprio mentre la storia sta prendendo forma, non disturba, anzi. Come mai lo hai inserito?
Io in realtà sono molto appassionato di Moto Gp, poco di Formula 1. Ma per Senna ho una sorta di venerazione. Merito del mio amico Tommaso de Mojana, che la “S” di Senna se l’è addirittura tatuata su un braccio. Un paio di anni fa mi ha chiesto se avessi mai visto la gara di Donington ‘93. Da allora, guardo la sintesi della gara ogni settimana su Youtube. È davvero incredibile.

Nel tuo romanzo si parla anche di Milano. Che rapporto hai con questa città?
Direi un rapporto totale. Ci sono nato, come anche i miei genitori e i miei fratelli. Ci sono cresciuto, senza soluzione di continuità. Niente anni all’estero, niente Erasmus. Da quando ho compiuto 18 anni, penso di non avere mai passato lontano dalla città più di 20 giorni di fila. Facendo il cronista, poi, ho sviluppato una conoscenza della città che definirei “professionale”. Come tutti i milanesi, ogni tanto mi lamento della mia città. Ma se è qualche non milanese a lamentarsene, mi sento ferito.

C’è un canzone o un album che potrebbe essere la perfetta colonna sonora de “Il clima ideale”?
Nel testo, i personaggi ascoltano musica. Per fare la colonna sonora, basta mettere in fila le canzoni che “suonano” nelle pagine del libro: Creedence Clearwater Revival, Piero Ciampi, i Nirvana, i Fugazi, i Pantera. Come selezione può sembrare un po’ schizofrenica, ma rappresenta i vari momenti della storia.

Ti va di consigliare ai nostri lettori tre libri che secondo te andrebbero letti almeno una volta nella vita?
Senza pensarci troppo: Bad Chili di Joe Lansdale, l’Avversario di Carrère e Uno Studio in Rosso di Conan Doyle. Oppure, in alternativa a Sherlock Holmes, uno a caso dei quattro gialli di Scerbanenco con protagonista Duca Lamberti.

Hai qualche presentazione in programma che vuoi segnalarci?
L’elenco aggiornato si trova sul sito www.ilclimaideale.it

Prossimi progetti letterari in cantiere?
Mi piacerebbe scrivere un giallo classico: poche pagine, il cadavere all’inizio e l’assassino alla fine.

Oltre al sito - www.ilclimaideale.it - e alla pagina fb dedicati a “Il clima ideale”, curi anche insieme ad alcuni amici un blog incentrato su una tua passione. Ce ne parli brevemente?
Certo! Come dicono gli inglesi: grazie della domanda. Ne vado orgoglioso. È un blog di pesca, si chiama Anonima Cucchiaino. Il sito è www.anonimacucchiaino.it. Lo curo assieme a Pietro, Francis e Jacopo, amici veri e compagni di pesca eccezionali. Francis è anche un bravissimo batterista, suona nei Cereal Killers, la mia band preferita. L’Anonima è una cosa a cui tengo tantissimo, nata ai tempi del liceo e cresciuta negli anni assieme a noi. Pescare è stupendo, farlo con i miei compagni è un vero privilegio.
P.s. Per il sito del libro, devo ringraziare Carlo Vagliani ed Emanuele Vittadini, che lo hanno creato e che lo aggiornano. Per la pagina Facebook il merito è di Veronica Bonalumi, editor e ufficio stampa della casa editrice Laurana. Grazie ragazzi!

Se volete conoscere meglio Franco Vanni e il suo bellissimo romanzo "Il clima ideale" ascoltate Rock'n'Roll Radio stasera, 26 ottobre '15 dalle 18.30. Franco sarà infatti ospite della trasmissione radiofonica Shokking Culture condatta da me e Marta Casanova, in onda tutti i lunedì sera



settembre 2015, Laurana Editore
pp. 285
prezzo di copertina €16,00
Tag:  Franco Vanni, Il clima ideale, Laurana, Balcani, lobbista, vendetta, Milano, intervista

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