Incontro con Raffaella Romagnolo. Seconda Parte

Ecco la seconda parte dell’intervista all’autrice de La Masnà, in libreria con un nuovo emozionante romanzo, Tutta questa vita, spaccato adolescenziale dei giorni nostri filtrato attraverso gli occhi e la voce della sedicenne protagonista

di Carlotta Pistone

Pubblicato giovedì, 28 novembre 2013

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Raffaella Romagnolo
Mondo Rosa Shokking ha incontrato alcuni giorni fa Raffaella Romagnolo, un incontro da cui è nata una bella e intensa intervista.  

Leggi QUI la prima puntata dell'intervista - pubblicata ieri, mercoledì 27 novembre - e di seguito la seconda parte.

In Tutta questa vita, così come nel precedente La Masnà, hai dato vita a una bella e ampia carrellata di personaggi femminili. Li consideri per questo romanzi al femminile?
No, credo di poterti rispondere di no. La Masnà più che altro è un romanzo a focalizzazione femminile, perché tutta la vicenda è raccontata o focalizzando personaggi femminili o assumendone il punto di vista di una donna. Il fatto è che nelle saghe famigliari – ma non solo – in genere la focalizzazione è mista, anzi, più spesso maschile, quindi la tendenza comune è di prendere come grado zero quest’ultima, una non-focalizzazione  dalla quale partire per valutare la prospettiva di un romanzo. Così, quando si legge una storia dove a prevalere è il punto di vista di una o più donne, viene spontaneo domandare se si tratti di un romanzo al femminile. Nel caso di Tutta questa vita, la focalizzazione è per forza femminile perché a parlare in prima persona è una ragazza. Ma non mancano figure maschili di un certo peso – che a dire il vero non tratto tutte benissimo, come il papà e il nonno – con le quali credo e spero di aver dato un certo equilibrio alla narrazione.

Sbaglio o tutte le figure femminili del romanzo partono avvolte da un’aura non proprio positiva, ma nel corso della narrazione e nel loro contesto – come madre, figlia, innamorata, moglie, lavoratrice, amica – hanno modo di riscattarsi?
Sì, è proprio così. Bisogna sempre tener conto che si tratta della percezione che Paoletta ha del comportamento degli altri e che, soprattutto all’inizio, il suo rapporto con la madre è molto conflittuale, anche perché a quell’età è piuttosto normale andare quasi a cercare il litigio con i propri genitori, nel suo caso con la mamma, in quanto è con lei che si relaziona maggiormente ed è su di lei che concentra tutta la sua energia negativa. Con il padre, invece, praticamente non esiste alcun tipo di rapporto, una figura paterna che, si potrebbe dire, brilla per assenza emotiva nel suo quotidiano. Tutta questa vita è anche la storia di come, nell’arco dei tre mesi che vengono raccontati, Paola capisce chi è sua madre e il lettore con lei. Senza rivelare troppo della trama, alla fine questa donna ricchissima e bella, che è stata estromessa dalla sua azienda e alla quale vogliono farla sotto il naso, con un bambino disabile da crescere verso il quale prova un grande senso di colpa, dimostra di avere parecchio coraggio e ne esce fuori come un’eroina. La sua è una figura fortissima, ma Paola lo scopre solo poco alla volta.
La nonna, invece, è un personaggio secondo me molto divertente, questa signora, che si è macchiata di una sorta di peccato originale avendo scelto da giovano i soldi all’amore, e poi ci mette mezzo secolo per rimettere le cose a posto…

Nonostante vari indizi sul quando – ai giorni nostri – e sul dove – immagino una cittadina vicina a una città più grande, nel Nord Italia – come mai hai deciso di non collocare precisamente l’ambientazione della storia?
Volevo uno spazio che avesse una forte valenza simbolica per il lettore. In Tutta questa vita esiste l’oasi di pace, con le ville dove abitano i ricchi e il Golf Club. Poi si attraversa la strada, c’è una zona artigianale, quindi il complesso di condomini popolari del villaggio Le Margherite. Questo utilizzo dello spazio è stato fondamentale per far venire fuori il concetto di lotta di classe e dar modo a Paoletta di allontanarsi dalla sua pomposa realtà per farla entrare e per farle capire un mondo e un modo di vivere totalmente diversi da quelli a cui era abituata. Inoltre, connotando troppo l’ambientazione, dando un nome alla città in cui si svolgono queste vicende di speculazione edilizia e inquinamento, sarebbero saltate fuori tutta una serie di implicazioni che necessariamente avrebbero spostato l’attenzione da quelli che invece per me dovevano rimanere i punti centrali del romanzo.
D’altronde, anche quando la storia viene ambientata in una città specifica, subentra sempre l‘aspetto finzionale proprio della narrazione, perché è lo scrittore che fornisce chiavi di lettura e indizi affinché il lettore percepisca quel luogo in modo ben preciso che, però, difficilmente corrisponde alla realtà.

A chi pensi quando scrivi, ovvero, quando scrivi lo fai per stessa o per i lettori?
L’idea iniziale, che ad esempio può essere un’immagine, una scena o un personaggio, è qualcosa di fortemente intimo, di molto tuo, che pensi abbia comunque una possibilità narrativa e abbia le carte in regola per diventare un veicolo attraverso il quale far arrivare qualcosa a qualcun altro. Poi il grosso del lavoro consiste nel prendere quest’idea e trasformarla in una sorta di moneta di scambio con chi legge, in modo che dall’investimento emotivo dello scrittore, se è valido e ben strutturato, venga fuori una storia in cui anche il lettore è disposto a investire emotivamente. L’attività dello scrittore, infatti, consiste sì nell’esprimere se stessi, tirare fuori ciò che si ha dentro, ma è anche e soprattutto un’attività comunicativa. Dall’altra parte è dunque fondamentale che ci sia qualcuno che collabori, e quel qualcuno è il lettore, che deve fare la sua parte e immaginare storie, luoghi e personaggi.

Quante delle letture di Paoletta, da Harry Potter ad Anna Karenina, sono o sono state anche le tue?
Prima di cominciare a scrivere Tutta questa vita non avevo mai letto Harry Potter. Poi, però, di fronte all’esigenza di dover ricreare l’immaginario di questa ragazzina ho pensato che uno dei passi fondamentali fosse leggere i libri che leggono ora gli adolescenti. Be’, sarebbe bastata una sbirciatina a qualche capitolo, ma devo ammettere che mi sono appassionata e ho letto tutta le serie. Per questo Harry non poteva che finire nel mio romanzo. Stesso discorso vale per Il Signore degli Anelli. Ecco, queste sono state le mie letture dedicate alla costruzione della mentalità di Paoletta. Gli altri scrittori o libri che vengono citati, invece, non mi erano nuovi… 

 


15 ottobre '13, Piemme 
pp. 219
prezzo di copertina € 15
Tag:  Tutta questa vita, Raffaella Romagnolo, Piemme, adolescenza, diversità, inquinamento, consapevolezza, La Masnà

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