Intervista a Emma La Spina, autrice di "Mille volte niente"

La lettura di questo romanzo provoca un senso di inquietudine, di tristezza, di rabbia. E porta a riflettere, così come a farsi molte domande. Emma La Spina ha risposto a quelle che MRS ha voluto porle, con la stessa semplice ed impressionante sincerità con la quale ha raccontato la sua storia

di Carlotta Pistone

Pubblicato lunedi, 20 settembre 2010

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Emma La Spina

Cosa significa per lei essere scrittrice?
In realtà non saprei, in quanto non mi reputo una scrittrice, ma una persona che ha raccontato in due libri la propria vita, come meglio poteva.

Cos'è per lei un romanzo?
Ho sempre letto con sospetto i romanzi. Sembrano animati di vita reale e si finisce a credere alla storia narrata, anche se sappiamo che spesso è soltanto finzione. Qualche volta assisto a trasmissioni televisive in cui vengono chieste ad uno scrittore opinioni su cose reali. Penso: “ma che ne sa costui, se tutto quello che ha scritto è frutto della sua fantasia?”
 
Quando ha sentito di esser stata morsa per la prima volta dal talento per la scrittura?
Mi piace moltissimo scrivere. Sin da bambina raccontavo tutto al mio diario. Talento per la scrittura? Ho un talento per la scrittura? Grazie per il complimento.

Che percorso ha seguito per arrivare fino a qui?
Il mio percorso si chiama testardaggine. Quante volte ci sono rimasta male per un rifiuto! Ma sempre ho insistito senza farmi scoraggiare dalle difficoltà.

Fissa o precaria (come stato mentale, non solo come dato di fatto)?
Precaria, certamente. La mia vita deve ancora subire le evoluzioni da me sognate.

3 aggettivi per definire L'Italia e gli italiani
L’Italia: bella, divisa, povera (pur essendo piena di ricchi).
Gli italiani: troppo furbi, opportunisti, adulatori dei potenti (non tutti per fortuna).

Cosa manca secondo lei al nostro paese per essere migliore?
Che tutti abbiano rispetto nei riguardi del prossimo.

Cosa significa avere un figlio nel 2010?
Una scommessa per il futuro.

Il suo rapporto con la politica
La politica è importante per tutti noi, purtroppo la fanno i politici.

Tg, quotidiano o informazione su internet
Quotidiano.

Legalizzazione delle droghe leggere o no
No.

Un difetto delle donne di oggi
Invidia, oggi più di ieri.

Un progetto per il futuro
Scrivere un altro libro.

Un sogno
Un lavoro che mi realizzi.

Una città in cui vivere e lavorare
Quella in cui vivo.

Un consiglio a chi vuole seguire le sue orme
Non rinunciare mai alle proprie idee.

Chi sente di dover maggiormente ringraziare per la persona e la scrittrice che è diventata?
Me stessa.

Emma in 3 pregi e in 3 difetti
Dolcezza, altruismo, intraprendenza.
Testardaggine, incapacità di difendermi, puntigliosità.


E ora passiamo a parlare del suo romanzo:
“Il suono di mille silenzi” e “Mille volte niente” racchiudono la drammatica storia della sua vita, una vita che le ha riservato quasi esclusivamente sofferenze incredibili, violenza inaudita e davvero troppo poco amore e comprensione da parte degli altri.

Cosa l’ha spinta a rendere pubblica la sua vicenda personale attraverso le pagine di un romanzo? E quali sentimenti ha provato mentre metteva nero su bianco, e quindi ripercorreva passo dopo passo, momenti tanto tragici?
Ho sentito dentro di me, sin da bambina, il bisogno di far conoscere agli altri, allora non sapevo a chi, i soprusi a cui ero soggetta. Come ho descritto né “Il suono di mille silenzi”, da piccola mi strappavo il vestito sulle spalle e giravo nel cortile per mostrare i segni delle percosse sulla schiena. Dimostrazione del tutto inutile nell’ambiente in cui vivevo. Crescendo, mi sono resa conto che esisteva un mezzo straordinario per soddisfare questo mio bisogno: la scrittura. Ho atteso lunghi anni prima di accingermi alla stesura della mia biografia. Altri motivi mi hanno spinta a rompere gli indugi, l’incontro con mie compagne di collegio ridotte a larve umane, e la constatazione del profondo silenzio, colpevole, che ha sempre avvolto la vita dei bambini dell’istituto. Ed ancor più la consapevolezza che i danni ricevuti all’età infantile non sarebbero finiti alla maggiore età, ma sarebbero proseguite ancora e ancora, con un perverso avvicendarsi di cause ed effetti, praticamente per tutta la vita. Ho scritto per spezzare il silenzio, ho scritto per me, per i miei figli e per le mie sventurate compagne. Ho iniziato con leggerezza, credendo che raccontare fosse facile, come un compito scolastico, ma non è stato cosi. Sono rientrata, prima lentamente e poi con più forza, direi brutalmente, nella mia vita passata. Ricordi sopiti risvegliavano in me dolori nascosti. Man mano che la mia vita si dipanava sulla linea della scrittura, un filo lunghissimo intessuto a mano (all’inizio non ho usato il computer), piombavo sempre più nell’angoscia e nella sofferenza. L’esercizio della memoria è doloroso, lo è il rivivere ogni giorno dentro di sé i fatti della propria vita per consegnarli al futuro. La scrittura richiede uno sforzo ulteriore della memoria, pretende l’esplorazione delle zone d’ombra, necessita di dettagli, di luoghi, di date. Elementi che si credevano ormai perduti e che invece, grazie a questo esercizio riaffiorano e riprendono consistenza. La carta su cui scrivevo spesso si inzuppava di lacrime. Due anni per scrivere i miei due libri, due anni di partecipazione e di sofferenze. Dicono che ripercorrere le proprie sventure raccontando o scrivendo sia catartico e salvifico. A me purtroppo, non ha fatto questo effetto.

La maggior parte delle persone che lei ha conosciuto, se non le hanno inferto maltrattamenti fisici, lo hanno fatto a livello psicologico. E’ mai riuscita a spiegarsi il motivo di tanta indifferenza e crudeltà nei suoi confronti?
No, ho però ipotizzato alcune ipotesi. Per quanto riguarda le suore, penso che si tratti in parte di femminilità frustrata e in parte di un’impalcatura culturale degli istituti religiosi. Ricordo lo sguardo freddo e distaccato che faceva capire a noi bambine che eravamo i figli degli “altri”, e poi, da adolescente, era chiara l’invidia e la gelosia delle suore nei confronti delle giovane ragazze in fiore, la cui vita rendeva raggianti anche in quelle condizioni. L’ipotesi culturale, mi è venuta solo da qualche anno, quando nell’archivio storico di Catania mi è stato mostrato un documento sulla nascita degli istituti religiosi per bambini abbandonati a Catania. Era istituzionale trattarli con “esemplare durezza” perché considerati come affetti dal peccato d’origine, al fine di estirparne eventuali tendenze pericolose per la società. Per quanto riguarda gli altri personaggi negativi che ho incontrato nella mia vita, penso che si tratti soltanto di “piccoli” uomini e donne che hanno creduto bene di approfittarsi della debolezza altrui. Un discorso a parte meritano le cosiddette assistenti sociali. Quelle che ho conosciuto, erano quasi tutte inadatte al loro lavoro, difficile, impegnativo e che richiede dedizione e sensibilità.

E cosa prova, ora, verso questa gente?
Rabbia, soltanto rabbia. Si tratta comunque di un sentimento generalizzato. Non sarebbe per me atto liberatorio la punizione di queste persone, anche se doveroso atto di giustizia. Sarebbe invece per me oltremodo confortevole sapere che la legge si sta adoperando affinché non succedano più gli episodi simili a quelli che ho raccontato.

E’ anche vero che nelle rare occasioni in cui le è stata tesa una mano o una via di fuga, lei si è tirata indietro, rifiutando di sfruttare possibilità che sicuramente le avrebbero evitato tante, inutili sofferenze. Perché, all’ultimo e in piena consapevolezza, non ha mai accettato quegli aiuti che lei stessa aveva disperatamente cercato?
In realtà l’occasione è stata una sola: l’aiuto dell’associazione “centro aiuto alla vita”. Perché mi sono tirata indietro all’ultimo momento? Sicuramente se non avessi rivisto l’uomo, durante il processo, non avrei fatto questo gesto. Quell’uomo aveva preso possesso del mio corpo e della mia anima. So di certo, per questa mia esperienza, che un uomo può prendere possesso dell’anima di una donna in due modi: con l’amore o con il terrore. Ed io ero totalmente terrorizzata, tanto da avviarmi verso di lui come una falena si avvicina alla luce di una lampada, dove troverà sicuramente la morte.

Vorrei toccare un argomento che sono certa le stia molto a cuore. Ci può spiegare il valore che ha per lei la famiglia e quanto l’importanza di darne una vera ai suoi figli - a lei negata fin dalla nascita - abbia pesato su ogni sua scelta?
Ogni scelta, ogni rinuncia, ogni episodio, ogni azione nella mia vita è stata rivolta a cercare di creare una vera famiglia per i miei figli, anche se non ne avevo mai avuto un esempio. Una costruzione lenta e difficile, durata negli anni, troppi anni. Adesso che i miei figli sono grandi non posso affermare di esserci pienamente riuscita. Sicuramente ho commesso degli errori e sicuramente in buona fede. I danni però causati ai miei figli da circostanze difficili, e la scelta di un marito sbagliato, non hanno permesso la realizzazione di quella famiglia che avevo sempre desiderato. I miei figli hanno con me un atteggiamento di perenne rimprovero, dovuto a fatti del passato che li hanno fatti soffrire, attribuendo a me la responsabilità di non averli saputi proteggere abbastanza. Dopo tante battaglie e sofferenze i problemi sono ancora tanti. Ho ancora molto da fare per raggiungere il sogno che mi ero prefissata. Posso però orgogliosamente affermare che i miei figli, anche nelle circostanze più drammatiche, hanno avuto sempre vicino a loro una mamma amorosa e disponibile. Anche quando sembrava che non li sapessi difendere, mentre il mio cuore sanguinava, la mia mente sceglieva la via che credevo per loro più vantaggiosa.

In tutta Italia, anche nelle zone più disagiate, molti problemi legati all’universo femminile sono stati, se non risolti, almeno alleggeriti. Rispetto a quella del passato, che lei ha conosciuto sulla sua pelle, com’è cambiata la situazione sociale all’interno della realtà in cui vive tuttora?
Non so dire se i problemi legati all’universo femminile siano stati alleggeriti. La mia storia è stata troppo diversa da quella delle altre donne per rendermi conto dell’esistenza di un “problema femminile”. Ho vissuto gli anni della fanciullezza e della giovinezza in un ambiente totalmente alieno a quello degli altri per potere rendermi conto delle problematiche esistenti nell’altro pianeta. Non ho percepito sulla mia pelle una realtà negativa in quanto donna, ma in quanto bambina abbandonata. Anche i bambini di sesso maschile maltrattati in istituto hanno infatti avuto problemi per tutta la vita.

In ogni caso le donne, nonostante una maggiore informazione, più organi di tutela e una costante lotta all’ignoranza, continuano a subire diverse forme di violenza e spesso quelle che avvengono tra le mura domestiche sono anche le più difficile da combattere perché non denunciate. In base a ciò che ha imparato dalla sua esperienza personale cosa si sente di consigliare alle vittime di questi soprusi? Qual è il primo passo da compiere per cercare di salvarsi?
Posso soltanto consigliare ciò che mi disse il buon avvocato, D’Agata Rosario. Andare sempre al pronto soccorso dopo le percosse, denunciare sempre. Purtroppo la giustizia segue un suo corso spesso incomprensibile e inefficiente, i cui tempi si allungano a dismisura, rendendo vana ogni azione di giustizia. E’ comunque di fondamentale importanza non arrendersi mai. Aprirsi con tutte le forze al mondo che ti circonda, cercando di non rimanere isolata, di far conoscere a tutti a qualunque costo, la realtà in cui si vive. Bisogna trovare la forza e il coraggio di allontanare dalla tua vita chi calpesta la tua persona e i tuoi sentimenti. Coltivare la speranza che da qualche parte esiste qualcuno che può aiutarti. Ciò renderà più forte. La società deve proteggere soprattutto i più deboli e i più indifesi, difendere il diritto di ogni essere umano di vivere un’esistenza dignitosa.

Quali sono oggi i suoi sogni e come immagina il suo futuro?
I miei sogni? Un lavoro che possa soddisfarmi e che comunque non affatichi fisicamente il mio corpo già segnato da pesanti disavventure. Vorrei che i miei figli, specialmente i primi due, capissero le difficoltà immense che ho dovuto affrontare per tenerli con me. Mi piacerebbe che regnasse l’armonia fra di loro e nei miei riguardi. Avere più tempo per studiare la musica e dedicarmi al mio strumento preferito: la chitarra. E finalmente chiudere con il passato che ancora oggi fa sentire i suoi deleteri effetti. Non riesco ad immaginare il mio futuro, anche se penso di avere diritto ad una piccola porzione di felicità.


Leggi le prime pagine del romanzo in LA SBIRCIATINA

 


Tag:  Emma La Spina, Mille volte niente, Edizioni Piemme, violenza sulle donne, famiglia

Commenti

07-01-2011 - 15:59:58 - Angela
Ciao sono Angela, ho finito oggi di leggere i tuoi due libri che mi sono stati regalati a Natale e sono rimasta veramente colpita dalla sofferenza che ha caratterizzato la tua vita. Svolgo la professione di assistente sociale e mi spiace tanto apprendere che le colleghe incontrate non abbiano trattato il tuo caso con l'attenzione, la professionalità e l' impegno che avrebbe meritato. I tuoi libri sono stati per me fonte di riflessione per tante situazioni che ho trattato e che ancora oggi mi trovo a dover seguire, saranno per me strumenti di ulteriore crescita personale e professionale. Come tu hai affermato il nostro lavoro è " difficile, impegnativo e richiede dedizione e sensibilità" e non tutti gli operatori hanno le caratteristiche sufficienti ma talvolta, aggiungerei, non siamo messi in condizioni di agire al meglio: sia per un carico di utenti eccessivo sia per la carenza di mezzi e strumenti a disposizione. Ti auguro per la vita di mantenere la forza e la determinazione che ti hanno accompagnata fin'ora, non stancarti di tenere la schiena dritta di fronte alle difficoltà e vedrai che anche i tuoi figli più avanti riusciranno a capire. Buon anno 2011 e ancora grazie per essere stata per me, grazie ai tuoi libri, fonte di crescita personale e professionale.
05-05-2011 - 22:03:54 - lidia
ciao emma,ti ho vista in tv recentemente,la tua storia ha dell'incredibile, quello che accadeva in quel orfanatrofio gestito da suore mi fatto male al cuore, ho sempre pensato che il loro mondo non fosse così pulito come ci fanno credere, ora ne ho la certezza.Dio dove era quando succedeva tutto ciò,quelle finte preghiere in nome di chi!Carissima Emma tu un posto in paradiso di sicuro ce l'hai .Auguri per il tuo futuro!
24-03-2012 - 13:38:36 - adriana 48
ho avuto una famiglia magnifica.Abitavo vicino a un istituto di suore e invidiavo le educande(cosi si chiamavono le ragazze in collegio) perchè avevano i quaderni puliti mentre io a causa delle mie sorelle spesso erano macchiati o di inchiostro o delle loro manine.leggendo i tuoi libri ho capito che la fortunata sono sata 1000 volte io e benedico i miei genitori che nonostante la povertà ci hanno tenuto con loro dividendo il bene e il male.
07-03-2014 - 11:01:39 - anonimo
Mi piacerebbe avere - se ne hai - notizie di tua sorella Clotilde. Temo che abbia avuto un futuro ancor più amaro del tuo .... Ho il cuore gonfio e non ho parole per le crudeltà che vi sono toccate. Nadia
28-07-2017 - 07:18:51 - GIUSEPPE
Ho letto entrambi i libri e sinceramente non credo ad una sola parola quanto scritto dalla La Spina. Se fosse tutto vero Mussolini e Hitler sono stati due chierichetti. Comunque ha una buona fantasia e questo bisogna riconoscerglielo. Brava.
Di' la tua


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