Intervista a Erica Vagliengo, autrice di Voglio scrivere per Vanity Fair

Un romanzo che racconta la storia di una precaria, ma con stile, in cui una 26enne redattrice - rigorosamente a progetto - coltiva un sogno: indovinate quale? Su MRS vi presentiamo Erica, meglio conosciuta come Emma Travet, lo pseudonimo dietro in quale si è celata per scrivere il suo primo libro e per creare un progetto di self marketing davvero interessante

di Lorenza Teti

Pubblicato venerdì, 16 dicembre 2011

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Photos by Kristina Gi and Elisabetta Rosso
Partiamo dal presupposto che ognuno ha un sogno. Io, ad esempio, mi ci vedo già nei panni di una futura Ilaria D’Amico (non me ne voglia la Ila nazionale se dovesse casualmente leggere queste righe su Mondo Rosa Shokking) a condurre programmi sportivi su Sky. C’è chi, poi, sognava fin da piccolo di fare il calciatore o l’astronauta… Qualcun altro ancora vorrebbe invece scrivere per… Vanity Fair. E’ il caso di Emma Travet, dietro il cui pseudonimo si nasconde Erica Vagliengo, intraprendente giornalista di Pinerolo, autrice di “Voglio scrivere per Vanity Fair”, romanzo semi-serio in cui una 26enne redattrice con un contratto a progetto insegue il suo sogno, quello di lavorare proprio nella redazione del celebre magazine.
 
Sogno o realtà? Erica lo spiega in quest’intervista esclusiva a Mondo Rosa Shokking.
 
Ciao Emma, innanzitutto complimenti per il tuo libro. Com'è nata l'idea di "Voglio scrivere per Vanity Fair"?
Grazie Lorenza! Fin da bambina ho sempre amato scrivere, riempiendo pagine e pagine di diari. Adoravo i temi, alle elementari, tant’è che la mia maestra Teda un giorno mi disse che da grande avrei scritto un Harmony. Ci è andata vicina... Nel 2005 ho pensato che era tempo di dedicarmi a quel libro che avevo in testa già da un po’. Ho iniziato, così, a prendere appunti su dei post it, e questo ho fatto per circa due anni. Poi, nel settembre 2007, l’ho scritto in 17 giorni (si trattava della prima stesura), e successivamente inviato a 33 case editrici. Quando mi ha contattato la Memori di Roma, nel maggio del 2009, l’ho riscritto interamente in un mese, insieme alla mia editor, Nicoletta Fabrizio. E nel frattempo ho portato avanti il progetto emmat, usando i social network per farmi conoscere e promuovermi.
 
Sono trascorsi ormai un paio d'anni dalla pubblicazione, com'è cambiata innanzitutto la tua vita?
Si è arricchita di tante persone che hanno creduto in me e hanno voluto collaborare al mio progetto emmat. Dapprima amicizie virtuali, si sono poi trasformate in piacevoli amicizie reali che mi stanno dando tanto.
 
"Precaria sì, ma con stile". Ti rispecchi in quest'affermazione e se sì, sei riuscita a uscire dalla difficile condizione del precariato? Il libro ti ha aiutata in questo senso?
Mi rispecchio molto, perché sono stata precaria per 8 anni. Al di là del lavoro, vivo ogni giornata come precaria: questo mi aiuta a dare il meglio di me, senza mai arrestarmi o vivere di risultati passati. Il libro mi ha permesso di conoscere tante ragazze, “messe peggio” di Emma Travet, con le quali condividere questa situazione, senza abbattersi ma reagendo con grinta e lucidità.
 
Non è stato facile, però, trovare un editore. Per pubblicizzare il libro hai puntato tanto su una sorta di "campagna marketing" molto originale. Vuoi parlarcene?
Certo. Nel 2007 ho aperto un profilo su myspace,  pubblicando i primi due capitoli e tutte le foto del merchandising (spille, sticker, specchietti da borsetta e portachiavi), che ho ideato e realizzato concretamente grazie a Marta Grossi, una cara amica grafica. Poi ho aperto il blog su style.it (il sito di Vogue, Vanity e Glamour), e a seguire l’account su facebook, friend feed e linkedin. Ho iniziato, così, prima ancora che sulla carta, a far vivere il mondo della mia protagonista, Emma Travet, postando le foto dei suoi accessori, raccontando le sue avventure su internet, e, in contemporanea, pubblicando le foto degli sticker appiccicati in giro per il mondo e le foto delle mostre ed eventi alle quali avevo partecipato. Dopo la pubblicazione del libro, ho organizzato diverse presentazioni (Pinerolo, Torino, Milano, Roma, New York), e ho cercato, come faccio ancora oggi, di partecipare a eventi in linea con il mio progetto. Ho avuto anche la fortuna di essere invitata al Festival Internazionale del giornalismo di Perugia, e all’incontro nazionale dei giovani imprenditori (CNA NEXT). Oltre a ciò, ho sempre  lavorato come mio ufficio stampa e questo mi ha permesso di procurarmi diverse interviste su giornali online o cartacei, in radio o in tv, di conoscere giornalisti/giornaliste note. Come vedi, il mio motto potrebbe essere “Aiutati e-spera-che il Ciel ti aiuti”, oltre a “Se vuoi qualcosa,vattela a prendere”. Vorrei sottolineare, però, che è vero, io sono l’ideatrice del progetto e ho scritto il romanzo, ma ho avuto la chance di incontrare lungo il mio percorso le persone giuste, che hanno creduto in me e mi hanno aiutato, con le loro idee, professionalità, entusiasmo etc… Quindi il “progetto emmat” è anche loro.

Tra l'altro adesso il tuo blog si è trasferito. Vuoi indicare il nuovo indirizzo per le lettrici di Mondo Rosa Shokking che verranno a farti visita e dirci qualcosa sul tuo spazio virtuale? Quant'è importante ora la rete per farsi conoscere e quale aiuto possono fornire social network e blog a scrittori emergenti e a gente in cerca di "un posto al sole"?
In realtà il mio blog lo trovate sempre su Style.it, ma è passato sotto un restyling molto cool, e devo dire che mi piace assai. Per me, per il mio libro e il progetto emmat è stato fondamentale. E il mio caso ne è uno splendido esempio. Provate a digitare su google “emma travet” e capirete cosa voglio dire.
 
Quali suggerimenti daresti ai precari di questo secondo millennio?
Sono tempi duri, è innegabile, ma occorre non abbattersi, tirarsi su le maniche, cercare strade nuove, alternative, lavorare tanto e sodo, uscire dalla logica del posto fisso e delle 8 ore al giorno, non lasciarsi andare alla lamentela facile, fare tanto networking e collaborazioni, uscendo dalla logica campanilistica del proprio orticello da coltivare.
 
Ma tornando al libro, quanto di vero e quanto di inventato c'è in quelle pagine?
E’ la domanda più frequente che mi fanno… ehehehehe, non lo dirò mai!
 
Parlaci un po' anche della tua passione per la moda, che è il filo conduttore del tuo libro e della tua vita. Quand'è nata?
Ho scoperto il vintage (che non si chiamava ancora così) a 15 anni, a Londra, al mercatino di Camden. Rientrata dalla city ho iniziato a rovistare in tutti gli armadi di mia nonna e mia mamma alla ricerca di loro pezzi retrò, ma ho trovato ben poco perché avevano dato tutto alla parrocchia, con mio sommo dispiacere. Così ho deciso che mi sarei costruita un guardaroba di abiti e accessori vecchi, andando in giro per mercatini (ottimo il Balun degli anni ’90) e negozietti di roba usata. Ora ho la casa che straborda d’ogni sorta di vestito o accessorio, ma mi diverto un mondo ad aprire l’armadio e a rimirare la mia collezione vintage di scarpe, borsette (ne avrò 150), bracciali, vestiti, etc…
 
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? I tuoi sogni nel cassetto? Stai  anche lavorando alla continuazione del tuo romanzo d'esordio: per quando è prevista l'uscita del nuovo libro?
Sto lavorando al seguito: ho circa sessanta pagine di appunti, e una griglia con personaggi (vecchi e nuovi), posti, situazioni. Verrà presentata l’anteprima sabato 17 dicembre, h 17.00 a Milano, nella settimana di MODA DA BERE, di Alessia Caliendo (del brand LittleBlackDress), nell’evento “GOSSIP Emmat” creato apposta per emmat dalla personal shopper torinese, Pina Sansone. Poi, visto che mi manca il booktrailer, ho già preso accordi con Francesca Bertolino, una grafica-creativa di Milano, e pensavo di tenerlo in serbo per il seguito. Last but not least, mi piacerebbe tanto realizzare un album di figurine legate ad Emmat, solo sul web, create da un altro talento in ascesa, la fashion illustrator, Gioia Corazza.

Quindi…stay tuned!


L’autrice:

Erica Vagliengo
(1977). Giornalista pubblicista, caporedattrice del mensile free press Lookout magazine, collabora anche con Oggi7 (il settimanale di Americaoggi). Adora lasciare tracce su internet, la torta Zurigo, collezionare borsette (meglio se trovate nei mercatini delle pulci), l'arte contemporanea, New York, il caffé macchiato (rigorosamente italiano). Da piccola si sentiva un mix tra Mary Poppins e Virginia Woolf. Ora che è diventata grande ha scritto un romanzo "Voglio scrivere per Vanity Fair" (ed. Memori) con lo pseudonimo di Emma Travet e sogna presto di regalarsi una Pekaboo color ginger. Ha lanciato, nel 2007, su internet il progetto emmat: innovativo esempio di self marketing legato al romanzo, che ha come protagonista la sua alter ego ed è supportato da una serie di partecipazioni a mostre, eventi vari e interviste in radio e tv. Senza dimenticare l'originale progetto grafico e di merchandising ispirato agli accessori che la protagonista cerca, acquista, e indossa, facendoli diventare parte attiva delle sue avventure: un’intera collezione di spille, specchietti da borsetta, burrocacao, portachiavi, venduti, in passato, direttamente sul web. Gli adesivi (o sticker) di Emma Travet, invece, sono stati fotografati dai suoi fan nei luoghi più impensati del pianeta, per poi essere pubblicati periodicamente su facebook. E, in attesa di “Voglio scrivere per Vanity Fair 2”, al quale sta lavorando la sua autrice, le avventure di Madamin Travet proseguono sul blog emmatvanity.style.it, diventato ormai un seguitissimo fenomeno sul web. E non solo…

 
face book: emma travet
friend feed.com/emmatvanity
Tag:  Erica Vagliengo, Emma Travet, Voglio scrivere per Vanity Fair, blog, style.it, self marketing, precariato

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