Intervista a Francesco Cavalli, autore di La strada di Ilaria

Alla ricerca della verità su un’eroina del giornalismo

di Sabrina Minetti

Pubblicato giovedì, 20 marzo 2014

Rating: 4.8 Voti: 24
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci
Hai avuto modo di conoscere Ilaria Alpi personalmente?
No, non l’ho conosciuta di persona. O meglio: non da viva. In realtà la conosco molto bene, perché ho seguito la sua storia da subito. Nell’agosto del 1994, lo stesso anno in cui Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono uccisi, ho organizzato un’iniziativa in loro memoria, da cui poi è nato il Premio Giornalistico Ilaria Alpi. È da vent’anni che sono legato a questa vicenda e ai genitori di Ilaria, Luciana e Giorgio, che dopo tutto questo tempo ancora non sanno il nome di chi ha ucciso la loro unica figlia. Ho cercato di star loro vicino. A loro mi lega un affetto che va oltre l’impegno professionale. Nel 2005, e poi di nuovo nel 2007, sono partito per la Somalia con Luciano ScalettariMauro Bulgarelli e Alessandro Rocca, per ripercorre le tappe toccate da Ilaria e Miran e proseguire l’inchiesta che stavano portando avanti prima di essere uccisi. Nel taccuino di Ilaria, ritrovato a Roma, c’erano delle annotazioni proprio sul traffico di armi e di rifiuti tossici fra l’Italia e la Somalia e siamo andati a verificare. I risultati delle nostre indagini sono poi stati acquisiti dalla Commissione Rifiuti del Parlamento, presieduta dall’onorevole Paolo Russo, e dalla Commissione incaricata di far luce sulla morte di Ilaria, presieduta dall’onorevole Carlo Taormina. Nella relazione conclusiva dei lavori della Commissione Rifiuti ci sono cinque pagine che fanno riferimento al nostro lavoro e da lì è partita la richiesta di effettuare altri accertamenti circa la presenza di rifiuti tossici interrati in Somalia, proprio lungo la strada che prima Ilaria, e poi noi, abbiamo percorso in cerca della verità.

Che cosa avete scoperto, in Somalia, ripercorrendo la Galkayo – Garowe, costruita dagli italiani?
Che, come sospettava Ilaria, è in effetti presente del materiale interrato proprio là dove lei indicava. Avevamo con noi degli strumenti in grado di rilevare la presenza di questo materiale nel sottosuolo. La mia opinione è che sottoterra non ci siano rifiuti radioattivi, perché questi richiederebbero particolari cautele, che anche nel caso di uno smaltimento abusivo non si possono evitare. Agli operai reclutati lungo la strada, che hanno interrato i fusti, veniva spiegato che contenevano vernice scaduta, ma anche se così fosse, i rifiuti di quel tipo sono comunque tossici. Penso che potrebbe trattarsi di tutto, ma quello che insospettisce è il fatto che siano stati trasportati in gran segreto e poi seppelliti, un modo comunque improprio di disfarsi dei rifiuti.

A Ilaria Alpi è stato intitolato un premio, da te ideato e diretto. Quali sono i principi che ispirano la scelta dei premiati? Cosa deve dimostrare un o una giornalista per essere degno di questo riconoscimento?
Si tratta di un premio di giornalismo televisivo, perché Ilaria era una giornalista televisiva, di recente è stata aggiunta una sezione per il giornalismo TV via web, quindi siamo nell’ambito delle produzioni audiovisive. Premia il senso vero del giornalismo, che è andare a cercare la verità sui fatti e sulle notizie. Può trattarsi di un breve servizio da pochi minuti, su un fatto di attualità, o di una grande inchiesta di respiro internazionale sulle scommesse, come è successo nell’ultima edizione del premio.

I giornalisti come Ilaria hanno bisogno di spettatori, o di lettori, per chi lavora per la carta stampata o per le testate e i format web. Faticano a trovarne? Il sistema dell'informazione sostiene e dà sufficiente visibilità ai giornalisti coraggiosi?
Dal punto di vista del pubblico le risposte non sono univoche. Molto di quello che viene prodotto a livello giornalistico per la televisione e con contenuti interessanti, in Italia non passa nelle fasce orarie migliori del palinsesto. Ci sono produzioni ottime che vanno in onda a ora tarda. Prevale una logica di intrattenimento, come i talk. Ci sono delle pregevoli eccezioni, come Report, Presa diretta, Dieci comandamenti, soprattutto sul terzo canale Rai, su La7 e Sky. Report, ad esempio, ha anche vinto il premio Ilaria Alpi.

Il tuo romanzo è molto intenso, venato di poesia, con bellissime descrizioni, sia dei personaggi, sia dei paesaggi e delle atmosfere. Perché hai scelto di usare la narrativa per parlare di Ilaria e di Miran, e della loro vicenda?
Questo è il mio primo romanzo. In precedenza avevo contribuito al volume Carte false, per le Edizioni Ambiente Verde Nero, anche questa una pubblicazione dedicata a Ilaria Alpi. Nel 2005, e poi nel 2007, come dicevo, sono andato in Somalia sulle orme di Ilaria. In tutto ho trascorso là quarantasette giorni, molto intensi, di cui nel romanzo parlo solo in parte. Al mio rientro, l’esperienza fatta in Somalia si è tradotta in reportage, ad esempio per Famiglia Cristiana, RAI 3, La7. I riscontri che abbiamo raccolto, come ti dicevo, sono stati acquisiti dalle Commissioni d’inchiesta. Quindi il lavoro fatto, da un punto di visto giornalistico, ha avuto un’eco importante. Il romanzo è stato scritto dopo, nel 2012. Il fatto è che dopo tutti quegli anni avevo ancora dentro certe immagini, del resto la fotografia è il linguaggio che più mi è congeniale. Avevo ancora dentro certe scene, certi incontri, certe persone conosciute lungo la strada di Ilaria. Avevo ancora dentro la percezione del fortissimo legame fra la Somalia e L’Italia. A noi la Somalia sembra lontana, ma l’Italia, vista dalla Somalia, non appare così distante. La gente è molto legata all’Italia, del resto la presenza italiana si è allentata solo dagli anni ’60, e poi c’è stata la missione Ibis, fino alle imprese italiane come quelle della costruzione della famigerata strada che percorse Ilaria Alpi. Quando le cose che hai vissuto continuano a tornarti alla mente, vuol dire che devi raccontarle, al di là dell’approccio giornalistico, che per sua natura non può cogliere certe sfumature, certi aspetti emozionali e personali.

I personaggi del romanzo esistono? Sono persone che hai incontrato davvero?
Tutto quello che racconto è successo davvero: Abu e Hassan esistono veramente, e davvero sono arrivati in Italia – ora stanno a Roma – sbarcando a Lampedusa, come nel romanzo. Così ho raccontato di Marian, ma ho incontrato davvero ragazze dei villaggi del Puntland, diventate madri di bimbi figli di operai italiani che avevano lavorato alla Galkayo – Garowe e che poi se ne erano andati.
Sono tutte storie collegate fra loro, anche se è solo nel finale che si svela fino a che punto siano profondamente intrecciate.
Ho fatto poca fatica a scrivere questo libro. Era tutto dentro la testa e il cuore. Era per me un’esigenza farlo uscire e metterlo sulla carta.

Cosa si può fare perché il sacrificio di Ilaria e Miran non vada perduto?
Dopo vent’anni non si conoscono ancora i colpevoli dell’omicidio di Ilaria e Miran. Tuttavia, se dopo vent’anni siamo ancora qui a cercare delle risposte, significa che questa vicenda ha una dimensione pubblica, collettiva, anche se purtroppo non siamo ancora riusciti a scrivere la parola fine. La dimensione della verità storica è acclarata, anche se manca una verità giudiziaria: si sa che la risposta alla domanda Perché è morta Ilaria Alpi? è che è stata uccisa con Miran perché si era avvicinata a una verità scomoda e stava per arrivare alla fine della sua inchiesta e per svelarla. Tornare a parlare di tutto questo, proprio in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, è l’elemento che può dare ancora forza a questa dimensione collettiva e a tutti coloro che vogliono sapere come sono andate le cose. Marco Paolini ha scritto un testo per la ricorrenza della morte di Ilaria e Miran. Utilizzo una sua frase per chiedermi se riusciremo ad andare oltre il "modo italiano di ricordare, dove la memoria è prerogativa delle arti e non dei tribunali".

La mia prima sensazione, terminata la lettura del tuo romanzo, è stata che si potesse prestare a una trasposizione teatrale, sia la parte narrativa, con dei quadri che incorniciano i vari personaggi, sia l’epilogo – postfazione, un toccante NON TACERE, di Mariangela Gritta Grainer, che sembra quasi un moderno poema. Hai pensato di portare il romanzo anche a teatro?
In realtà ho scritto testi per il teatro prima che narrativa: Lella Costa portò sulle scene il mio lavoro Occhi scritti, sempre dedicato alla vicenda di Ilaria. E, in effetti, del romanzo ho già fatto un adattamento teatrale, che girerà l’Italia quest’estate, proprio per celebrare il ventennale della morte di Ilaria e Miran.


Tag:  Francesco Cavalli, La strada di Ilaria, Milieu Edizioni, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Somalia, Mogadiscio, rifiuti tossici, inquinamento, radiottività, guerra civile, Premio Ilaria Alpi

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni