Intervista a Julie Buxbaum, autrice di "Vorrei che fosse amore"

Prima di diventare autrice di romanzi rosa Julie faceva l'avvocato a Los Angeles. A MRS parla del suo libro d'esordio e delle motivazioni che l'hanno spinta a mollare tutto per dedicarsi alla sua vera passione, la scrittura

di Silvia Menini

Pubblicato mercoledì, 4 agosto 2010

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Courtesy of Edizioni Piemme

Cosa significa per te essere scrittore?
Essere diventata una scrittrice è stato semplicemente la realizzazione di un sogno. Anche se per me ora è tecnicamente lavoro, penso a questa attività come molto di più di tutto ciò. È la mia passione. Mi sento veramente fortunata di passare le giornate facendo qualcosa che amo.

Cos'è per te un romanzo?
Una vacanza. Quando inizio a leggere un buon libro, mi sento come se il resto del mondo sparisse. Penso che sia questo il motivo per cui sono sempre stata un’avida lettrice. Adoro la sensazione che provo quando mi perdo in una storia.

Quando hai sentito di esser stata morsa per la prima volta dal talento della scrittura?
Non ne sono sicura. Mi ci è voluto molto e un percorso bizzarro per diventare scrittrice. Prima sono stata avvocato per alcuni anni, e sebbene nella mia testa mi sia sempre piaciuto scrivere – giocare con frasi e parole – ho raramente riportato qualcosa sulla carta. È stato così fino a quando ho deciso di licenziarmi – verso la fine dei miei vent’anni – per potermi prendermi seriamente come scrittrice, e assumere questo impegno.

Il libro e l’autore della tua vita
Nessun dubbio, il mio libro preferito è “Il giardino segreto”, che ha un ruolo importante nel mio secondo romanzo “After you”. Sebbene sia un libro per bambini (e io stessa l’ho scoperto quando ero piccola) lo rileggo regolarmente. Rileggerlo è per me come una terapia. C’è qualcosa di magico nella sua storia di auto-guarigione e redenzione.

Il tuo rapporto con la politica
Sebbene io adesso viva a Londra, seguo la politica degli Stati Uniti piuttosto assiduamente. Tendo ad essere più incline verso le idee di sinistra

Il tuo rapporto con la religione
Sono ebrea e mio marito è Sikhista, così qualche volta scherziamo sul fatto che nostra figlia è ‘Sikhish’ (dall’unione della parola inglese Jewish (ebreo) e Sikhish). Ma sono molto pocointeressata alla religione organizzata, e molto più impegnata a riconoscere le tradizioni culturali che possono unire la mia famiglia.

Tg, quotidiano o informazione su internet?
Internet e giornali online. Tendo ad essere un pò allergica alle notizie trasmesse alla televisione. Le news sono meno ‘sensazionali’ qui in UK ma, di regola, trovo i quotidiani più facili da digerire. Leggo ogni giorno il New York Times online.

Cosa vuol dire avere un figlio nel 2010?
Mi preoccupo spesso della quantità costante di informazioni con cui mia figlia crescerà e cosa potrà provocare il sempre più facile accesso ad internet sulla sua capacità di attenzione. Mi chiedo se la prossima generazione perderà l’abilità si sedersi in modo confortevole per ore assorta in un solo libro. Mi domando anche come potrà avere la sua privacy in un mondo dove tutti vivremo la nostra vita pubblicamente online. Quando mi ritrovo a rimuginare riguardo a questo, tuttavia, mi consolo realizzando che ogni generazione ha temuto la prossima tecnologia, e per la maggior parte dei casi, le cose si sono risolte per il meglio.

Un progetto per il futuro
Ultimamente, oltre al mio terzo libro, ho lavorato sul mio blog: “Julie Has Writer’s Blog”. Questo progetto mi diverte moltissimo perchè è un modo per me di comunicare con i miei lettori direttamente e in tempo reale.

Un sogno
Imparare a vivere il momento.

Un consiglio a chi vuole seguire le tue orme
Penso che chiunque voglia essere uno scrittore o scrittrice deve fare due cose. 1) Cominciare effettivamente a scrivere. Suona ovvio, ma, almeno per me, non lo era. 2) Leggere assiduamente e in modo critico.

Un difetto delle donne d'oggi?
Penso che ci sia molta pressione al giorno d’oggi sul fatto che la donna debba essere perfetta. Per avere una fiorente carriera, per essere un’eccellente casalinga e una madre ideale, in più dovendo apparire in perfetta forma facendo tutto ciò. Penso che spesso cerchiamo di allinearci a standard impossibili da raggiungere, e che saremmo molto più felici se realizzassimo che la perfezione è solamente un’illusione.

Poche parole per descrivere come dovrebbe essere secondo te la donna nel 2010
Felice e liberata

Una città dove vivere e lavorare?
Vivevo a Los Angeles - prima di trasferirmi a Londra - e l’amavo. Uno stile di vita molto rilassato, un tempo straordinario. Caffetterie perfette per gli scrittori. Si ha la sensazione di poter sognare più in grande a LA.

Chi senti di dover maggiormente ringraziare per la persona e lo scrittore che sei diventato?
Mia nonna, che mi ha insegnato ad amare la parola scritta. Il mio terzo libro è per molti versi un omaggio a lei.

Tu in 3 aggettivi e in 3 difetti
Fortunata, sciocca, fedele. Ansiosa, lunatica e facilmente distratta.


Parlando di “Vorrei che fosse amore”…

Emily ti assomiglia? Quanto c’è di te in lei?
Almeno nella mia testa, Emily non assomiglia per nulla a me. Per quanto riguarda quanto di me c’è in lei, non ho alcun dubbio che abbiamo molto in comune. (Eravamo entrambe avvocati, entrambe abbiamo perso nostra madre da giovani). Ma nonostante la nostra somiglianza, penso a noi come persone totalmente differenti. Mi piace credere che lei è molto più matta di me e, certamente, molto più auto-distruttiva.

Ripensi mai al tuo ruolo di avvocato?
Si! Ci penso ogni volta che mi dimentico quanto sia bella la mia vita da scrittrice

Cosa ti ha fatto capire che la carriera di avvocato non era il tuo futuro?
Quando ho realizzato che l’unica motivazione per cui andavo al lavoro era semplicemente lo stipendio. Non sono mai stata particolarmente interessata ai soldi, e mi è sembrato un modo stupido di sprecare la mia vita. Odiavo quel sentimento che sorgeva la domenica sera quando ero terrorizzata di andare al lavoro il lunedì mattina, e odiavo passare la settimana annoiandomi, sperando disperatamente che il weekend arrivasse. Adesso, sono eccitata di alzarmi la mattina e iniziare a lavorare.

Cos’è per te l’Amore?
Non so nemmeno da dove iniziare. È una domanda così importante. Ho scritto un intero libro su questo e sento di non essere ancora sicura di cosa rappresenti per me.

Cosa rende Emily così speciale?
Secondo le email che ricevo, penso che ciò che permette alle persone di rapportarsi con Emily, è la sua esperienza, con tutte le conseguenze nel ritardare il dolore. Vorrei che fosse amore è, per molti versi, un esempio di come si diventa una persona matura, uno sguardo a come una donna negozia amore, carriera e le pressioni della vita adulta. C’è qualcosa di universale nella lotta di Emily per capire chi vuole diventare ed essere in questo grande e spaventoso mondo. Credo che la ricerca d’identità sia qualcosa che tutti noi abbiamo vissuto


Leggi anche l'intervista in lingua originale QUI

E l'incipit di "Vorrei che fosse amore" in LA SBIRCIATINA

 


Tag:  Julie Buxbaum, Vorrei che fosse amore, Edizioni Piemme, blog, Los Angeles

Commenti

04-08-2010 - 16:41:00 - Grace
Anch'io vorrei seguire il suo esempio e darmi definitivamente e completamente alla scrittura, ma in Italia non sembra poi così facile, anzi pare impossibile. Al momento vuol dire che continuerò a sognare di poter un giorno seguire le orme di questa scrittrice... Buona giornata a tutti i lettori di MRS
04-08-2010 - 20:41:00 - Silvia
Credo che l'importante, per chi ha questa passione, sia, comunque e nonostante tutto, di scrivere, esternare cio' che si ha dentro. La scrittura e' una passione e una "cura" che va perseguita nonostante tutto.
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