Intervista a Marilù Oliva, autrice di Le Sultane

Puntuale come sempre, Mondo Rosa Shokking intervista al scrittrice bolognese in merito al suo nuovo libro e non solo

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Quasi un appuntamento fisso. La seguiamo dai suoi esordi e, ogni volta che esce un suo libro, abbiamo il piacere di ospitarla sulle nostre pagine. E con noi, in occasione dell'uscita de Le Sultane, MarilùOliva.

La recensione del libro la trovate all'interno del nostro web magazine e, come nelle migliori tradizioni, pubblichiamo la nostra intervista.

Ciao Marilù e benvenuta su Mondo Rosa Shokking.
Ciao Andrea e grazie anche quest’anno per l’ospitalità.

La prima domanda che voglio farti da tanto è: quanto tempo hai impiegato per la stesura de Le Sultane?
Per la prima stesura un’estate, giorno e notte. Poi il lavoro di revisione e taglio è durato sui sette mesi.

Sono passati diversi anni dall'uscita di Repetita, un libro che mi porto ancora dentro, e hai decisamente cambiato genere. Ti senti più a tuo agio quando scrivi di persone normali”  e di quotidianità?
Eh. Bisognerebbe intenderci su cosa sia la normalità. Mafalda ha alcuni picchi che la accostano – per rabbia e ferocia –a Lorenzo Cerè, il protagonista di Repetita. Molto affine èil desiderio di rivalsa. Faccio fatica a risponderti perché nemmeno io so inquadrare la normalità, dal momento che anche ciòche è maleficamente eccezionale può nascondersi dietro la porta del nostro vicino, come hanno dimostrato anche recenti casi di cronaca nera. Ho conosciuto gente in apparenza ordinaria, che poi serbava sorprese imprevedibili, ma anche gente che si spacciava per speciale o sopra le righe e che poi si rivelava di una banalitàsconcertante. Ecco perché sfuggo dal categorizzare il normale.
Quanto al discorso di “sentirsi a proprio agio”, mi stai facendo pensare che, effettivamente, uno dei pochi momenti in cui davvero mi sento calata in questa vita, èproprio quando scrivo.

Leggendo la trilogia di Elisa Guerra, la Guerrera, molti hanno pensato che il personaggio principale fosse una sorta di tuo alter ego. Chi sono Le Sultane e da dove nascono?
Sono tre donne come potrebbero essere le vicine del nostro condominio e nascono, come tutti i miei personaggi, un po’dal nulla, un po’osservando le vite, un po’lasciando emergere alcuni ricordi. Esistono tante vecchie differenti e irreplicabili, io ne ho cercate tre, nel groviglio di immaginazione e realtà dove peschiamo i nostri soggetti. Le volevo diverse da quelle mediatiche, molto più umane, nonostante gli abissi. Wilma – cicciotta, lacrima facile, madre squarciata, abilissima mercante ambulante che venderebbe l’acqua santa al diavolo – rappresenta la generosità. Mafalda – secca e sghemba, con la ricrescita di quattro centimetri e un pullover che effonde puzza di cipolla ogni volta che alza le braccia – rappresenta l’avidità: è la donna piùtirchia sulla faccia della terra. Infine Nunzia –  cuoca provetta e golosa, bigotta piena di voglie e di superstizioni, marchiata da quell’elefantiasi alle gambe che incanta tutti –  rappresenta il desiderio e lo alimenta con le sue tentate privazioni.

Tutti i tuoi personaggi, pur se circondati da altre persone, sono comunque molto solitari: Lorenzo, Elisa, Wilma, Mafalda e Nunzia sembrano tutti figli della solitudine che è propria delle persone contemporanee. Pensi che in questa società essere soli sia all'ordine del giorno?
Penso che in questa società la solitudine sia fraintesa. Si passa dalla solitudine assoluta, che rasenta l’emarginazione, alla solitudine come conseguenza di una misantropia intrinseca. Esistono anche altre solitudini, magari relegate ad alcuni momenti della vita o della giornata, magari come stati d’animo per un confronto col sé: ecco, quelle solitudini sono benefiche.

Senza svelare nulla della storia, ad un certo punto c'è una inversione di tendenza, una deriva quasi horror. Ti piace collocare le persone in situazioni difficili e inattese, proprio come faceva Hitchcock?
Moltissimo. 

Leggendo Le Sultane ho rivisto molte delle persone anziane che incontro quotidianamente. Pensi che ad un certo punto della propria vita si passino le giornate ad aspettare la morte?
Diciamo che col tempo muta il rapporto con la morte, almeno: questo ho capito dai lunghi discorsi tenuti con persone anziane. Ovviamente ciò cambia a seconda dei contesti e delle esistenze, però la mia sensazione è che, nell’anzianità, se il tempo si restringe assieme alle occasioni, si dilata la percezione della vita, in senso lato, del nostro parteciparne. L’idea morte, che per un giovane è inconcepibile e destabilizzante, più passa il tempo più diventa contemplabile. E certo a novant’anni fa meno paura che a venti.

Il condominio in cui si muovono le tre protagoniste esiste davvero? Sarà mica quello in cui vivi tu?
Esatto. Ma non diciamolo forte, che se lo scoprono i miei vicini sono nei guai.

Mi ha colpito particolarmente la profondità e il modo accurato in cui descrivi il rapporto tra Wilma e Melania. Tu sei madre due volte. Pensi che gli errori dei genitori ricadano sui figli?
Non sempre, qui parlo da mamma ma anche da insegnante che di figli ne vede parecchi. Ci sono ragazzi che sanno scansare con saggezza gli errori dei propri genitori. Altri ne restano invischiati irrimediabilmente, quindi: dipende anche dalla vulnerabilità o dalla capacitàdi reazione del soggetto. Se dovessi riportartelo in senso più matematico ti direi che, secondo me, i figli sono il prodotto di tre componenti: i geni, l’ambiente in cui i genitori hanno scelto di farli vivere, le possibilità che i genitori hanno concesso loro (amore, rispetto, etc) o le mancanze con cui li hanno segnati.

Ti piacciono Pedro Almodovar (quello degli esordi) e John Waters? Chiaramente questa domanda sarà più chiara per chi ha già letto il libro.
Sì, mi piacciono entrambi. E poi Alex de La Iglesia e Quentin Tarantino. Tutti registi la cui influenza la critica ha in qualche modo ravvisato nel mio romanzo e io sono d’accordo.


Courtesy of Elliot Edizioni
Hai voluto scrivere una storia di horror quotidiano, un racconto grottesco o una
normale” storia di paura?
Le Sultane non è solo un libro sulla vecchiaia, quindi sulla normalitàdel tempo che passa: è soprattutto un libro sulla vita. Attorno a tre donne anziane si dipanano figure che vorrei restituissero al lettore un quadro realistico – ma anche grottesco –  di quello che può essere il quotidiano, un quotidiano di una qualsiasi periferia, un palazzo popolare fatiscente, tre parche che tirano i fili e gli altri inquilini, i parenti, i conoscenti divenuti burattini inconsapevoli. Dal momento che qui si parla anche di temi importanti come la morte, l’incomunicabilitàe il dolore, mi son posta la sfida di farlo cercando di strappare anche dei sorrisi al lettore e da qui la scelta del registro comico-grottesco.

In quanti ti chiedono quando tornerà La Guerrera? Io non te lo chiederò.
Me lo chiedevano in molti, prima che uscissero Le Sultane.

Pensi che l'Italia, nonostante i suoi numerosi abitanti e la sua estensione territoriale sia comunque una sorta di grande paese con tutte le caratteristiche del provincialismo?
In parte sì. Temo che lo sviluppo – sociale, culturale e di conseguenza economico, perché le cose sono legate – sia impedito da diversi fattori, non ultimi una forte ingerenza del vicinissimo Vaticano, una mentalità ancorata a modelli conservatori e una pigrizia che è propensione ad accettare lo stato delle cose piuttosto che a lottare per i propri diritti. Spesso, poi, quelli che si illudono di protestare, sono solo capaci di alzare la voce quando c’è da mettersi in mostra. 

La storia è ambientata a Bologna, per ovvi motivi credo. Pensi che avrebbe potuto essere ambientato in qualsiasi città d'Italia?
Assolutamente, tanto che la via – via Damasco – non esiste a Bologna.

Ho letto, e forse mi sono sbagliato, una forte critica alla società moderna tra le righe del tuo libro. Pensi che questa società sia ad un passo dal collasso, ipnotizzata da politici fasulli e una televisione sempre presente con programmi di bassissimo livello?
Hai letto bene. Oltre a questo, l’idea ha preso forma a partire dai grandi mali del nostro tempo e il tentativo èstato quello di additarli, senza imposizioni: l’individualismo, l’autoreferenzialità, il menefreghismo. Volevo mettere su carta la loro carica al vetriolo.

Chi sono gli scrittori, italiani o stranieri, che ti hanno ispirata?
Ce ne sono parecchi. Marquez è in assoluto il mio autore di riferimento. Poi Evangelisti, Carlotto, la Bellonci, la Kristof, Bolaño, Schmitt, la Maraini, la Nothomb e potrei andare avanti per molte righe. 


Tag:  Marilù Oliva, Le Sultane, Elliot Edizioni, intervista, Bologna, giallo, anzianità, donne, società moderna

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