Intervista a Mario Cavigioli

Dalla consulenza aziendale alla scrittura di storie di passione

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Courtesy of Edizioni BUK
Mario Cavigioli approda alla scrittura con un bagaglio di esperienza legato alla finanza, alla consulenza aziendale e alla politica attiva.

Il suo romanzo d’esordio è intitolato Oltre quello che ci sembra giusto essere ed è una storia di amori incrociati sullo sfondo di una cittadina di provincia, che l’autore rende facendola raccontare in prima persona ai suoi protagonisti: Carla, direttrice di banca tutta d’un pezzo, ma in realtà attraversata da complessi irrisolti e passioni travolgenti, il marito Matteo, ingegnere irreprensibile che nasconde più di un segreto, e i loro amanti, a loro volta collegati da inaspettati legami, che chi legge scopre addentrandosi nel romanzo, che si compone via via, capitolo dopo capitolo, a completare un quadro pervaso da carnale sensualità e cocenti passioni.

Con uno sguardo rispettoso, senza moralismi e con una naturale predisposizione a ritrarre con elegante ma verace intensità la tensione erotica così come le emozioni e l’operare dei sentimenti, l’autore ci mostra il lato più intimo e personale di alcune storie d’amore e tradimento, dal loro avvampare al loro evolversi, negli atti di crisi e di ricostruzione, nel loro trasformarsi e trasformare chi le vive.

Bancario, consulente, dirigente sportivo e sportivo giovanile, una parentesi di impegno politico attivo. Come succede poi di decidere che è giunto il momento di dedicarsi anche ad attività creative: narrativa, poesia, eventi culturali?
E’ una domanda che mi sono fatto anch’io. La risposta semplicistica sarebbe dire che mia moglie era senza lavoro e ha aperto una libreria in cui sono stato interessato per le mie attitudini e capacità gestionali e che da lì sono nate varie situazioni.
Ma questo non sarebbe sufficiente a spiegare il livello attuale del mio coinvolgimento: avrei potuto essere un qualunque marito “altro facente” di una splendida libraia e basta. Invece a fianco della libreria abbiamo creato un’associazione culturale (LeGgittima Difesa – scritto sbagliato apposta come gioco di parole) insieme all’amico Mirko Zullo per la promozione della lettura, con molti eventi già promossi in questi nemmeno tre anni, ma soprattutto mi sono messo in gioco personalmente con la scrittura di poesie e anche di un romanzo.
La risposta più completa alla tua domanda è quella che ho dato un giorno a me e a tutti durante una presentazione del mio libro: è una tappa di un percorso di maturazione e liberazione personale.
Prima mi sono liberato delle costrizioni del lavoro subordinato in una grande e appiattente azienda del sistema del credito, poi mi sono realizzato socialmente nell’attività sportiva rivolta ai giovani e in quella politico amministrativa (quest’ultimo impegno non lo ritengo terminato) e ora considero la coltivazione di questa mia “tardiva attitudine” verso la scrittura un ulteriore momento di evoluzione e maturazione personale, più umano degli altri, con il rapporto “senza veli” fra me che scrivo e chi ha il piacere di leggermi.
Un’evoluzione dove posso esprimere senza remore quell’impulso di creatività che in realtà ho sempre avuto e che in qualche modo ho soffocato.           

Il tuo romanzo d’esordio è intitolato Oltre quello che ci sembra giusto essere. Al di là degli specifici fatti della storia che racconti, anche a te è successo come capita a una delle protagoniste, Carla, di capire che dovevi andare al di là di quello che ti sembrava giusto essere e quindi di innestare elementi di creatività nella tua vita?
Una su tutte: lasciare la banca per un lavoro da libero professionista di consulenza aziendale sui temi finanziari a soli trentotto anni e con una carriera bancaria importante già percorsa, con la prospettiva concreta di una Dirigenza in tempi ragionevoli e con offerte da altri istituti di credito oltre al mio.
Lasciare la certezza di un posto fisso e lautamente remunerato per un mestiere tutto sommato non codificato e quindi doppiamente incerto.
La cosa che sarebbe sembrata giusta al Mario razionale era restare li: al massimo mandavo giù qualche rospo, ma ero economicamente solido e sereno.
Ma non riuscivo a convivere più con un ambiente che soffocava sempre più l’apporto creativo personale a favore dell’industrializzazione dei processi e quindi me ne sono andato.
Per almeno sette anni ho saputo guadagnare quanto in banca essendo però un uomo libero. Non più ricco, ma più libero.
Ora con la crisi è un po’ più dura, come per tutti, ma senza quella scelta non avrei fatto tutto il resto e non sarei io. Senza quella scelta, senza quel rischio, probabilmente non mi starei domandando, come sto facendo da tempo, qual è il vero senso della vita.

Qual è stata la soddisfazione più grande, dopo aver pubblicato il tuo romanzo?
Prima della pubblicazione l’apprezzamento di mia moglie (che è stato una rivelazione) e poi quello delle persone amiche che l’hanno letto in anteprima, dapprima scettiche (cosa c’entra Mario con la scrittura?) e poi assolutamente convinte al punto che ho usato una mail di un caro amico che ha “vissuto quest’avventura” di leggermi in anteprima come prefazione al libro.
Dopo la pubblicazione lo stesso: l’apprezzamento delle persone.
Fra quelle da me già conosciute segnatamente coloro che mi hanno “umanamente rivalutato” (l’uomo serioso dei numeri che parla di sentimenti…) e fra quelle che prima non conoscevo chi mi ha anche dato dei suggerimenti trattandomi da scrittore vero.   

Ami anche scrivere poesie. Qual è la sollecitazione che ti muove a comporre dei versi?
Scrivo tutti i giorni.
Le sensazioni sono il mio spunto.
Provo una sensazione per un motivo qualunque, a volte concreto come un fatto accaduto o sperato, a volte assolutamente di fantasia frutto della mera osservazione del reale o di una fotografia o di un’altrui opera o atto umano e cerco di fissare questa sensazione per trasmetterla con una poesia.
La trattengo, la annaffio con un po’ di musica e la metto sul tavolo dell’artigiano; qualche colpo di martello per rendere sinuose le parole e due pennellate di furbizia, come lo zucchero sulle medicine amare, e il prodotto è pronto.

Sia nel romanzo, sia nelle tue composizioni poetiche il tema della sensualità e dell’erotismo è una costante. Se non sbaglio si esprime sempre attraverso uno sguardo ammirato davanti all’universo femminile. è così?
Sì, è così. Difficile per me analizzare il perché fino in fondo. Corrisponde a una mia visione e attitudine naturale della vita e dell’amore. Penso ci sia un disegno, che spesso io attribuisco nelle mie poesie a Dio o alla Natura, che vuole che un uomo e una donna siano due metà di un unico e che la forza più grande sia il desiderio di queste due metà di ricongiungersi a tutti i livelli (sentimento, carnalità, condivisione).
Poi ci sono interferenze culturali, religiose e di ogni tipo, ma alla base c’è quel concetto lì.
Ed è impossibile per me non avere un senso di ammirazione per “l’altra metà”.

Chi sono i tuoi primi lettori, quelli a cui fai leggere i tuoi lavori prima di diffonderli o di pubblicarli?
Mia moglie e una cerchia ristretta di amici e affezionati frequentatori della sua libreria quando si parla del romanzo o delle raccolte di poesie una volta strutturate. Per le singole poesie, che scrivo quasi ogni giorno, mi confronto molto su facebook alla mia pagina.

Continui a fare il consulente aziendale. Come concili il lavoro con la passione per la scrittura?
Lo concilio come posso e come riesco e spesso a perderci è la scrittura. Comunque ho i miei spazi la sera, la mattina presto, nei week end. Diciamo che la vera difficoltà è quando mi devo impegnare nel romanzo: lì non è solo una questione di tempo, ma anche di testa libera dalle ansie in questi momenti economicamente difficili per tutti. Con le poesie è più semplice, sono ispirazioni fulminee che si compenetrano con facilità nella vita di tutti i giorni.

Stai scrivendo altro, in questo periodo?
In questo mese esce il mio secondo libro di poesie, dal titolo “Amami Qualunque Nome Io Porti” (tutte poesie d’amore) e sto lavorando a comporre, con la mia produzione poetica del 2013 e la collaborazione di Rossana Girotto, il mio terzo libro di poesie che dovrebbe avere il titolo “L’Amore non è nell’infinito”. Sto scrivendo il secondo romanzo, dal possibile titolo “Legno che Brucia, Carne da Belva”: una storia travagliata e forte, d’amore e di vita, che ho tutta in testa, ma scritta a metà in attesa della giusta serenità per completarla.

Un tris di domande che faccio spesso a chi ama scrivere:
Se tu fossi un libro, come ti intitoleresti?
Penso che mi intitolerei un po’ banalmente “Guardami Dentro” (non so se esiste davvero un libro con questo titolo), ma solo perché alla fine è poi quello che voglio: far sapere agli altri che ci sono, come sono e farmi amare per quello che sono. 

Che immagine avresti in copertina?
Forse una mia foto da bambino; non in bianco e nero, ma bensì di quelle sbiadite nei colori, dei primi anni 70, magari con mio padre che non c’è più da quasi trent’anni perché, se mi “guarderanno dentro”, lui, lì nel libro, ce lo troveranno tantissimo, a saper dove guardare.

Sullo scaffale della libreria, accanto a te quali libri vorresti che ci fossero?
Avrei li terrore di essere l’unico libro dello scaffale e quindi mi piacerebbe essere messo di costa insieme a tanti, tanti altri libri; di ogni genere, non importa quali, ma tanti.




5 aprile 2013, Edizioni BUK
pp. 110
prezzo di copertina € 6
Tag:  Mario Cavigioli, Oltre quello che ci sembra giusto essere, Edizioni BUK, passione, erotismo

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