Lorenzo Mazzoni. L'intervista

Quando le chitarre facevano l'amore: è questo il titolo del nuovo romanzo "psichedelico" di Lorenzo Mazzoni, una storia sospesa tra realtà e finzione che proietta il lettore nell'America hippie degli anni '60, dove una caccia all'uomo si trasforma in un viaggio pazzesco on the road a ritmo di rock'n'roll

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Ciao Lorenzo e bentornato su Mondo Rosa Shokking! Il tuo ultimo libro, “Quando le chitarre facevano l’amore”, non è semplice da riassumere… ci sono tantissimi personaggi, allucinanti e allucinati. Personaggi improbabili che vengono da ogni dove – Italia inclusa - e, più o meno, o per nulla consapevoli dell’esistenza e delle intenzioni degli altri, convergono tutti in un paesino sperduto del Texas per eliminare un uomo, quello che sono convinti sia stato il segretario di Hitler. E il presunto famigerato Martin Bormann, che dalla fuga negli Stati Uniti di cognome fa Weisberg, ora, nell’America del ’68, è il guru e finanziatore di una piccola comunità hippie D.O.C. e di una strampalata rock band…

Nel momento in cui hai cominciato a pensare a questa storia l’hai subito immaginata nel suo insieme oppure sei partito da un’idea, da un personaggio, da un luogo e poi la tua mente ha preso a galoppare verso orizzonti più ampi?
Da molti anni avrei voluto scrivere un romanzo su The Love's White Rabbits, la band che fa da collante a tutta la storia ma che, nella realtà, è esistita negli anni '90 del secolo scorso. Ci suonavo anche io ed è stata un'esperienza totale di amicizia, musica, sperimentazioni. Ho però pensato che le disavventure di cinque ragazzi nell'Emilia di fine millennio sarebbero state meno interessanti per il lettore medio, rispetto al catapultare la band negli anni '60 della contestazione, delle grandi speranze e della rivoluzione. In fondo noi ci atteggiavamo da neo hippie, suonavamo musica psichedelica, vivevamo in una sorta di comune sul fiume Po, tutte caratteristiche adatte alla storia che ho poi inventato. Sono partito da qui, poi è venuto il lavoro di ricerca e studio e, infine, la stesura vera e propria del romanzo.


Courtesy of Edizioni Spartaco
Piuttosto ignorante sul periodo storico in cui hai ambientato la storia, mano a mano che leggevo sono andata a documentarmi sul web, per accorgermi che hai creato un equilibrio perfetto tra verità e fantasia. Procedere in questo modo è stato complesso? Come si è svolto il lavoro di ricerca e dove, invece, hai preso ispirazione per personaggi e fatti inventati?
Il lavoro di ricerca è stato molto lungo: ho ripreso in mano i miei tanti vinili e CD del periodo d'oro della musica rock, ho spulciato saggi, guardato fotografie e documentari, mi sono rivisto film del periodo, ho letto e riletto romanzi, fanzine, riviste, ho tradotto molte cose. Non è stato complesso ma piuttosto lungo. Mi sono divertito molto, mi piace ricercare e studiare. Da queste fondamenta “reali” ho iniziato a fantasticare e a creare i personaggi, così sono nati il sosia cieco del presidente del Guatemala, la chitarra che emette giudizi e sentenze, lo scheletro di un garibaldino, i killer omosessuali, il Vecchio che non è tanto vecchio e tutti gli altri personaggi che appaiono nel romanzo.

La musica ha un ruolo fondamentale nel libro come si deduce anche dal titolo. E proprio a proposito del titolo ce ne spieghi il significato? In che modo le chitarre fanno l’amore nel tuo romanzo?
E' spiegato dalla chitarra protagonista in diversi brani del libro. In sintesi, credo che gli anni '60 siano stati il decennio più significativo della musica rock, quando era ancora possibile sperimentare, eseguire suite di decine di minuti, portare musicisti e pubblico a un amplesso selvaggio. Sostanzialmente gli strumenti avevano rapporti sessuali con chi le suonava, basti pensare a Jimi Hendrix, Jerry Garcia, Pete Townshend. Poi, piano piano, come le vecchie coppie, anche nella musica si passa dall'amore alla tenerezza. Oggi, ormai, siamo nell'epoca dei divorzi.

“Quando le chitarre facevano l’amore”, se me lo concedi, è una sorta di romanzo corale. Non esiste un vero e proprio protagonista, non ci sono buoni ed è difficile identificare il più cattivo tra i cattivi. Però sono tutti pazzeschi, anche quelli secondari! Il tuo personaggio preferito? Perché?
Ce ne sono diversi, però Lolicia Smith, se non la mia preferita, è forse quella con cui mi sono divertito di più. Questa donna che è l'antitesi della Femme Fatale, maleodorante, con l'alito putrescente, grassa e sgraziata, che va in giro seminando il Caos, che usa il tirapugni con abilità e precisione ma è piena di tenerezza per le sue sexy segretarie, che lavora per la CIA ma ama il rock, la marijuana e la cultura psichedelica. E' una bomba lisergica allo stato puro. É stato davvero divertente crearla e mettermi nei panni di una donna così originale.

La trama si snoda attraverso più punti di vista, che spesso di incrociano, quindi in alcuni casi si hanno due o più versione dello stesso fatto. E’ stato difficile tenere le fila della trama?
A dire il vero, no. Ho lavorato scrivendo capitoli corti che mi hanno permesso di concentrarmi prima su un personaggio e poi su un altro per poi assemblare tutto alla fine. Una volta costruite le fondamenta non è stato particolarmente difficile continuare. Volevo che il romanzo fosse reale ed esplosivo come lo fu quell'epoca straordinaria.

Ti considero uno scrittore poliedrico, così come lo è il tuo romanzo, per questo immagino che la mia prossima domanda non ti piacerà... ;-) In che genere letterario inseriresti – inserisci - “Quando le chitarre facevano l’amore”? (vale anche più di uno!)
Il giornalista Riccardo Tavani ha identificato la mia scrittura come un esempio di realismo psichedelico: mi piace molto. Qualcuno mi ha definito uno scrittore rock: mi piace anche questa. Aggiungerei un pizzico di noir, spy-story, avventura, road book e abbiamo “Quando le chitarre facevano l'amore”.

Prima abbiamo parlato di musica, ora passiamo ai libri. Ci sono molti riferimenti letterari nel tuo romanzo. Sulla base della storia che hai scritto quali altre letture ci consigli?
I due romanzi che hanno ispirato il mio: “Ritornano le ombre” di Paco Ignacio Taibo II e “Coscine di pollo” di Tom Robbins.

Tre album da ascoltare mentre leggiamo “Quando le chitarre facevano l’amore”?
Solo tre? Proviamo: “Khantharana Valley Experience” di The Love's White Rabbits, “The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators” di The 13th Floor Elevators, “Incredible!” di The Kaleidoscope.


The Love's White Rabbits
Ti sarebbe piaciuto vivere in America, nella valle di Khantharana, degli anni che hai raccontato, magari come membro dei The Love’s White Rabbits che hai trapiantato in quell’epoca e riadattato al contesto? Ti sarebbe piaciuto credere di poter rivoluzionare il mondo con il rock’n’roll?
Ho vissuto nella valle di Khantharana con i The Love's White Rabbits, ma eravamo in provincia di Ferrara e la valle sarebbe Cantarana. Mi sarebbe piaciuto molto, sì, le mie più grandi passioni nascono in quegli anni, le mie tesi di laurea sono legate a quegli anni (come argomenti discussi), la musica che ascolto è di quegli anni, l'estetica migliore trovo sia di quegli anni. Non vorrei sembrare uno che vede tutto nero o tutto bianco. Semplicemente, con tutti i controsensi, il dolore, la tragedia, trovo che gli anni '60 sarebbero stati una buona epoca in cui vivere.

Cambiando argomento, su Mondo Rosa Shokking, abbiamo seguito alcune delle avventura di Malatesta, l’ispettore di una tua serie noir di successo. C’è qualche novità su questo fronte?
Uscirà a settembre, sempre per Koi Press, la settima indagine, “Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate”. Come già recita il titolo sarà un Malatesta dedicato alla squadra di calcio di Ferrara, ai suoi tifosi, e alla ferraresità che ormai resiste quasi solo sugli spalti dello stadio Paolo Mazza. Naturalmente ci sarà un omicidio e ci saranno indagini portate avanti in tipico stile malatestiano.

Infine una mia considerazione. “Quando le chitarre facevano l’amore” mi fa venire in mente uno specifico stato d’animo: l’entusiasmo. Per me è stato entusiasmante leggerlo, e penso sia stato anche per te scriverlo e vederlo finito. Poi, ciascun personaggio è pervaso e mosso da un’energia spesso quasi disumana e malata, di natura estatica o omicida, che comunque deriva dall’entusiasmo e ne genera di nuovo.
Ho amato scrivere “Quando le chitarre facevano l'amore”, è stato esaltante, avventuroso, commovente e divertentissimo. Quando l'ho finito mi sono detto: “Ho scritto il romanzo che vorrei leggere come lettore”. Lo trovo un libro bellissimo. Sono molto contento che anche il pubblico lo stia apprezzando.

Lunedì 8 giugno Lorenzo Mazzoni sarà ospite con il suo "Quando le chitarre facevano l'amore" di Shokking Culture, dalle 18.00 in diretta su Rock'n'Roll Radio!

di Lorenzo Mazzoni
22 aprile '15, Edizioni Spartaco
pp. 348
prezzo di copertina €12
Tag:  Lorenzo Mazzoni, Quando le chitarre facevano l'amore, Edizioni Spartaco, The Love's White Rabbits, hippie, rock'n'roll, Martin Bormann,

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