Una chiacchierata con la scrittrice Elisabetta Cametti

Abbiamo fatto qualche domanda all'autrice de "I guardiani della storia", avvincente thriller d'esordio di Elisabetta, edito Giunti

di Silvia Menini

Pubblicato giovedì, 9 gennaio 2014

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Elisabetta Cametti
Come e perché hai deciso di scrivere questo libro? Cosa ti ha ispirata?
Scrivo da sempre, da quando ero ragazzina e mi sedevo in mezzo al prato per raccontare i miei sogni al diario e romanzare le mie giornate. All’università ho scritto una serie di articoli di marketing. Per il mio lavoro in campo editoriale invento mondi fantastici e scrivo sceneggiature.
In passato avevo carta e penna a portata di mano e oggi senza computer mi sento nuda.
Questo libro è stato un passo spontaneo. Una svolta a livello emotivo: ho sentito che era arrivato il momento di lasciare che la scrittura assumesse un ruolo più importante nella mia vita.
L’idea del romanzo è nata dal desiderio di creare un personaggio femminile in grado di trasferire emozioni forti, di passare messaggi non convenzionali. Così Katherine Sinclaire è diventata la protagonista di un thriller contemporaneo nella cui trama si fondono quelli che per me sono ingredienti fondamentali: suspense, misteri legati a un’antica civiltà, una storia di amore e passione.

Come ti è nata la passione per gli Etruschi?
Adoro le civiltà del passato e gli Etruschi sono “intriganti”. La loro storia è piena di simboli, di riti esoterici, di misteri e segreti non ancora svelati. Mi sono innamorata di loro appena ho scoperto che non sono solo quel popolo pacifico studiato sui libri di scuola.

Quanto tempo hai passato a scrivere il romanzo? A quali difficoltà sei andata incontro?
Ho impiegato circa un anno per scriverlo. La parte più complessa è stata definire l’architettura della trama: la sequenza delle azioni, l’intreccio tra le vite dei personaggi, i colpi di scena… soprattutto perché per me era importante tenere alto il ritmo della narrazione e che la storia si svolgesse in pochi giorni.

Come evolve il personaggio di Katherine?
Katherine è stata “costruita” per essere un personaggio seriale. Incarna l’eroina moderna, una donna risoluta che vive in una società corrotta e ha a che fare con tutto ciò di negativo che domina la nostra quotidianità: individui, ambienti, situazioni. In questo libro e nei prossimi Katherine si fa testimone di contesti deplorevoli e continuerà a lottare contro di essi.
Nel secondo romanzo, si troverà coinvolta in un nuovo intrigo archeologico, dovrà affrontare un “male” sagace e, per certi aspetti, affascinante, quindi finirà dritta nella tela del ragno, e porterà alla luce il mistero da cui tutto ha avuto inizio e dove tutto può finire.

La protagonista-eroina è una donna. Cosa la contraddistingue dagli eroi al maschile di oggi?
Katherine è una donna intensa, vera. Capace di determinazione ma dotata di grande sensibilità. Tutti gli accadimenti del romanzo sono visti attraverso i suoi occhi… mi piace pensare che sappia coinvolgere il lettore in modo totalizzante.

Ci sono due parti nel libro che mi hanno dato un po’ “fastidio” essendo un po’ cruenti. Quello relativo al gatto Silvestro e l’altro riguardante Tomas e le sue perversioni sessuali. Come mai hai voluto inserire queste due parti che potrebbero urtare la sensibilità del lettore?
Dal punto di vista interiore, il capitolo di Silvestro è stato il più difficile da scrivere. Mi sono fatta violenza per riuscire a trattarlo con la durezza e i contenuti necessari. E ho avuto le lacrime agli occhi dalla prima all’ultima riga.
Tomas è il personaggio spregevole del romanzo, la raffigurazione del “male” avido, senza scrupoli. Per renderlo “reale”, era importante connotarlo in tutti i suoi aspetti, anche in quelli più intimi.
Entrambi i capitoli sono fondamentali allo sviluppo della trama e per toccare le corde del lettore…

Cosa incarnano Katherine, Jethro, Tomas e Bruce?
Katherine e Jethro sono due figure molto positive. Lo dimostrano sin dalle prime pagine con il loro spessore intellettuale e la loro fermezza nell’affrontare le sfide della vita. Ma sono anche due persone dotate di rara sensibilità, capaci di lasciarsi guidare dai valori puri, autentici.
Tomas è la somma di tutte le caratteristiche negative che si incontrano nella vita: avidità, cattiveria, grettezza, falsità, invidia, ignoranza.
Bruce è la codardia. L’aspetto gentile che nasconde debolezza, mancanza di polso e di lungimiranza, un forte egoismo di fondo.

Parlando di te:

Raccontaci qualcosa di te. Chi è Elisabetta Cametti? Cosa significa per te essere scrittrice?
Sono una donna che crede nei sogni e che per questo non molla mai. Ho voluto metterlo nero su bianco anche nella dedica del libro: “Al tempo dedicato a costruire i sogni, perché il suo valore ha la forza di rendere possibile l’impossibile.”
Per me scrivere significa guardare in faccia la realtà, accettarla per ciò che è, e “romanzarci” sopra, dando ampio spazio alla fantasia. I miei personaggi sono l’essenza della storia: attraverso i loro comportamenti suscitano sensazioni, trascinano il lettore dentro gli eventi, portandolo ad amare, soffrire e lottare insieme a loro. E in questo modo passano messaggi e trasferiscono i valori in cui io credo, come l’integrità, la fiducia in se stessi, la difesa di ogni forma di vita, il desiderio di costruire e di contrastare gli aspetti devastanti dell’ignoranza.

Qual è la cosa migliore di essere una scrittrice? Qual è la peggiore?
La cosa migliore riguarda la sfera di contatto con il lettore: scrivere dà la possibilità di accendere le emozioni.
Fare lo scrittore significa anche mettersi in gioco, soprattutto dal punto di vista emotivo. Se si è consapevoli di questo, non ci sono lati negativi.

Qualche consiglio per chi vorrebbe seguire il tuo esempio?
Un consiglio solo: scrivete, scrivete, scrivete. Non lasciatevi condizionare da alcun timore e date massimo sfogo alla vostra creatività. Sempre!

Quali sono state le sfide a cui sei andata incontro nel pubblicare il tuo libro?
La difficoltà più grossa è trovare l’interlocutore giusto, per evitare di vedere il tuo romanzo finire in qualche cassetto o, ancor peggio, riempirsi di polvere sulla scrivania sbagliata.
Mentre la sfida che mette a dura prova è l’attesa… attendere che qualcuno legga il tuo manoscritto, attendere che quel qualcuno si esprima in un parere, attendere la data di pubblicazione.
E per mantenere la calma non sempre funziona ripetersi il proverbio: “la pazienza è la virtù dei forti”. (sorride, ndr)

Un progetto per il futuro
Portare K sul grande schermo.
Tag:  Elisabetta Cametti, I guardiani della storia, Giunti, thriller, etruschi, suicidio, eroina, esordio

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