Valentina D'Urbano. L'intervista su Mondo Rosa Shokking

Classe 1985, la giovane autrice de "Il rumore dei tuoi passi", ci ha raccontato qualche curiosità sul suo bellissimo romanzo d'esordio e sul suo percorso, presente e futuro, nel mondo della scrittura

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Courtesy of Longanesi
Cara Valentina, il tuo romanzo d’esordio è stato scelto e pubblicato dalla Longanesi tra i 200 semifinalisti del primo torneo letterario IoScrittore, indetto dal gruppo Gems. Ma facciamo un passo indietro: come e quando è nata la tua storia? Quali necessità e desideri ti hanno spinto a scriverla?
In realtà, l'idea della storia è nata all'incirca dieci anni fa. Avevo immaginato una storia d'amore e d'amicizia tra due ragazzi “difficili”, ambientata in un posto inospitale, degradato e degradante. Già allora ero curiosa di sviluppare l'idea per vedere come si sarebbero mossi i due protagonisti nel mondo che avevo creato per loro, ma all'epoca avevo sedici anni e non mi sentivo pronta per scrivere un romanzo. Così ho lasciato questa storia nel cassetto, ho aspettato che maturasse e che si presentasse l'occasione per poterla scrivere. E l'occasione è stata proprio il torneo letterario di IoScrittore. È stata la voglia di parteciparvi e di mettermi alla prova che mi ha spinto a scrivere.
 
Beatrice e Alfredo, i due protagonisti de Il rumore dei tuoi passi, vengono chiamati “i gemelli”. Pensando al rapporto simbiotico che li unisce e li distrugge mi viene in mente una sorta di Odi et Amo catulliano. Sei d’accordo?
Senza scomodare il povero Catullo, già tanto scomodato da tutti i liceali del pianeta, ti direi che in linea di massima, il fulcro del loro rapporto è proprio quello : Amore ingenuo e odio lacerante. Beatrice e Alfredo si odiano apertamente e si amano di nascosto, spesso senza rendersene conto e ancora più spesso rifiutando di riconoscere il sentimento che li lega. È per questo che si scontrano continuamente e non riescono mai ad incontrarsi.
 
Altra grande e tragica protagonista del romanzo è la Fortezza, un non luogo di degrado e violenza, come ce ne sono nella maggior parte delle metropoli italiane. Cosa rappresenta la Fortezza da un punto di vista simbolico, ai fini narrativi? E cosa rappresenta, invece, per l’autrice?
Dal punto di vista simbolico la Fortezza è il drago delle fiabe, quello che protegge la torre dove è tenuta nascosta la principessa. Come in una fiaba metropolitana e distorta, i due protagonisti si sentono protetti  in quel luogo infernale ma al tempo stesso vorrebbero andarsene, pur sapendo che comunque vada, fuggire da quel luogo è difficile.
 
Dopo vent’anni di isolamento passati nella Fortezza, con addosso l’indelebile etichetta del luogo da cui provieni, è comunque possibile rifarsi una vita, ricominciare altrove. Si tratta però di un privilegio riservato a pochi. Non ad Alfredo. Per Beatrice, invece, la speranza c’è. Chi è Beatrice? Cosa la rende “speciale”? 
Beatrice è una schiacciasassi. Non si arrende, non molla mai, persegue il suo obiettivo fino alla fine. Beatrice è forte nonostante tutto e tutti. Nonostante Alfredo  stesso che le grava addosso col peso della sua debolezza. È per questo che lei può sperare di uscirne, perché ci spera sempre, perché sa che un'altra vita è possibile. Perché ci crede.
 
A me piacciono molto, narrativamente, le personalità borderline. Ho amato Alfredo dalla prima pagina e lo avrei preso a schiaffi dalla seconda. Beatrice, rabbiosa e testarda, l’ho ammirata appena è emersa la sua determinazione, nel bene e nel male. E tu? Mentre, scrivevi Il rumore dei tuoi passi, quali sentimenti hai provato verso i tuoi due protagonisti?
In questo sono ovviamente un po' di parte. Amo moltissimo sia Beatrice che Alfredo. Ammiro Beatrice ma spesso mi rendo conto di quanto sia esagerata. Alfredo invece qualche volta mi fa rabbia, ma anche tenerezza: nonostante tutto è un'anima fragile, un ingenuo. Ti viene voglia di proteggerlo e di prenderlo a schiaffi allo stesso tempo: un po' come fa Beatrice, alla fine.


Parlando un po’ di te
 
Quando hai sentito di esser stata morsa per la prima volta dal talento per la scrittura?   
Non saprei stabilire una prima volta, ma c'è stato un momento nella mia infanzia in cui ho smesso di giocare con le bambole per cominciare a  leggere, a scrivere e a disegnare. Non mi interessava altro, mi divertivo così.
 
Il libro che vorresti aver scritto tu
Margherita Dolcevita di Stefano Benni. Ridi, ridi, ridi e alla fine piangi come una fontana. Un romanzo di una dolcezza unica.
 
Nei romanzi preferisci l’incipit o il finale?
L'incipit, perché è come l'inizio di un viaggio, mentre il finale è l'ultimo giorno di vacanza: probabilmente lo ricorderai più a lungo, ma sarà sempre rivestito di una patina malinconica...
 
Una città in cui vivere e lavorare
Reykjavik in Islanda. Ma non troverò mai il coraggio di staccarmi da Roma, lo so già.
 
Nella vita scrivi e…
Faccio l'illustratrice per l'infanzia. E poi leggo. E poi esco con gli amici. Una vita normale.
 
Prossimo romanzo in cantiere? So che si tratta di una vicenda tutta al femminile, giusto?
Sì, ed è una storia completamente diversa da “Il rumore dei tuoi passi”. Scrivere questo nuovo romanzo mi appassiona molto.

Cosa pensi del mondo dell’editoria ai giorni nostri e delle possibilità, in questo campo, rivolte ai giovani come te?
Penso che l'editoria sia una delle poche realtà davvero meritocratiche rimaste. Quando mandi un manoscritto, all'editore non importa chi tu sia. Quando proponi un testo, non importa se hai la laurea o se sei uscito col minimo alla maturità. Non importa se hai anni di esperienza lavorativa, se sei bellissima o se sei la figlia di “chissà chi”. All'editore importa solo che tu abbia qualcosa da dire. Una storia da raccontare. Ecco, nella situazione di adesso, questa cosa mi consola molto. Da qualche parte c'è ancora speranza.
 
Un consiglio a chi vorrebbe intraprendere il viaggio nel mondo della scrittura
Dal basso della mia piccola esperienza posso dire solo: leggere tanto, tantissimo.  Senza leggere non si può imparare a scrivere. E poi, divertirsi. Ecco, secondo me il divertimento è la chiave di tutto.
Io mi diverto molto quando scrivo (ndr: sorride).
 
Chi credi di dover ringraziare per la persona e la scrittrice che sei diventata?
Tantissima gente. Non faccio mai nomi, perché sono talmente tanti che rischierei di dimenticarne qualcuno. Sono grata a molte persone, e quelle persone, sicuramente lo sanno. 


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Tag:  Il rumore dei tuoi passi, Valentina D'Urbano, Longanesi, esordio, amicizia, degrado, amore selvaggio, IoScrittore

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