Yeng Pway Ngon è arrivato in Italia con il suo romanzo L'Atelier

Edito in Italia da Metropoli d'Asia, L'Atelier dello scrittore di origine cantonese ha vinto il "Singapore Literary Prize 2012"

di Rossella Canevari

Pubblicato giovedì, 18 settembre 2014

Rating: 5.0 Voti: 4
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Leggere il romanzo che ha scritto prima di incontrare l'autore (cosa che non va molto di moda ai giorni nostri) è un pò come scrutare nei chiaroscuri della sua anima.

Spinta da questa pulsione selvaggia e istintiva, ho affrontato le 499 pagine dell'opera di Yeng Pway Ngon, tradotte dalla brava Barbara Leonesi a quarantotto ore dall'intervista.

A parte la difficolta che ho trovato nel ricordare i nomi dei personaggi - nomi insoliti per un occidentale (che ho scritto su un foglio e ho consultato fino alla fine) - ho divorato il libro in poco più di una notte (e non soffro d'insonnia!!!). 

Così durante l'intervista con Yeng Pway Ngong ho avuto a tratti la sensazione di parlare con Yan Pei, il maestro bello e solitario dedito all'arte pura, all'ideale che ciascun arstista insegue nonostante gli inganni orditi dalla fama - il denaro. (Qui nasce i nomignolo che ho coniato per lui: IL MAESTRO di Singapore).

Quando poi lo scrittore si rivolgeva alla moglie, quando lui la cercava appena lei spariva dal suo campo visivo, ho compreso la natura di quell'amore necessario e solido, struggente ma nutriente anche nell'assenza, che è il filo rouge delle due grandi storie d'amore del romanzo: quella di Sixian e di Ningfang e quella del maestro Yan Pei e di sua moglie, che l'abbandona e poi, alla fine, ritorna.

Ma andiamo per ordine, voglio fare una recensione NO spoiler.  


Courtesy of Metropoli d'Asia
Un romanzo come questo che di certo diventerà un classico della letteratura di Singapore, va letto, goduto e fatto proprio fino all'ultima pagina. Senza rivelazioni, appunto.  

Insomma dicendo quello che se dovessi leggere questo libro mi incuriosirebbe, darei questi indizi:

- la trama e le storie dei personaggi del romanzo si snodano attorno a un atelier, una villa adatta a studio a Singapore
- i protagonisti sono tutti cinesi residenti a Singapore: li troviamo giovani negli anni '70 e poi anni dopo, che tirano le file della vita
- Il vero protagonista del romanzo? Non è - solo - l'affascinante maestro Yang Pei, non sono solo - solo - le storie d'amore o le storie dei personaggi del romano, ma SINGAPORE, questa bellissima metropoli d'Asia che - l'ho visitato due volte - cambia ed evolve fino a diventare quasi irriconoscibile agli occhi di ci ritorna dopo tanti anni. 



Di seguito l'intervista con "Mister Yeng" (per me rimane "Il Maestro") dopo il Festival di Letteratura di Mantova in un albergo milanese
 
 

1in3: Parliamo di Singapore, uno dei grandi protagonisti del suo romanzo: una metropoli d'oriente, ricca, pulita, multietnica, una specie di luna park per turisti. Com'è Singapore in realtà, per un intellettuale di origine cinese, che ci vive e ci ha aperto anche un libreria?
YPN: L'armonia sociale che si è raggiunta oggi a Singapore, è frutto di un lungo lavoro che si è protratto negli anni. A seguito degli scontri etnici degli anni 50 e 60, il governo ha attuato una politica molto rigida, discriminazioni razziali o religiose vengono punite severamente. Nonostante tutto però il costo della vita è molto alto a Singapore, per un cinese di origine cinese anziano che non parlano in inglese, è difficile sopravvivere.
 
1in3: Nel romanzo Singapore è uno dei protagonisti principali..
YPN: Rispondo con le parole citate nel libro dal maesto Yan Pei "Un grande artista è tale non solo per la capacità tecnica, ma per la capacità di pensare e sentire. A seconda di dove si trova un artista il suo stile personale è formato anche dallo stile del luogo della nazione. Opere prive di vissuto non posso avere uno stile individuale, senza uno stile individuale non ci si allontana dal solco di chi ci ha preceduto".

1in3: Com'è la qualità di vita per una donna oggi a Singapore?
YPN: Le giovani donne oggi parlano inglese, studiano, sanno difendersi e hanno pari opportunità rispetto agli uomini. In passato, e ancora per le generazioni precedenti, non era così, le donne subivano il maschilismo che vigeva nelle famiglie cinesi e musulmane. Oggi la religione è un fatto perorsonale, che ciascuno vive in casa. 

1in3: Lei ha avuto il coraggio, nell'epoca digitale, di aprire una libreria in carne e carta, come sopravvive?
YPN: Non è stato facile, ma quella della mia librearia è una storia a lieto fine: invece di chiudere, come capita alle libreria adesso un gruppo di giovani studenti, amanti della letturatura cinese (non per i Cinesi della Repubblica Popolare) ha deciso di prenderla in gestione e di occuparsene. 

1in3:   Dedica a MONDO ROSA SHOKKING alcuni nomi, una piccola classifica di autori di Singapore che vale la pena leggere?  
YPN: A Singapore, letterariamente parlando non ci sono ancora dei calssici da consigliare. Spero che ci saranno presto e che vengano tradotti (qui c'è un consiglio per la brava e coraggiosa casa editrice METROPOLI D'ASIA) comunque posso citare Xie Huimin e Lim Pei, entrambi più giovani di me. 

1in3: L'ultima domanda è sul cibo. Presto avremo Expo, la cucina di Singapore è ricercata ed è molto conosciuta (c'è persino un festival importante), qual è il suo piatto preferito?
YPN: Nel romanzo non ho dato un particolare risalto al cibo. A Singapore si mangia bene, i piatti tipici sono il riso con i gamberi o il pollo in stile Hi*: riso con pollo alla Hinan (un'isola nel sud della Cina) ma sono cibi elaborati e io avendo problemi di salute, mangio molto sano. 


* Il pollo alla HAINAN, per chi fosse interessato, è un giovane pollo ruspante cucinato con riso, zenzero, salsa di soia, cavolo cinese, cipollotto e olio di sesamo. 




Ottobre 2013, Metropoli d'Asia 
pp. 499
Prezzo di copertina € 16,50
Tag:  L'Atelier, Yeng Pway Ngon, Metropoli d'Asia, Singapore, storie d'amore, intervista, ONEIN3

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