Philippe Starck

Design d’autore tra emozione architettonica e ristorazione innovativa

di Francesca Gamba

Pubblicato mercoledì, 29 gennaio 2020

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Non solo food

Oggi molti ristoranti non si riconoscono più nella definizione di meri luoghi deputati al consumo del cibo. Sempre più spesso, ciò che completa l'esperienza del pasto è la sensazione di far parte di un evento collettivo in cui la componente teatrale data dalla scenograficità dello spazio in cui si svolge l'atto, e dal fatto di partecipare ad una sorta di cerimonia rituale, costituiscono l'integrazione emozionale dell'esperienza vissuta dai clienti, chiamati a interpretare contemporaneamente il ruolo di attore/spettatore.

Il fautore più importante del processo di spettacolarizzazione del ristorante è il Re Mida del design internazionale, Philippe Starck. Francese, classe 1949, nel corso della sua carriera ha realizzato spazi adibiti alla ristorazione concependoli come palcoscenici teatrali in cui la messa in scena non si compone solo attraverso il momento del consumo, bensì mediante l'esposizione voyeuristica della clientela stessa, in una complessa articolazione di spazi anomali, trasparenze e riflessi contrastanti.

Data la poliedricità di Starck, stilare un elenco degli espedienti e delle soluzioni che caratterizzano i suoi progetti potrebbe apparire come un'operazione aleatoria, ma è comunque possibile riconoscere al loro interno dei leitmotiv fondamentali: il surrealismo illusionista, la teatralizzazione del contesto spaziale, la spinta alla socializzazione tra i commensali e costanti riferimenti al mondo del cinema.

Un design per stupire

Quando ci si reca in uno dei suoi ristoranti, l'esperienza architettonica diventa fulcro imprescindibile grazie a una regia sapiente studiata fin nei minimi dettagli. In questi interni, a partire dal Theatron di Mexico City e giungendo fino agli Hotel Delano e Paramount di New York, ogni distinzione tra elementi scenografici e funzionali viene superata mediante l'uso costante di artifici capaci di sorprendere il visitatore. Questa volontà di sorprendere attraverso un'esperienza unica, ha portato ad accostare lo stile di Starck al concetto di perturbante (Unheimlich) indagato da Sigmund Freud. Nei suoi spazi, il designer francese, allude ad ambienti domestici caricandoli di elementi inconsueti, piazzati strategicamente per sovvertire l'idea di famigliarità. Gli espedienti messi in atto sono i più vari: salti di scala e minime alterazioni, decontestualizzazioni e presenze inattese volte a sottolineare la relazione diretta tra l'interno della psiche e l'interno della casa in cui vive il soggetto, donando a ogni luogo una pervasiva dimensione onirica.

Molti sono i riferimenti all'arte surrealista e ai suoi esponenti. Troviamo citazioni di Salvador Dalì negli arredi del ristorante Le Maurice di Parigi, in cui si trova la famosa sedia con i piedi in forma di scarpe da donna e il telefono-aragosta, mentre nel Bon sono presenti sia una testa di rinoceronte che sporge dalla parete, sia una serie di oggetti ed arredi che omaggiano l'italiano Piero Fornasetti. Personaggio eclettico, ossessionato dall'immaginario onirico e dal volto della sua musa, il soprano Lidia Cavalieri, viene utilizzato da Starck come catalizzatore del perturbante, attraverso creazioni trompe d'oeil e iconografie allusive tra le quali il celebre bacio della sedia Ero's.

Un altro mondo da cui Starck trae ispirazione è quello del cinema, in particolar modo alle atmosfere delle pellicole di Kubrick. Tra le fonti più evidenti troviamo il clima straniante dell'appartamento che compare alla fine di 2001 odissea nello spazio, il cui pavimento luminoso viene riproposto tale e quale nella lounge room dell'Hudson Hotel di New York, oppure nella luce fioca e tremolante dei candelabri del Bon di Parigi, capaci di rievocare alla mente il film Barry Lyndon. Un po' diverse sono le ispirazioni che caratterizzano il Miss Kō di Parigi, fortemente permeato dal mood cyberpunk di Blade Runner, con monitor incassati nella lunga tavolata del ristorante che trasmettono immagini di telegiornali asiatici, le luci al neon e il bancone che ricorda le postazioni di cibo da strada dei mercati nipponici.

Essenziali sono anche il ruolo e la concezione formale dei singoli arredi da lui progettati per gli interni. Caratterizzati da forme vagamente organiche e da tensioni originate da una trasfigurazione zoomorfa di elementi naturali, i suoi pezzi di design si presentano come forme piene e vitali, ludiche in modo antitetico rispetto al minimal razionalista. Ne sono un esempio gli sgabelli del Royalton di New York, i quali evocano meduse giganti, lo sgabello futuristico W.W. Stool, simile ad un animale fantastico in movimento, oppure la lampada Flos Arà dalla tipica forma a corno.
Tag:  Philippe Starck, design, ristorazione, ristoranti, arredamento

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