Virginia Wolf e i Maestri Gourmet

“Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene” Virginia Wolf

di Anna Battaini

Pubblicato giovedì, 29 aprile 2010

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Stando alle sue parole, e a giudicare dai risultati, Adeline Virginia Stephen, doveva essere una buona forchetta. Come avrebbe potuto altrimenti creare opere come "La signora Dalloway", "Orlando", "Gita al faro" o "Una stanza tutta per sè"?
Detto ciò, non oso immaginare quali sublimi capolavori ci avrebbe regalato se, invece che nella "perfida Albione", i suoi natali li avesse trascorsi oltremanica, in paesi  - ça va sans dire - quali l'Italia o la Francia, ove la cultura del cibo ha da sempre una tradizione di tutto rispetto che si spinge ben oltre il classico "Sunday roast" servito con patate arrosto accompagnato dal consueto "Yorkshire pudding" guarnito con "gravy sauce". Paesi che i natali li hanno dati a chef del calibro di  Jean Anthelme Brillat-Savarin, Pellegrino Artusi, Alen Ducasse o il grande maestro Gualtiero Marchesi.

 
Non me ne vogliano a male gli amici anglosassoni, ma durante tutti gli anni vissuti a Londra ho trascorso la maggior parte del tempo ai fornelli, tanto in casa mia quanto in quelle altrui, osservando le reazioni quasi commosse dei sudditi di Sua Maestà innanzi ad un semplice "Risotto alla milanese", alla "parmigiana di melanzane", piuttosto che a un classico piatto di "Carbonara", rispondendo a domande strazianti quali: "Ma veramente in Italia nella carbonara non mettete la double cream?"
L'aforisma sopra citato, pronunciato da colei che è considerata una delle figure letterarie più importanti del XX secolo, mi ha spinto a riflettere su come, nel corso della storia, l'enogastronomia abbia svolto un ruolo fondamentale al di fuori della cucina. Pittori, scrittori e registi ne hanno tratto ispirazione per la creazione delle loro opere.
Basti pensare all'Arcimboldo e ai suoi splendidi ritratti, volti interamente realizzate grazie  all'ausilio di fiori, vegetali e ortaggi. Per non parlare di celebri investigatori quali Poirot, Nero Wolf, Maigret e Carvalho, geniali menti criminologhe per le quali il cibo aveva un'importanza determinante e che nella loro carriera hanno dovuto risolvere innumerevoli omicidi svoltisi attorno ad una tavola.
E come non menzionare capolavori cinematografici quali:  “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”, “Il pranzo di Babette”, “Chocolat”, “Invito a cena con delitto”, fino ai più recenti “Volver”,Pranzo di ferragosto” o “Julie & Julia”?
Da sempre, la storia dell'arte, il cinema e la letteratura hanno affiancato l'enogastronomia nell'elenco delle mie grandi passioni e, certa di non essere l'unica, ho pensato fosse interessante creare una rubrica dedicata all'interazione tra queste discipline, effimere e non.
Spero, con questo breve assaggio, di essere riuscita a stuzzicare la vostra curiosità, oltre che il vostro appetito e vi aspetto per cominciare insieme un percorso tra i sentieri della buona tavola che intende spingersi ben oltre le mura della cucina…
Tag:  Virginia Wolf, Cucina, Arcimboldo, Enogastronomia, Arte

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