Carcerazione alternativa per madri detenute

"L'espiazione della pena è un atto dovuto da un punto di vista sociale e da un punto di vista collettivo, però i bambini che c’entrano?". L'Icam è un progetto dedicato ai bambini che vivono le carceri

di Sara Avesani

Pubblicato giovedì, 27 gennaio 2011

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Non tutti i bambini sono fortunati allo stesso modo. C'è chi nasce in un ambiente sereno e protetto e chi ha un genitore in carcere e non ha la più pallida idea di cosa significhi.  Una situazione difficile quella delle mamme negli istituti penitenziari, soprattutto per i bambini che, a causa di errori commessi da altri, sono costretti a vivere le sbarre come la normalità.

L'Italia però questa volta ha un primato di cui vantarsi: un progetto importante, nato nel dicembre del 2006 come progetto pilota, l'Icam. L'istituto di custodia attenuata per le detenute madri dipende dalla Direzione della casa circondariale di S. Vittore e si trova in uno stabile di proprietà della Provincia di Milano. Fortemente voluto dall'ex assessore di centrosinistra alla Provincia di Milano, Francesca Corso, l'istituto di custodia attenuata per madri detenute con figli da 0 a 3 anni è il primo esempio in Europa di detenzione alternativa. Si parte da un semplice considerazione della fondatrice, "l'espiazione della pena è un atto dovuto da un punto di vista sociale e da un punto di vista collettivo, però i bambini che c'entrano?" per realizzare "un progetto unico, patrocinato da provincia, regione, comune con il solo scopo di garantire un'infanzia serena ai figli insieme alle proprie madri detenute".

E' proprio da 0 a 3 anni che la legge italiana garantisce alla madre di vivere insieme al proprio figlio qualora non vi sia possibilità di arresti domiciliari o il differimento della pena, non solo all'interno del carcere ma in strutture adeguate alla crescita di un bambino. Nonostante le disposizioni normative sembrano siano rivolte a facilitare percorsi alternativi alla detenzione, finora solo l'Icam ne è un esempio. La legge n. 40/2001 "prevede il diritto agli arresti domiciliari per le mamme detenute già condannate se non esiste il rischio di recidiva e se hanno già scontato un terzo della pena. Essendo però i reati commessi (solitamente uso e spaccio di droga, prostituzione) legati ad un alto rischio di recidiva, considerando, inoltre, che molte donne sono straniere senza domicilio, e che tante sono ancora in attesa di sentenza definitiva, la legge trova davvero difficile applicazione. Esiste un disegno di legge (n. 1814), fermo alla Commissione Giustizia, che, se venisse approvato, consentirebbe alle madri di vivere in case-famiglia protette, occupandosi della cura dei propri figli fino, non a tre, ma almeno a dieci anni di età".

Le raccomandazioni internazionali, dalla Convenzione sui Diritti dell’infanzia approvata dall'assembla delle Nazioni Unite alle osservazioni del Comitato Europeo sui diritti dell'infanzia, mettono in primo piano l'interesse del minore e il rispetto dei sui diritti. La tutela dei vincoli familiari e il recupero del ruolo genitoriale sono inoltre ritenuti indispensabili per la prevenzione della recidiva e la reintegrazione sociale delle detenute. Tuttavia in questa situazione i bambini sono chiamati a vivere come degli adulti, a capire cose per loro incomprensibili, a subire un'assenza di incontri affettivi autentici e spesso diventano "invisibili". L'Unicef cerca di combattere da anni l’invisibilità del bambino. A tutti deve essere garantita un'infanzia vera e non rubata perché le conseguenze sono un problema che riguarda la società intera.

L'Icam riveste un ruolo sociale fondamentale. E' una vera e propria casa, accogliente, che non ricorda per nulla l'ambiente carcerario."La struttura ha ospitato in tutto 130 persone in 3 anni. Delle tremila detenute rinchiuse nei carceri d'Italia, infatti, sono meno di 100 quelle che hanno i requisiti per entrare qui".  Le agenti-assistenti che vi lavorano sono vestite in borghese, identificabili come delle zie, delle amiche. Un gruppo di lavoro solido e affiatato, composto dai Servizi Sociali, dal dipartimento pedagogico del carcere di San Vittore, dai responsabili degli asili nido di Milano, dagli enti istituzionali e da privati volontari, assicurano l’attuazione di un progetto davvero ambizioso.
 
Per esempio, affinché lo sviluppo della sfera emotiva e cognitiva non venga compromesso, i bambini sono seguiti da figure educative specializzate attraverso una serie di incontri e di iniziative che coinvolgono anche le madri. Viene garantito un percorso individuale di formazione per ogni detenuta, dalla scolarizzazione alla formazione professionale. "L'obiettivo è quello di far comprendere le proprie potenzialità di donna-madre ad ognuna delle detenute, di favorire il totale benessere del rapporto madre-bambino, nella consapevolezza di poter ridurre al minimo i danni della carcerazione".

In seguito alla creazione dell'Icam, visto gli ottimi risultati ottenuti, non solo la Regione Lazio ha approvato a fine 2010, l'avvio di un centro come quello dell'istituto di custodia attenuata, ma la Commissione Europea nell'ambito del programma comunitario Criminal Justice, ha finanziato un progetto "Free to grown up" per dare massima diffusione all'esperienza realizzata in Italia.

Grazie a Francesca Corso e alla Provincia di Milano, prima istituzione a credere in questo progetto e a investire risorse, questa iniziativa, prima in Italia e in Europa, sarà presa a modello per la nascita e lo sviluppo di altre realtà simili su tutto il territorio nazionale e non.
Tag:  Icam, Francesca Corso, Free to grow up, Provincia di Milano, Unicef, Comunione Europea, carcere, San Vittore

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