Congedo obbligatorio: due settimane per i padri

L'Europarlamento: neomamme a casa per cinque mesi e 15 giorni per i neo-papà

di Silvia Menini

Pubblicato lunedi, 22 novembre 2010

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L’Unione Europea ha fatto i primi passi verso la tutela della famiglia rafforzando i congedi parentali.
L’Europarlamento innanzitutto ha l’obiettivo di portare il congedo di maternità a 20 settimane, fatto che, pur essendo ormai già una norma per l’Italia, non lo era altrettanto per il resto dell’Europa, dove il congedo di maternità prevedeva un numero inferiore di settimane di assenza dal posto di lavoro. Il vantaggio economico che prevede la percezione del 100% della retribuzione, tocca anche la penisola, dove attualmente è pari all’80% della retribuzione base.
Si vuole inoltre permettere anche ai padri di essere inclusi nella cerchia del congedo parentale. La proposta legislativa infatti prevede di aggiungere almeno due settimane, pagate al 100%, di assenza dal lavoro per il padre naturale (o adottivo), anche in assenza di unione matrimoniale con la madre, garantite solo se la neomamma torna al lavoro o in altri casi particolari.
Quella che finora poteva essere considerata una discriminazione verso gli uomini, a scapito delle donne, vuole essere ora abbattuta da una proposta che cerca di avvicinare l’Italia ai 19 Paesi che già prevedono delle forme di congedo parentale per il padre.
 
È sicuramente un passo importante teso ad aiutare lo storico ritardo dell’Italia per quanto concerne i tassi di occupazione femminile se paragonata agli altri paesi occidentali. Inoltre, tale proposta nasce anche dai profondi cambiamenti economici e sociali che hanno portato la necessità di un adattamento delle modalità di assitenza al neonato da parte, non più solo della madre, ma di entrambi i genitori, per l’esigenza di condividere le responsabilità genitoriali, quanto mai fondamentali nei primi giorni di vita.

Un altro emendamento approvato prevede il divieto di licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino ad almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità e alla madre che torna al lavoro deve essere garantito lo stesso posto di lavoro o uno equivalente con la medesima retribuzione, categoria professionale e responsabilità.
 
Questa proposta di legge è senz’altro un passo avanti a favore delle donne, madri e lavoratrici e si propone di sostenere le famiglie e il tasso di natalità, portando avanti l’idea che i figli siano una ricchezza irrinunciabile per l’Europa.
 
Altri interventi invece sono finalizzati a sostenere la donna nel mantenimento e nel recupero del suo posto di lavoro occupato prima della maternità. La maggior preoccupazione a livello europeo è l’aumento dei costi delle finanze pubbliche, ma è sicuramente vero che un adeguato congedo parentale può portare molti vantaggi non solo alle famiglie, ma anche verso l’economia in generale, evitando inutili assenteismi e aiutando la donna nel mantenimento del posto di lavoro senza dover rinunciare alla famiglia.

È certamente un evento importante che determina un cambiamento per le donne, un aiuto nella gestione della famiglia e del lavoro, facilitando milioni di donne di tutta Europa a conciliare meglio questi due mondi. Con il congedo di paternità obbligatorio si prospetta anche un sensibile cambiamento nel ruolo del padre nella vita del proprio figlio, responsabilizzandolo di più e trasmettendo il concetto che fare figli non è solo una questione che riguarda le donne, ma la società intera,  mantenendo comunque la maggior responsabilità verso la donna, definita dall’obbligo al congedo.
La direttiva sarà approvata nel giro di un paio di mesi dal consiglio e dovrà poi essere recepita dalle singole nazioni, anche se il passo più importante sarà quello di superare lo scetticismo e la mentalità ancora molto chiusa e arcaica.
 
Tag:  congedo parentale, maternità, paternità, congedo obbligatorio

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