Donne in attesa

Una società matriarcale 2.0 dove politiche per le donne e la famiglia coincidono e si autofinanziano

di Carlo Giordano

Pubblicato mercoledì, 12 maggio 2010

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Lunedì 10 maggio presso l’Università Bicocca si è tenuto il seminario “Donne in attesa”. Alessandra Casarico docente in Bocconi e coautrice con Paola Profeta del libro che porta lo stesso titolo del seminario chiarisce ironicamente che l’attesa non si riferisce alla gravidanza ma al fatto che i diritti delle donne tardano ad essere riconosciuti.

L’aula è una foto in miniatura della società esterna, fatte le dovute proporzioni dove ci sono 7 donne brillanti e preparate che espongono soluzioni semplici ed efficaci; di uomini che ascoltano ce ne sono solo 4 su 30 persone presenti.
Poche chiacchiere, i numeri la fanno da padrone. Secondo l’indice Global Gender Gap l’Italia è al 72° posto su 134 paesi presi in esame: meglio di noi Sudafrica, Filippine, Lesotho, Argentina. Il 67% delle madri italiane tornerebbe a lavorare se potesse, il 25% delle donne è insoddisfatta della suddivisione del lavoro all’interno della coppia, infatti una donna che si occupa anche della casa lavora circa 80 minuti in più al giorno rispetto ad un uomo.

I figli probabilmente sarebbero d’accordo con le mamme. Prima di tutto il tasso di fecondità è direttamente proporzionale al tasso di lavoro femminile: dove le donne hanno più possibilità di lavorare nascono più bambini. Dove ci sono più donne al potere si investe di più in salute, istruzione e politiche sociali. E per quanto riguarda la cura della prole, ebbene le donne che non lavorano dedicano in media 86 minuti al giorno ai figli, quelle che lavorano ne dedicano 74. Il padre potrebbe fare la differenza con 12 minuti, almeno per andare in pareggio.

Infine le proposte: servizi, agevolazioni fiscali, congedi di paternità, riforme. Ma quanto costano? Hanno già calcolato tutto:
permettere a 100.000 donne di lavorare, il PIL aumenterà dello 0.28% e le politiche per il lavoro femminile e la famiglia le finanzieranno le donne stesse.
Tag:  Global Gender Gap, Bicocca, Bocconi, maternità, Donne in attesa

Commenti

09-10-2010 - 11:14:00 - nina
Poi quando un ministro del governo italiano (Gelmini) rilascia dichiarazioni imbarazzanti nelle quale afferma che "stare a casa dopo il parto è un privilegio" o che "è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici." senza nemmeno sapere - lei che in quanto ministro la legge ci si aspetterebbe la conoscesse - che se anche una mamma miracolata da Dio, con a disposizione nugoli di nonni, zii o chi per loro disposti ad occuparsi del pargolo, volesse tornare al lavoro dopo dieci giorni come ha fatto lei.. LA LEGGE ITALIANA NON GLIELO PERMETTEREBBE!! Una libera professionista può fare ciò che vuole, mentre un'impiegata no..!! In tutto questo la cosa per me più grave è stato l'aver definito "privilegio" quello che da anni le donne si aspettano diventi un "diritto" Un vero peccato che come spesso capita ai politici italiani il ministro Gelmini abbia perso una buona occasione per informarsi, prima di aprire bocca!!
09-10-2010 - 11:14:13 - paterò
Hai ragione Nina, alla fine la Gelmini è una dipendente statale e dovrebbe essere obbligata a stare a casa 5 mesi a stipendio pieno. Se non lo fa, dovrebbero decurtarle l'indennità di maternità. Il rischio è che lei prenda comunque indennità e parte dello stipendio (presenze, trasferte, etc). Una contraddizione e una presa in giro per le impiegate o le dirigenti costrette alla maternità. Insomma, la legge è vecchia, non si adatta alle evoluzioni del mondo del lavoro. Dovrebbe essere resa più flessibile: che la politica sfrutti, per una volta, le parole della Gelmini a favore della gente!
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