Le donne? In attesa

Intervista a Paola Profeta. Donna, madre, lavoratrice, docente presso l’Università Bocconi di Milano e coautrice del libro/studio “Donne in attesa”

di Carlo Giordano

Pubblicato lunedi, 28 giugno 2010

Rating: 4.7 Voti: 6
Vota:
Stampa Mail Bookmark Ingrandisci Rimpicciolisci

Sicure di essere in fila allo sportello giusto? Ma soprattutto ha senso stare in coda?
Alessandra Casarico e Paola Profeta
ci consegnano nel loro libro una grande quantità di dati e studi che fotografano la  situazione delle madri lavoratrici e, indirettamente, delle famiglie italiane.
Ne abbiamo parlato con Paola Profeta, che ci ha dato qualche spunto su cui riflettere.

Da quando ha iniziato ad occuparsi di politiche per le donne?
Mi sono occupata di economia pubblica ed economia del lavoro da sempre, da tre anni ho cominciato a rivolgermi alle politiche di genere focalizzando la mia attenzione sulla spesa pubblica che non è sufficiente. Il primo stimolo è stato l’interesse personale. Poi, avendo anche dei figli, le difficoltà per una madre che lavora saltano più al’occhio.

Lavora più con uomini o con donne? Trova delle differenze?
Su questo tema più con donne, in generale anche con uomini. Riguardo alle differenze la fortuna di questo lavoro è di poter scegliere le persone con le quali lavorare, quindi si tende sempre a scegliere, indipendentemente dal genere, colleghi compatibili dal punto di vista del carattere.

Una donna che resta: un esempio?
Emma Bonino è senz’altro un riferimento per le politiche pubbliche. Elsa Fornero, con il suo centro di ricerca, è in prima linea sul piano accademico. In Italia, comunque, non c’è molto.

Il suo motto?
Ce ne sono talmente tanti, direi più una linea di pensiero: fare quello in cui crediamo.

Com’è la donna del 2010?
In attesa.

Cosa bisogna dare alle donne del 2010?
Strumenti. Strumenti per rimuovere gli ostacoli culturali, familiari, istituzionali.

C’è qualcosa che le donne devono ancora interiorizzare?
I fattori culturali, familiari, istituzionali, influiscono molto. Ancora oggi molte donne si scoraggiano e si tirano indietro. Ma non credo possa essere solo un processo interiore, il contesto condiziona molto.

Chi è più pronto ad ascoltare le esigenze delle donne?
La scarsa attenzione è diffusa, ma la società civile si sta muovendo. Il mercato e la politica sono un po’ indietro, nessuno è proprio fermo ma bisogna fare ancora parecchia strada. Comunque non sono pessimista.

Vale la pena inserire le donne in un sistema così inadeguato?
L’inserimento di un maggior numero di donne potrebbe condizionare un cambiamento, dal punto di vista della politica economica destinare sufficienti risorse alle famiglie con figli piccoli si tratterebbe solo di una riallocazione della spesa, poi bisognerebbe lavorare sugli orari che sono poco flessibili e combattere la cosiddetta segregazione verticale, cioè l’esclusione dalle posizioni apicali, che determina una dinamica di carriera limitante.

Figli e lavoro sono lo status symbol della donna realizzata?
In un certo senso dovrebbe essere così, la questione è che il problema dell’alternativa figli-lavoro si rispecchia nell’immagine della donna realizzata che ci viene proposta dai processi mediatici. Si cerca di promuovere non la complessità della madre lavoratrice ma da un lato la mamma perfetta e dall’altro la donna in carriera. Questi stereotipi sono il sintomo della arretratezza culturale con cui ci scontriamo.

“Donne in attesa” uno studio, un libro. Cosa troviamo in queste pagine?
È uno studio che dimostra come sia possibile agire dal punto di vista fiscale per supportare le spese della prima infanzia e dare libera scelta alle donne. Molte donne si scoraggiano perché devono mettersi contro un modello culturale e la propria famiglia senza il supporto delle istituzioni.
Il libro è una fotografia dell’Italia rispetto all’Europa e focalizza i ritardi nei campi dell’occupazione, della carriera e della politica. Questa arretratezza ci costa molto, sprechiamo delle risorse che potrebbero produrre crescita economica e benessere, creare sicurezza dal rischio di disoccupazione o divorzio, sviluppare le famiglie e di conseguenza il sistema paese.
Il percorso logico dell’opera si può riassumere in questi punti: siamo indietro, perché, cosa perdiamo, proposte.

Leggi la recensione al libro "Donne in attesa".

Segnaliamo inoltre l'evento "Donne in attesa. L'Italia della disparità di genere" del 30 giugno alla Casa della Cultura a Milano.

Donne in attesa
di Paola Profeta e Alessandra Casarico
2010, Editore EGEA
pp. 140, € 16.50


Tag:  Donne in attesa, Paola Profeta, donne, lavoro, conciliazione

Commenti

Di' la tua


Le foto presenti sul sito di Mondo Rosa Shokking sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione,
non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate

Testata giornalistica registrata. Registrazione numero 379 del 17 giugno 2008 presso il Tribunale di Milano Direttore Responsabile Stefano Martignoni