No alle dimissioni in bianco

23 Febbraio 2012: Giornata nazionale di mobilitazione per il ripristino della legge 188/07

di Sara Avesani

Pubblicato giovedì, 1 marzo 2012

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I dati parlano chiaro: sono 800.000 le dimissioni in bianco rilevate dall’Istat nel 2009. È un fenomeno che non si riesce ad arrestare: una malattia, molto spesso una gravidanza, l’età, problematiche con il sindacato e ti mettono alla porta. Appena assunta firmi già le tue dimissioni. Il ricatto, perché solo cosi si può definire, coinvolge purtroppo ben il 60% delle lavoratrici donne, è diffuso su tutto il territorio nazionale italiano, riguarda le piccole ma anche le grandi aziende ed è illegale.

Giovedì 23 febbraio è stata la giornata nazionale di mobilitazione per il ripristino della legge 188/07. 188 donne hanno scritto una lettera e tenuto una conferenza stampa a Montecitorio, chiedendo a gran voce a Monti, al ministro Fornero e a tutto l’esecutivo il ripristino della legge, per dire basta alla vergogna delle dimissioni in bianco. Una delle firmatarie, Maria Pia Mannino, Coordinatrice Nazionale Confederale delle Pari Opportunità della Uil, parla di “problema di civiltà che va al più presto affrontato". Oltre al comitato presso il governo, in molte province d’Italia associazioni, delegazioni di partiti, sindacaliste e semplici sostenitrici di questa battaglia hanno partecipato a questa giornata di sensibilizzazione con iniziative e banchetti nelle principali piazze cittadine.

Il recente caso del contratto Rai, dove la discriminazione è stata addirittura messo per iscritto (“Se una lavoratrice rientra nei «casi di malattia, infortunio, gravidanza» l’azienda può decidere di «sciogliere il contratto di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore), anche se poi in qualche modo corretto, continua Maria Pia, “conferma l’urgenza di approvare e far applicare norme chiare e precise contro l’indecente pratica delle dimissioni in bianco” nei luoghi di lavoro.

La legge 188 del 2007,  aveva dato un freno al fenomeno ma è stata abrogata dal governo Berlusconi. La legge prevedeva che “la comunicazione delle dimissioni dovesse essere effettuata dal lavoratore, pena la nullità dell'atto, per iscritto su appositi moduli predisposti e resi disponibili gratuitamente dalle Direzioni provinciali del Lavoro, dagli Uffici Comunali, dai centri per l'impiego nonché, previa convenzione stipulata a livello centrale, dai patronati e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori”.

Già a giugno dello scorso anno, la delegazione di Se non Ora Quando di Verona, approfittando del soggiorno del Presidente Napolitano nella città scaligera, aveva consegnato 1000 firme e chiesto il ripristino della legge 188 del 2007,  sottolineando inoltre, che le donne  che firmano le dimissioni in bianco non hanno nemmeno diritto all’indennità di disoccupazione.

Se si vuole iniziare a riformare il mondo del lavoro, di cui si discute tanto in queste settimane, dando risposte concrete, il primo passo da fare è sicuramente quello di  cancellare questa ignobile prassi. “Se vogliamo che l’Italia rappresenti un modello o che, quantomeno, si adegui agli altri paesi dell’Unione Europea, la difesa dei diritti delle donne contro forme di discriminazione odiose, come le dimissioni in bianco, deve essere il suo obiettivo irrinunciabile” come sostiene la portavoce delle Donne democratiche veronesi.
Tag:  dimissioni in bianco, Se non ora quando, SNOQ, donne democratiche, legge 188/07

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