Cecenia

Violentate dai soldati russi, usate come arma dai terroristi islamici, represse dalla dittatura di Khadyrov: donne cecene senza un futuro

di Stefano Magni

Pubblicato mercoledì, 4 agosto 2010

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Le vedove nero-vestite, coperte con il velo islamico, imbottite di esplosivo, pronte a uccidersi per portarsi nella tomba più russi che possono, sono ormai le protagoniste del terrorismo ceceno in Russia. Sono diventate famose in tutto il mondo il 23 ottobre 2002, con il sequestro del teatro Dubrovka di Mosca. Molte di loro si mischiarono nel pubblico, ostentarono alle telecamere i loro esplosivi, minacciando di uccidere tutti se i russi non si fossero ritirati dalla Cecenia. Un tragico fatto di sangue che si concluse con un terribile blitz, mal condotto, delle forze speciali russe: i gas pompati nei condotti d’aria per addormentare i terroristi uccisero 129 ostaggi russi oltre all’intero commando di sequestratori.

Le vedove nere tornarono agli onori della cronaca lo scorso marzo, quando due di esse si fecero saltare in aria nella metropolitana di Mosca, uccidendo 40 passeggeri.

Che cosa spinge queste donne a uccidersi per uccidere? La loro forma di terrorismo non è spontanea, ma eterodiretta. Sono “armi” nelle mani dei leader del terrorismo islamico ceceno. Sarebbe riduttivo attribuire tutta la responsabilità alla violenza dell’occupazione russa per spiegare il loro reclutamento. Sin dagli anni ‘90, soprattutto dopo la I Guerra Cecena (1994-1996), la forma più radicale di Islam Wahhabita, di origine saudita, si diffuse in vasti settori della società locale. Nel 1998, quando i russi si erano ritirati dalla regione e la Cecenia godeva di un’autonomia quasi completa, le autorità locali, in particolare il leader estremista Shamil Basaev, imposero la sharia in buona parte del Paese. Anche Karamakhi, nel vicino Daghestan, fu islamizzata nel 1998. Le autorità locali imposero il burqa alle donne, come da tradizione wahabbita, proibirono l’uso di radio e televisioni e sequestrarono tutti i mezzi per prendere e trasmettere immagini. Le vedove nere crescono in questo humus culturale. La loro forma di terrorismo, nata dopo lo scoppio della II Guerra Cecena (1999) e al seguito della seconda occupazione russa del Paese è motivata, in gran parte, dalla religione, dalla convinzione di fare giustizia dei loro mariti (uccisi dai russi) raggiungendoli in Paradiso, dopo aver ucciso un gran numero di “infedeli” occupanti.

Il reclutamento, comunque, non è solo religioso, ma anche una forma di reazione. Dal 1999 al 2005, nei sei anni di guerra e occupazione delle truppe moscovite, lo stupro fu sistematico secondo quanto denunciano organizzazioni per la difesa dei diritti umani quali Human Rights Watch e Amnesty International. La ricercatrice Valentina Rousseva, che ha analizzato numerosi casi di stupro commessi da truppe russe, ha individuato una precisa strategia della violenza sessuale, volta a umiliare gli uomini (le cui donne venivano violate) e imprimere il proprio “marchio” nazionale nel ventre femminile. Come nelle guerre in Croazia (1991) e Bosnia (1992-1995), lo stupro divenne arma psicologica. In una società tradizionalista e musulmana quale quella cecena, una donna violentata perde la possibilità di sposarsi. Una vedova perde il suo posto nella società.
E’ sostanzialmente questo il bacino di reclutamento delle “vedove nere”: donne private del loro futuro, convinte a immolarsi da religiosi radicali e privi di scrupoli.

La “pacificazione” della Cecenia, tanto declamata dai russi sin dal 2005, non ha posto fine al problema. Ne ha avviato un altro. Ramzan Khadyrov, il presidente ceceno riconosciuto e decorato da Vladimir Putin, è un convinto sostenitore della discriminazione della donna. Il 32enne leader politico, sospettato di aver commesso il 70% dei crimini di guerra e contro l’umanità nella II Guerra Cecena (si crede che sia lui il mandante anche dell’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja) vuole rubare la scena ai radicali islamici ribelli, scavalcandoli “a destra”. Il 25 giugno scorso la sua polizia ha colpito con proiettili di vernice alcune donne che non indossavano il velo. Khadyrov ha pubblicamente espresso apprezzamenti per il comportamento degli agenti. In passato Khadyrov ha anche approvato in pubblico, con discorsi espliciti, i delitti d’onore, la poligamia, il velo integrale. Il tutto all’interno di una repubblica autonoma che dovrebbe rispettare, in teoria, la legge russa, cioè un codice che prescrive uguali diritti fra uomini e donne. Ma per il Cremlino, a quanto pare, Khadyrov è l’uomo giusto. 
Tag:  Russia, Cecenia, vedove nere, terrorismo, stupro etnico

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