Pakistan

Un inferno per le donne nella nazione che fu guidata da una donna

di Stefano Magni

Pubblicato lunedi, 24 maggio 2010

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All’inizio di quest’anno, a causa di forti pressioni politiche, il sito di YouTube aveva censurato il video della fustigazione di una ragazza in Pakistan, nelle regioni tribali. La settimana scorsa, col pretesto che, navigando su YouTube, gli utenti pakistani possono addirittura vedere delle vignette blasfeme che ritraggono Maometto, il governo di Islamabad (sotto la pressione dei fondamentalisti islamici) ha tagliato la testa al toro: ha impedito l’accesso a YouTube. Dopo che Facebook era già stato oscurato.

Sfidiamo la censura, allora, e andiamo a vedere di quanti e quali diritti sono private le donne pakistane. Paradossalmente, il Paese, nato dalla costola musulmana dell’India britannica nel 1947, è stato governato per anni da una donna, Benazir Bhutto, che ha lasciato il segno. Non sempre positivo: accusata di corruzione, ha trascorso all’estero 8 anni, fra Dubai e Londra, in esilio volontario. Quando sembrava dovesse tornare al potere, dopo 8 anni di dittatura militare del generale Pervez Musharraf (1999-2007), è stata assassinata il 27 dicembre 2007. Ora il presidente del Pakistan è suo marito, Asif Alì Zardari. Durante la dittatura di Musharraf, i diritti delle donne si sono sensibilmente contratti, a causa di una più rigida applicazione della legge coranica, principale fonte di ispirazione della legge civile pakistana. Con Zardari le cose non sono molto cambiate.

La partecipazione delle donne alla politica è teoricamente facilitata dall’introduzione di quote rosa previste dalla legge, sia nelle assemblee locali che nell’Assemblea Nazionale. Ma in alcune aree del Paese (soprattutto nel Nord) le donne hanno addirittura difficoltà ad andare a votare, tanto è forte l’opposizione dei parenti e concittadini maschi.
Le donne hanno diritto all’istruzione, ma le scuole femminili sono soggette a numerosi attacchi da parte di estremisti islamici e Talebani (molto attivi anche in Pakistan, dove il movimento è nato e cresciuto).
Per regolare le controversie familiari vige la sharia (legge coranica) amministrata da corti religiose. Il sesso praticato al di fuori del matrimonio è reato penale quanto uno stupro. E’ ancora previsto l’uso di punizioni corporali, fino alla lapidazione per le adultere o la fustigazione per reati sessuali. Ovunque nel Paese queste punizioni sono applicate molto raramente, ma nelle aree tribali, al confine con l’Afghanistan, è tutta un’altra storia. Autonome e sottoposte a una sorta di dittatura feudale dei capi-clan locali, le “Fata” (regioni tribali autonome federate) sono un angolo di medioevo. I signori locali, assistiti da assemblee di anziani, impongono pene capitali e scambi di mogli fra tribù.

La somma di leggi coraniche, tradizioni rigide e famiglie patriarcali provoca un’esplosione di abusi di tutti i tipi sulle donne: l’80% delle pakistane ha subito, almeno una volta nella vita, violenze sessuali, abusi entro le mura domestiche, pestaggi, aggressioni con uso di acido per sfigurare il volto della vittima (fonte: Human Rights Court Pakistan, Hrcp). Le vittime degli stupri non sono difese: la polizia stessa, nella maggior parte dei casi, fa pressioni perché non venga sporta denuncia. E le famiglie, colpite dal “disonore” spingono la vittima a suicidarsi. Nei villaggi delle province più arretrate, lo stupro di gruppo su una donna è usato come una forma di punizione (comminata dagli anziani del villaggio) per un crimine commesso da un suo parente. Lo stupro, se commesso entro le mura domestiche, non è reato.

Nel 2009, sono state uccise 612 donne dai loro stessi parenti in “delitti d’onore” (fonte: Hrcp). Ma gruppi locali per i diritti umani affermano che la cifra sia, in realtà, molto più alta. E comunque non include le donne ferite o sfigurate. 
Tag:  Pakistan, Benazir Bhutto, quote rosa, delitti d'onore, YouTube

Commenti

01-12-2013 - 00:21:15 - anonimo
STRONZATE ..............
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