Sex & the City 2: un’ambientazione che lascia molti dubbi

Il contrasto tra l’emancipazione femminile delle protagoniste e un’ambientazione dove i diritti delle donne passano in secondo piano

di Silvia Menini

Pubblicato venerdì, 28 maggio 2010

Rating: 3.5 Voti: 6
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Il primo film “Sex and the City”, uscito nel 2008, è stato un successo notevole. Nulla, comunque, in confronto alla serie televisiva che per anni ha tenuto milioni di ragazze inchiodate davanti allo schermo a seguire le vite spregiudicate delle quattro protagoniste, alle volte un po’ troppo ambiziose, critiche e persino meschine, ma pur sempre presenti, leali e solidali di fronte ai numerosi disastri amorosi che le colpivano a turno. I discorsi, poi, erano stimolanti, mentre i costosi e super lussuosi vestiti, che svolazzavano nel traffico newyorkese, hanno fatto sognare.

Il secondo atto, quindi, è stato una diretta conseguenza di questo reiterato successo planetario, ma purtroppo il risultato ha deluso le attese. E le critiche non si sono fatte attendere: decisamente, “Sex and the City 2”, non si può definire un film “politically correct”.


Infatti ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti dove il film è ambientato, i diritti umani sono ancora sistematicamente violati e le donne vengono quotidianamente discriminate, picchiate e condannate con qualunque pretesto, comprese le violenze subite. Questa situazione è sostenuta da una mentalità maschilista irreprensibile che prevede spesso la condanna, la prigionia per adulterio e la successiva fustigazione, solo per aver denunciato un abuso.

Di contro, in assoluto contrasto con una realtà che sacrifica libertà e dignità femminile, le quattro donzelle newyorkesi durante tutta la pellicola ostentano il loro caratteristico stile di vita incentrato sul lusso e sull’emancipazione femminile. E come ulteriore prova di quanto tutto ciò stoni nel contesto di Abu Dhabi, basta pensare che un marito ha il diritto di legare e picchiare la moglie, che una donna ha bisogno di avere il permesso di un uomo (marito, padre o altro) per lasciare la casa e che nel caso di violenza sessuale, potrebbe essere (e lo è quasi sempre) accusata di istigazione.

Diventa quindi ovvio che sorseggiare un “Cosmopolitan” a bordo piscina, indossare mise succinte e provocanti, flirtare con uomini sconosciuti, come accade praticamente in tutto il film, sono atteggiamenti inammissibili secondo le leggi locali in quanto ritenuti immorali. E dopo i permessi rifiutati dalle autorità del posto per girare alcune delle scene all’interno della città, costringendo la troupe a ricostruire parte del set in Marocco, il film non sarà nemmeno proiettato in tutto il territorio degli Emirati Arabi Uniti, perchè censurato dal National Media Council (NMC), che detiene la responsabilità di giudicare e decidere se diffondere o meno le pellicole occidentali in uscita.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: è giusto, attraverso un film, promulgare l’errata idea che un paese sia progressista, amichevole e aperto ai turisti –donne incluse - quando invece, cela una realtà cruda e drammatica? 
Tag:  Sex and the City 2, Abu Dhabi, dignità femminile, violazione dei diritti umani

Commenti

02-03-2012 - 19:41:23 - Silvana
Io l'ho trovato semplicemente bello...e sono stanca di leggere in ogni cosa bella brutta che sia...sempre un riferimento politico...godetevi il film punto e basta..ciao
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